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Guerre, crisi e Costituzione: è il momento di scegliere da che parte stare

I popoli non vogliono le guerre, non vogliono vedere morire la natura, vogliono vivere. Solo un patto di un nuovo umanesimo potrà salvarci. Cominciamo dalla nostra Costituzione
Guerre, crisi e Costituzione: è il momento di scegliere da che parte stare
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Non possiamo assistere indifferenti per non esserne in qualche modo conniventi, se non addirittura complici, al declino sempre più rapido dell’umanità. I nodi purtroppo stanno venendo tutti al pettine e rischiamo di farci soffocare come un cappio alla gola.

Il primo punto, quello più tragico, le guerre. Sul genocidio del popolo palestinese si è avuta una enorme mobilitazione internazionale dei popoli che non deve scemare assolutamente, perché si tratta della madre di tutte le battaglie dei popoli oppressi contro gli oppressori. Invece purtroppo si registra un livello piuttosto basso di mobilitazione della gente, con riferimento alla guerra con l’Iran, con tutte le conseguenze sull’economia e l’ambiente, ma soprattutto con riguardo al conflitto, che sta per entrare nel quinto anno, in Ucraina che può deflagrare in un momento all’altro in una guerra in tutto il vecchio continente. Ormai siamo ad un piccolo passo da un incidente che possa far scoppiare una guerra tra Nato e Russia.

Non possiamo rimanere fermi di fronte a questo pericolo incombente. Ci vuole una grande mobilitazione popolare prima che sia troppo tardi. I governi hanno scelto le armi e la guerra, perché sono complici di questo contesto. Origine, causa ed effetto di guerre, cambiamenti climatici, disuguaglianze, migrazioni, è il fallimento più profondo del modello economico che ci hanno inoculato per anni come progetto per progresso, sviluppo, ricchezza, benessere e felicità. È il fallimento del capitalismo trasformatosi poi in liberismo. Un modello tutto fondato sul denaro da idolatrare, sul profitto fine a se stesso, sul capitale prevalente sui lavoratori, sulla sopraffazione, l’imperialismo, la legge del più forte, l’io vincente sul noi, i più deboli come scarti da abbandonare nelle discariche sociali, un modello dove l’odio e la violenza diventano condimento necessario per consumare la realizzazione di un progetto che punta a saccheggiare, depredare, dominare, distruggere, in un assetto verticistico e piramidale della società. Ognuno di noi scelga da che parte stare.

Io l’ho fatto da sempre, come altri, facciamolo insieme, in tanti. Uniamoci per costruire un modello e un progetto alternativo, che sia rassicurante e concreto, visionario e realizzabile, un nuovo umanesimo che veda nei principi di giustizia, libertà, uguaglianza e fratellanza il filo che lega. Non un cappio che soffoca, ma un filo che riannoda il rapporto ormai lacerato tra natura ed essere umano. Uniamoci, il programma lo abbiamo già, l’attuazione della Costituzione.

In quel testo, così tradito dalla classe dirigente del nostro Paese, c’è tutto. Ed abbiamo dimostrato come si attua la Costituzione, dove è scritto come agire, come scegliere la pace e ripudiare la guerra, come difendere ambiente e natura, come garantire il lavoro, quali sono i diritti, come essere tutti uguali in una società in cui il fondamento possa essere la giustizia sociale. È indicato il modello economico da adottare per sconfiggere il neoliberismo. Tocca a noi, al popolo sovrano, cacciare i traditori, rimuovere gli ostacoli, attuare la Costituzione con i fatti e potremo così avere più giustizia, più libertà, più uguaglianza, più solidarietà, più benessere, più umanità.

La strada per per una società più giusta passa attraverso una rottura del sistema, non bisogna avere paura, staremo tutti meglio e soprattutto questa lotta va fatta per le future generazioni. Però per farla bisogna essere fuori dal sistema, si devono mettere in campo valori forti, unire le persone e mettercela tutta. Potremo scrivere una storia diversa, un altro futuro, che non sia fatto di guerre, barbarie, distruzione ambientale, disuguaglianze, ingiustizie. Ma se pensiamo che questo cambiamento possa venire da chi è stato responsabile di tutto questo, ossia da un sistema politico, economico ed istituzionale, con un livello culturale ed etico anche mediocre, vuol dire che vogliamo solo attendere il momento che il cappio stringa e che non ci sia più futuro per l’umanità.

Siamo ad un punto decisivo e tragico, una enorme crisi che può scatenare anche una profonda opportunità, quella di ribaltare il destino della storia che non possiamo affidare ai signori della morte e delle ingiustizie, a livello sia mondiale che nazionale. Bisogna provarci, costruire l’alternativa ad ogni livello, nella nostre città, nel nostro paese, nelle relazioni internazionali. I popoli non vogliono le guerre, non vogliono vedere morire la natura, vogliono vivere. Solo un patto di un nuovo umanesimo potrà salvarci. Cominciamo da noi, nelle nostre case, nei luoghi di lavoro, nelle strade e nelle piazze, in ogni posto possibile facciamo sentire il battito cardiaco della nostra Costituzione che sarà il nostro scudo, la nostra arma, il nostro programma.

Prepariamoci, ad una grande sfida, che ci riempie di responsabilità, ma anche di entusiasmo e passione, da fare con convinzione, determinazione e passione.

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