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OpenAI risolve uno dei “problemi del Millennio”, ma due matematici accusano: “Hanno usato il nostro lavoro”

Si tratta delle equazioni di Navier-Stokes. OpenAI ha impiegato 10mila agenti con costi di calcolo pari a milioni di dollari. Il matematico Buckmaster rivendica due mesi di lavoro insieme a Levent Alpöge, che lavora per Anthropic. L'azienda californiana dice di non aver usato i loro prompt
OpenAI risolve uno dei “problemi del Millennio”, ma due matematici accusano: “Hanno usato il nostro lavoro”
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OpenAI annuncia di aver risolto uno dei sette “Problemi del Millennio”, le equazioni di Navier-Stokes. Ma sull’origine della storica conquista matematica si apre subito una disputa. Due matematici che da circa un anno lavoravano alla dimostrazione sostengono infatti che l’azienda di ChatGpt abbia iniziato a occuparsi del problema solo dopo essere venuta a conoscenza dei loro progressi. E sollevano il dubbio che l’intelligenza artificiale abbia avuto accesso alle loro sessioni di lavoro. L’azienda nega.

I due ricercatori sono Tristan Buckmaster, matematico della New York University, e Levent Alpöge, che lavora per Anthropic. Da circa un anno stavano collaborando alla soluzione di Navier-Stokes, un problema così complesso da essere appunto inserito nel 2000 dal Clay Mathematics Institute nell’elenco dei sette “Problemi del Millennio”, per la soluzione dei quali è previsto un premio da un milione di dollari. A 26 anni dalla pubblicazione dell’elenco, ne è stato risolto soltanto uno.

Le equazioni di Navier-Stokes descrivono il movimento di fluidi come aria e acqua e hanno applicazioni nella progettazione degli aeromobili, nelle previsioni meteorologiche, nello studio del flusso sanguigno e nell’analisi della diffusione degli inquinanti. Proprio per la difficoltà della dimostrazione, la soluzione è considerata uno dei grandi traguardi ancora aperti della matematica. Per Buckmaster e Alpoge la svolta arriva tra il 15 e il 22 agosto, dopo circa un anno di lavoro. Poi, all’inizio di settembre, iniziano a circolare nell’ambiente tech e accademico voci sui progressi dei due ricercatori e di Anthropic. Secondo la ricostruzione di Buckmaster, contemporaneamente emergono informazioni sul fatto che notizie relative al loro lavoro sarebbero arrivate a OpenAI.

È qui che nasce il sospetto. Nella dichiarazione pubblicata insieme ai suoi articoli, Buckmaster sostiene che OpenAI abbia affrontato il problema soltanto dopo che le informazioni sulla ricerca sua e di Alpoge si erano diffuse. “Quasi nessun altro di mia conoscenza ci stava lavorando”, afferma il matematico, sottolineando quanto fossero specifiche e originali le scelte compiute dai due ricercatori: “Non è la direzione a cui si arriva in pochi giorni semplicemente fornendo a un modello la formulazione del problema”. Buckmaster racconta di aver quindi chiesto direttamente a colleghi che lavorano per OpenAI quando fosse stato inviato il primo prompt relativo a Navier-Stokes. “Alla fine è stato ammesso che era stato inviato nei giorni precedenti, dopo che le informazioni sul nostro lavoro avevano raggiunto OpenAI”, scrive. A quel punto il matematico ha posto una seconda domanda: se il modello fosse stato addestrato sulle loro sessioni di lavoro in Codex, o avesse avuto accesso a quelle sessioni, dal momento che per tutta la durata del progetto lui e Alpoge avevano inserito lì le loro bozze. “Mi è stato detto che il modello non consulta i dati degli utenti. Ho chiesto di nuovo, nello specifico riguardo all’addestramento, e non ho ottenuto risposta”.

Non è ancora chiaro se effettivamente OpenAI abbia utilizzato i dati raccolti dai due studiosi ed è lo stesso Buckmaster ad affermarlo. “Se davvero un modello di OpenAI ha colmato il divario su Navier-Stokes, – continua – si tratta di un traguardo notevole che dovrebbe essere proclamato a gran voce da loro, ma mantenendo intatta la storia dell’evoluzione dei fatti”. Il team di OpenAI ha negato di aver avuto accesso al lavoro dei due matematici e ha spiegato di aver iniziato a fine agosto ad addestrare un nuovo modello più capace di qualsiasi altro prodotto rilasciato pubblicamente. Proprio sul problema Navier-Stokes, il sistema di intelligenza artificiale ha riversato un’immensa quantità di potenza di calcolo. In un primo momento, il modello di IA californiano ha risolto una versione semplificata del quesito in 50 ore utilizzando mille agenti IA. Per risolvere le equazioni nella loro forma completa, gli informatici dell’azienda hanno dovuto incrementare la potenza di calcolo, mettendo al lavoro 10mila sistemi software che sono in grado di prendere decisioni in autonomia e compiere azioni concrete per raggiungere l’obiettivo assegnato. Secondo il resoconto di OpenAI, gli agenti hanno raggiunto una soluzione sabato, circa 88 ore dopo l’avvio del progetto. Mark Chen, responsabile della ricerca di OpenAI, ha spiegato che i costi di calcolo ammontavano a “milioni di dollari”, ossia circa mille volte quanto l’azienda ha speso per risultati matematici precedenti.

La controversia, però, va oltre la singola dimostrazione. Il matematico Roberto Natalini, direttore dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo del Cnr, mette in guardia dal rischio che la capacità dei modelli di IA di attingere alla produzione scientifica esistente finisca per modificare il modo stesso in cui i ricercatori condividono il proprio lavoro. “Dal momento che l’IA si nutre di quanto è già stato prodotto, i ricercatori potrebbero smettere di divulgare le loro intuizioni prima della pubblicazione finale per paura che vengano rubate dalle IA, chiudendosi alla condivisione che invece è fondamentale”.

I risultati ottenuti da OpenAI su Navier-Stokes saranno pubblicati, revisionati e sottoposti a un periodo di valutazione prima che il premio possa essere assegnato, anche se l’azienda californiana ha dichiarato di non volerlo reclamare.

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