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Ilva, la metamorfosi di Sbarra: il sottosegretario (ex leader della Cisl) al tavolo con i sindacati

Chissà se sarà stato d'accordo con il suo collega di governo Mantovano sul futuro assicurato, oppure con il segretario della Fim-Cisl che ha accusato l'esecutivo di fare scaricabarile e ha minacciato lo sciopero
Ilva, la metamorfosi di Sbarra: il sottosegretario (ex leader della Cisl) al tavolo con i sindacati
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La più grande e spinosa vertenza dell’industria italiana, un bubbone di controsensi e posizioni invertite nel corso degli anni, ribaltoni e colpi di scena, ne ha vissuto un altro, piccolo piccolo ma significativo, durante l’ultimo tavolo tra governo e sindacati. L’Ilva è sull’orlo del precipizio e il tempo per salvarla stringe. Così l’esecutivo continua ad allargare gli incontri e sta pensando a un tavolo “omnibus”, con sempre più persone coinvolte da un lato e dall’altro.

E alla fine, a suon di nuove facce sedute nella Sala Verde di Palazzo Chigi, è accaduto anche che nella delegazione dell’esecutivo ci finisse il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud. Scelta ragionevole, visto che il braccio destro di Giorgia Meloni, Alfredo Mantovano, continua a insistere per un rilancio di Taranto che veda l’Ilva al centro di un nuovo sistema industriale diversificato, con investimenti finora sulla carta. A far strano, però, è che l’uomo che ha quella delega vasta, comprendente anche un occhio per gli investimenti nel Mezzogiorno e quindi coinvoltissimo nella vicenda Ilva, sia Luigi Sbarra, ex segretario generale della Cisl.

Così, mentre da un lato del tavolo si accomodavano Michele De Palma (Fiom-Cgil), Davide Sperti (Uilm) e Ferdinando Uliano (Fim-Cisl) dall’altro c’era lui. L’ex sindacalista si è quindi seduto su una poltrona di Palazzo Chigi di fronte ai rappresentanti dei lavoratori, lì dove si posizionava un tempo. La metamorfosi, iniziata con la linea morbida nei confronti del governo Meloni, era apparsa chiarissima quando, poco più di un anno fa, al congresso che ha eletto la sua successora Daniela Fumarola, per inciso tarantina e avvezza a chiacchierare con i potenti di Ilva durante la gestione Riva, Sbarra non aveva lesinato baci&abbracci, sorrisini e complimenti alla presidente del Consiglio, incensandone l’operato. Qualche mese dopo, puntuale, era arrivata la nomina voluta direttamente da Meloni.

Ora, la sua presenza al tavolo con i sindacati. Chissà se avrà risvegliato qualche vecchio pensiero sulla gestione di Ilva, sulle soluzioni da mettere in campo per tutelare i lavoratori e dare una prospettiva industriale all’acciaieria. Chissà, insomma, se Sbarra sarà stato d’accordo con le rassicurazioni del suo collega Mantovano su tutta la linea – futuro green assicurato, tutela occupazionale garantita – oppure se si sarà sentito più vicino al vocabolario del suo ex collega di sindacato, Ferdinando Uliano: “Noi vediamo il gioco dello scaricabarile. Per noi il governo deve prendere delle decisioni chiare oggi – aveva accusato entrando a Palazzo Chigi – È inaccettabile che si predispongano tutti gli interventi necessari per chiuderla. Siamo disposti fin da subito a mettere in campo iniziative di sciopero”.

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