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Oltre 20 Stati fanno causa all’amministrazione Trump: “Ha indebolito la legge federale sulle specie in via d’estinzione”

I procuratori generali di 20 Stati e di Washington DC contestano le nuove norme sull'Endangered Species Act, che dal 1973 protegge animali come il condor della California, l'orso grizzly e l'aquila testa bianca. Nel mirino le disposizioni che, secondo i ricorrenti, favorirebbero trivellazioni, attività minerarie e progetti edilizi nelle aree sensibili.
Oltre 20 Stati fanno causa all’amministrazione Trump: “Ha indebolito la legge federale sulle specie in via d’estinzione”
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Venti Stati americani hanno fatto causa all’amministrazione Trump per aver indebolito l’Endangered Species Act, storica legge federale del 1973 sulle specie in via d’estinzione, a cui si deve il merito di aver protetto una vasta varietà di animali come il condor della California, l’orso grizzly, la balena megattera e, soprattutto, l’aquila testa bianca, uno dei simboli degli Stati Uniti che appare, per esempio, sul retro della banconota da un dollaro.

Le cause, intentate dai procuratori generali di 20 Stati e di Washington DC, hanno ad oggetto un gruppo di norme dell’amministrazione Trump che renderebbe più facile per imprenditori edili, società del settore dei combustibili fossili e altri soggetti operare in zone sensibili da cui, a detta degli ambientalisti, gli interessi commerciali dovrebbero rimanere esclusi. In particolare, in una delle controversie si denuncia la restrizione del campo di applicazione della definizione giuridica di “danno” contenuta nella legge del 1973, che permetterebbe così di procedere liberamente a trivellazioni petrolifere, estrazioni minerarie e altre attività simili purché non siano “dirette immediatamente e intenzionalmente” contro animali specifici, anche se ne causano lesioni o la morte.

Altre due norme del pacchetto trumpiano sono poi oggetto di contenzioso: una che elimina le tutele per le specie a rischio a meno che una specifica agenzia del Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti, la US Fish and Wildlife Service, non disponga misure specifiche di tutela per ciascuna specie; l’altra che impone al governo, nel caso voglia dichiarare alcune aree “habitat critici”, di prendere prima in considerazione le obiezioni avanzate dalle imprese.

“L’approccio di questa amministrazione nei confronti del nostro territorio e delle nostre acque è quello di chi vuole sfruttarlo, non amministrarlo responsabilmente”, ha dichiarato il procuratore generale di Washington, Nick Brown. Il Dipartimento degli Interni, per bocca di un suo portavoce, risponde sostenendo un’eccessiva applicazione della norma federale in questione, che va “oltre i limiti dell’autorità concessa dal Congresso”. Per il segretario degli Interni Doug Burgum, questa legge è stata “strumentalizzata per bloccare una miriade di progetti, indebolendo la competitività, minando la sicurezza nazionale e danneggiando le tasche degli americani”.

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