Troppi reati tra le mura domestiche dopo la guerra, Mosca: “Via il bonus ai veterani che compiono violenze in famiglia”
Troppi reati commessi tra le mura domestiche dai reduci della guerra in Ucraina. Così, in Russia, il ministero della Difesa ha deciso di punire i soldati, togliendo loro una parte del bonus che gli viene concesso al momento dell’arruolamento a contratto. Si tratta di una proposta normativa, pubblicata sul portale dedicato. Il testo fa riferimento alle “norme per l’erogazione di un pagamento una tantum in contanti al personale militare in servizio a contratto nelle Forze Armate della Federazione Russa, approvate con il Decreto del Governo della Federazione Russa del 9 dicembre 2022 n. 2278”.
La novità è questa: “Qualora un tribunale dichiari un militare colpevole di aver commesso un reato ai sensi del Codice penale della Federazione Russa, per il quale è stata emessa una sentenza di colpevolezza che impone una pena diversa dalla reclusione, e il militare non sia stato congedato dal servizio militare, il pagamento una tantum in contanti a lui corrisposto è soggetto a recupero (rimborso) in un importo calcolato in proporzione al tempo (in mesi interi) rimanente fino alla fine del contratto”. A dare la notizia per primo è stato il media indipendente Vertska sul suo canale Telegram, a seguire l’argomento è stato rilanciato dai media internazionali, come l’agenzia Reuters.
Il tema del veterano che, rientrato da un conflitto, porta a casa la guerra stessa compiendo crimini di varia natura, è stato ampiamente trattato dalla letteratura e dalla cinematografia americana, in special modo rispetto alla guerra in Vietnam. Quel che accade in Russia al rientro dei veterani che hanno combattuto in Ucraina dopo la decisione del Cremlino di avviare l’invasione nel febbraio 2022 non ha altrettanta diffusione – non ci sono statistiche ufficiali sui numeri che riguardano episodi di violenza in famiglia commessi da militari – ma la misura proposta dal ministero della Difesa fa intuire che la questione esiste e bisogna trovare un rimedio.
Nel febbraio 2026 un dossier su questo argomento è stato elaborato grazie ad approfondimenti giornalistici firmati da Novaya Gazeta e Cesar, gruppo di studio indipendente che analizza l’evoluzione della società nella Russia contemporanea. Il titolo: “La guerra torna a casa: come i veterani stanno alimentando un’ondata di crimini violenti in Russia”. Secondo questo studio, dal 2022 sono stati condannati per vari reati circa 8.000 militari, tra arruolati a contratto, soldati mobilitati e affiliati al gruppo Wagner; in questo caso il riferimento è ai primi anni di guerra, quando la milizia fondata da Evgenij Viktorovič Prigožin, il “cuoco di Putin”, era stata mandata al fronte e non aveva ancora vissuto lo smembramento dopo la rivolta decisa dal suo capo.
Su 8.000 soldati arrestati per vari reati e finiti in tribunale, 7.000 erano veterani dell’Ucraina. Si tratta di un crescendo: nel 2022 i casi erano stati 350; l’anno successivo, 2.500; nel 2024 si è arrivati a 4.700 casi. Nel 2025 si parla di 1.100 condanne, ma il conteggio deve essere aggiornato. Secondo gli analisti c’è poi un altro aspetto: “Un terzo dei veterani di guerra ucraini riceve pene più miti rispetto ai civili senza esperienza bellica”. Spesso, i magistrati preferiscono ricorrere a pene alternative al carcere come lavori di rieducazione o multe. Ed è proprio a questo aspetto che si riaggancia la proposta del Ministero della Difesa.
Al soldato russo che firma per servire sul fronte ucraino per un anno, viene offerto un bonus una tantum di 400.000 rubli, circa 4.700 dollari. In termini economici non è uno sforzo da poco per la Federazione; la Reuters ritiene che i pagamenti una tantum possono raggiungere alcuni milioni di rubli per soldato, a seconda della regione, calcolando anche lo stipendio mensile. Alexey Tabalov, attivista per i diritti umani responsabile del gruppo a difesa dei militari “La scuola dei coscritti”, ha dichiarato a Verstka che la proposta di mettere le mani sul bonus potrebbe essere pure un tentativo per far rientrare in cassa una parte del denaro devoluto a chi parte per la guerra. La versione ufficiale ha indicato la proposta di legge come una misura per “aumentare la motivazione dei militari a rispettare la legge russa” e prevenire i crimini “alla luce dell’esperienza dell’operazione militare speciale”.