L’Italia più bella che c’è, un viaggio tra le eccellenze del nostro Paese che forse sfugge ai dirigenti Rai
Non so se i dirigenti Rai che, tra mille polemiche, si apprestano a creare il nuovo canale dedicato alla celebrazione identitaria delle eccellenze dei territori della nazione ne sono al corrente. Ma un cosa simile e piuttosto ben fatta c’è già. Si trova su La7.it dal 12 luglio ogni domenica, rilasciata alle 14.30 e il titolo non lascia dubbi sull’intento e l’atteggiamento celebrativo: L’Italia più bella che c’è.
Domenica prossima c’è l’ultima puntata di questa seconda stagione ed è dedicata a Lucca. La cosa mi ha incuriosito per un motivo. Di solito queste rappresentazioni televisive di una città o un territorio trovano, insieme a molti consensi da parte di chi vive in quei luoghi o li conosce bene, alcune riserve circa le selezione che gli autori hanno operato per descriverli. Insomma si comincia a dire: manca questo, manca quello, perché avete scelto quell’altro, c’era una cosa più importante che avete trascurato.
Poiché frequento assiduamente Lucca da qualche anno per motivi professionali (sono tra gli organizzatori del Festival della sintesi – una bella manifestazione, credetemi, arrivata alla decima edizione) e ho vissuto la città per vari periodi in questi anni, stringendo relazioni istituzionali ma anche di amicizia, mi sono messo a guardare la puntata con un occhio particolare che mi pareva interessante. Non quello del residente con tutti i suoi puntigli, le sue necessità e le sue idiosincrasie, ma quello di chi pensa di conoscerla un po’ e ha l’occasione di verificare se il programma televisivo ha colto le stesse impressioni, le stesse atmosfere, le stesse – cosiddette e ormai inevitabili in ogni discorso – “eccellenze”.
La prima cosa che colpisce ne L’Italia più bella che c’è è la selezione radicale: non uno sguardo dall’alto, un viaggio panoramico, ma 4-5 cose che si ritengono fondamentali. Sceglierne 4 o 5 significa escluderne del tutto molte altre, scontentare un sacco di persone, affermare con decisione un punto di vista, ma è un atto di coraggio. Per quel che riguarda Lucca io sono d’accordo con Stefano Bini, autore e conduttore. Tanto spazio a Lucca comics che in una città con centinaia di manifestazioni culturali si mangia per fama, impatto e presenze tutte le altre (mannaggia…). Soprattutto tanto spazio alle mura, perché di chiese, piazze, palazzi meravigliosi l’Italia è piena, ma un giro di mura come quelle di Lucca, non da ammirare da lontano ma da vivere in passeggiata, in bicicletta, ai bar che la punteggiano, non ce n’è un altro in tutta Europa.
Significativa anche come piatto tipico la cipollata Caterina e la sua nobile storia, anche se il mio oste preferito è un altro. A parte gli scherzi, con questa scelta di pochi punti ma ben approfonditi da protagonisti ed esperti competenti ma mai saccenti e neppure folkloristici (tanto per ricordare i due pericoli opposti in cui si cade spesso in queste operazioni), si fa un bel servizio alla città e al pubblico, forse addirittura un servizio pubblico.