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Effetto Sassonia: nell’anno delle elezioni le destre identitarie puntano a “sfondare” dalla Francia alla Spagna, fino alla Svezia

Dai test chiave di settembre in Germania fino alle presidenziali francesi e al voto politico a Madrid nel 2027, i sondaggi registrano il forte logoramento delle coalizioni moderate e l'ascesa delle forze euroscettiche
Effetto Sassonia: nell’anno delle elezioni le destre identitarie puntano a “sfondare” dalla Francia alla Spagna, fino alla Svezia
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La Sassonia-Anhalt, dove il candidato dell’ultradestra Ulrich Siegmund dell’AfD ha vinto le elezioni con il 44%, potrebbe essere solo il primo passo di un’avanzata delle ultradestre in Europa. Un’avanzata che potrebbe continuare innanzitutto in Germania. Il 20 settembre andranno alle urne i Länder di Berlino e Meclemburgo-Pomerania.

In Meclemburgo, Land dell’ex Germania Est che condivide lo stesso tessuto sociale ed economico che gli ha spianato la strada in Sassonia-Anhalt, secondo gli ultimi sondaggi AfD è in testa attorno al 28%, con la Spd staccata di pochi punti. Se il trend venisse confermato, per il governo diventerebbe impossibile etichettare il voto di inizio settembre come un exploit isolato. Una nuova affermazione della destra radicale aggraverebbe la fragilità della coalizione moderata a Berlino, alimentando le richieste interne alla Cdu di un cambio al vertice per sfidare la linea del cancelliere Merz, già finito sotto osservazione dopo il voto di domenica

A Berlino la partita è aperta, con Die Linke che per le intenzioni di voto è in testa al 19,8%, seguita dalla Cdu al 19,6% e AfD al 17,9%. La capitale è l’esatto opposto sociologico rispetto alle regioni orientali profonde: è storicamente progressista, multi-culturale e frammentata. L’esito delle urne pemertterà di capire se l’onda d’urto populista sia in grado di penetrare anche nelle grandi aree metropolitane dell’Ovest.

Fuori della Germania, il primo paese ad andare a votare sarà il 13 settembre la Svezia. Le elezioni per il rinnovo del Riksdag vedono i Socialdemocratici di Magdalena Andersson in testa nei sondaggi, insidiati direttamente dalla destra radicale dei Democratici Svedesi. Un risultato importante di questi ultimi potrebbe spostare stabilmente l’asse dell’esecutivo di Stoccolma verso posizioni marcatamente identitarie e restrittive sull’immigrazione.

Il 25 ottobre sarà la volta della Bulgaria. Dopo le elezioni parlamentari anticipate del 19 aprile — che hanno visto il trionfo politico di Rumen Radev e della sua coalizione Bulgaria Progressista —, il Paese tornerà alle urne a fine ottobre per eleggere il nuovo Capo dello Stato. Tra il 2021 e l’inizio del 2026 il Paese ha affrontato 8 elezioni parlamentari. Questo blocco causato da veti incrociati, scandali di corruzione endemica e il crollo di tre esecutivi di breve durata, ha logorato la fiducia dei cittadini nei partiti tradizionali europeisti (come il Gerb e l’alleanza Pp-Db), creando il terreno ideale per un forte voto di protesta ed euroscettico. In questo contesto il partito ultranazionalista e filorusso Vazrazhdane, guidato da Kostadin Kostadinov, ha capitalizzato per anni la rabbia degli elettori contro l’establishment.

Nel 2027 sarà la volta dei grandi paesi. Il 18 aprile la Francia sarà chiamata alla vera prova del nove per gli equilibri europei, con Marine Le Pen e il Rassemblement National, dati al primo turno tra il 33% e il 35,5%, pronti a capitalizzare il malcontento post-Macron: l’ex premier Édouard Philippe (partito Horizons) è il candidato centrista meglio posizionato con percentuali stimate tra il 14,5% e il 16,5% (dati che salirebbero fino al 19-22% se rimanesse l’unico candidato dell’area centrista). L’altro ex premier macronista, Gabriel Attal, arranca invece tra il 7,5% e l’8,5%. A sinistra il leader di La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, frena fermandosi intorno al 14% – 15%, tallonato a distanza da Raphaël Glucksmann, cofondatore di Place Publique.

In Grecia, il quadro politico in vista delle prossime elezioni parlamentari – confermate dal premier Kyriakos Mitsotakis per la primavera del 2027 – sta subendo una polarizzazione speculare a quella del resto d’Europa. La destra di governo di Nea Dimokratia (ND) è in forte calo – è data al 29,1% (-11,5% rispetto alle ultime politiche) – rispetto alla maggioranza assoluta ottenuta nel 2023, mentre crescono al galoppo sia la nuova sinistra radicale ELAS al 15,5% che la destra nazionalista ed euroscettica di Ellinikí Lýsi, al 9,4%.

Entro il 22 agosto tornerà alle urne la Spagna. I sondaggi pubblicati oggi (tra cui i barometri nazionali degli istituti 40dB per El País, NC Report e GAD3) evidenziano la possibilità di un terremoto politico: per la prima volta dall’inizio della legislatura, complice anche la crisi migratoria di Ceuta, il blocco di destra formato da Partido Popular (PP) e dall’ultradestra di Vox ha superato la soglia psicologica del 50% delle intenzioni di voto nazionali. Nelle proiezioni dei seggi alla Camera, questo dato si tradurrebbe in una maggioranza assoluta schiacciante: ben oltre i 176 seggi richiesti per governare.

Nell’autunno del 2027, infine, toccherà alla Polonia. dove il governo europeista di Donald Tusk affronta il logoramento interno contro l’opposizione del PiS (Diritto e Giustizia), alleato europeo di Fratelli d’Italia nell’Ecr. Le ultime rilevazioni sulle intenzioni di voto vedono Koalicja Obywatelska di Tusk al 33,34% e Prawo i Sprawiedliwość (PiS) al 22,23%.

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