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In pensione a 64 anni con il Tfr? La proposta della Lega taglia l’assegno di oltre il 10%. Cgil: “Folle”. Pd e M5s: “Tradimento, mani in tasca ai lavoratori”

Per chi ha uno stipendio annuo di 50mila euro l'assegno sarebbe più basso di 261 euro al mese, che diventano 365 per chi ne guadagna 70mila. Castellone: "Quelli che promettevano di voler 'abolire la Fornero' oggi dicono ai lavoratori: se volete andare in pensione prima, pagate di tasca vostra"
In pensione a 64 anni con il Tfr? La proposta della Lega taglia l’assegno di oltre il 10%. Cgil: “Folle”. Pd e M5s: “Tradimento, mani in tasca ai lavoratori”
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La proposta della Lega – via Claudio Durigon con il placet di Matteo Salvini – di utilizzare il Tfr per consentire il pensionamento a 64 anni anche ai lavoratori oggi nel sistema misto rischia di tradursi in un anticipo pagato in larga parte dagli stessi lavoratori. Il ricalcolo interamente contributivo necessario per accedere alla misura può infatti comportare una riduzione dell’assegno fino al 10,6%, secondo una simulazione dell’Osservatorio previdenza della Cgil, che boccia senza appello il nuovo tentativo di offrire “flessibilità” scaricando i costi sui diretti interessati. “Una proposta già avanzata lo scorso anno e che per la Cgil è sbagliata e, alla prova dei numeri, addirittura folle“, dice il sindacato. “Il punto da chiarire è semplice: il Tfr è delle lavoratrici e dei lavoratori ed è salario differito. Non sono risorse del governo e non sono risorse pubbliche con cui finanziare una riforma delle pensioni”, sottolinea Lara Ghiglione, segretaria confederale.

Anche Pd e M5s vanno all’attacco: per il capogruppo dem in commissione Lavoro alla Camera Arturo Scotto “siamo davanti al più grande dei tradimenti messi in campo dalla Lega e da tutto il centrodestra. Anziché sostenere il potere d’acquisto dei più deboli, con il ricalcolo immaginato per la manovra di bilancio mettono le mani in tasca ai pensionati”. Sulla stessa linea la senatrice M5S e vicepresidente del Senato, Mariolina Castellone: “Quelli che promettevano di voler ‘abolire la Fornero’ oggi dicono ai lavoratori: se volete andare in pensione prima, pagate di tasca vostra, sacrificando anche il vostro Tfr che è salario differito. Altro che flessibilità, significa scaricare sulle lavoratrici e sui lavoratori il costo delle scelte sbagliate del Governo”.

Il governo ha alzato la soglia di reddito da raggiungere per uscire dal lavoro

“Il primo dato da cui partire – spiega Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali della Cgil nazionale – è quanto sia diventato progressivamente più difficile raggiungere il requisito economico necessario per andare in pensione anticipata nel sistema contributivo”. Nel 2022 per accedere al pensionamento a 64 anni era necessario maturare una pensione pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale, 1.310,68 euro mensili. Nel 2026 per decisione del governo la soglia ordinaria è salita a tre volte l’assegno sociale, pari a 1.638,72 euro mensili. Dal 2030 è previsto il passaggio a 3,2 volte l’assegno sociale e, nella simulazione realizzata dall’Osservatorio Cgil, la soglia viene stimata in 1.818,94 euro mensili. “Per raggiungere questa cifra, servirebbe un montante contributivo in più pari a 83.851 euro, che equivale a una maggiore retribuzione di quasi 254.000 euro”. Nel 2030, secondo la simulazione, la soglia si alza fino a 508 euro e il montante necessario in più salirebbe a 129.863 euro, pari a una maggior retribuzione per quasi 394.000 euro.

“Ora si propone ai lavoratori di utilizzare il proprio Tfr per superare quella barriera”

“Ed è qui – sottolinea Cigna – che emerge l’assurdità della proposta: prima si alza la soglia che le lavoratrici e i lavoratori devono raggiungere per poter andare in pensione e poi si propone loro di utilizzare il proprio Tfr per superare quella stessa barriera”. Per verificarne concretamente la praticabilità della proposta, l’Osservatorio previdenza della Cgil ha assunto come riferimento l’ultima retribuzione media annua comunicata dall’Inps per il 2024 per dipendenti del settore privato, esclusi il settore agricolo e il lavoro domestico: 24.486 euro lordi annui (27.967 per gli uomini e 19.833 per le donne). Ecco: con stipendi di quel livello, l’utilizzo del Tfr “non risolve il problema proprio per le lavoratrici e i lavoratori che avrebbero maggiore necessità di poter anticipare il pensionamento”. Con una retribuzione annua di 30mila euro e 30 anni di contribuzione, ad esempio, la pensione simulata a 64 anni è di circa 1.110 euro mensili, molto lontana dai 1.638,72 euro richiesti nel 2026. Anche aggiungendo il Tfr stimato, il montante complessivo rimarrebbe “insufficiente” a raggiungere la soglia, avverte la Cgil.

E l’assegno cala

C’è poi il secondo problema, quello dell’importo dell’assegno. Per accedere all’uscita a 64 anni il lavoratore che aveva meno di 18 anni di contributi al 31/12/1995 e a cui quindi si applica il calcolo retributivo per le quote maturate fino al 31 dicembre 1995 e il contributivo per i periodi lavorati dal 1° gennaio 1996 in poi dovrebbe rinunciare al calcolo misto e accettare il ricalcolo contributivo. E la differenza può essere consistente. Con 40 anni di contribuzione e una retribuzione annua di 35mila euro, la pensione calcolata con il sistema misto sarebbe di circa 1.726 euro mensili. Con il ricalcolo interamente contributivo scenderebbe a circa 1.543 euro, oltre 182 euro in meno ogni mese: una riduzione del 10,6%. La perdita cresce al crescere della retribuzione: con uno stipendio annuo di 50mila euro sarebbe di circa 261 euro al mese, mentre con 70mila euro supererebbe i 365 euro. Considerando la speranza di vita residua media a 64 anni, la Cgil stima una perdita cumulata di circa 52.500 euro per il reddito da 35mila euro, di 75mila euro per quello da 50mila e oltre 105mila euro per quello da 70mila. Per le donne, che hanno una maggiore speranza di vita, la perdita complessiva può risultare ancora più elevata.

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