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Il gruppo cinese del fast fashion Shein si quota in Borsa: il debutto è deludente. Perde il 10%, poi recupera ma vale “solo” 26,5 miliardi

L’Ipo è arrivata in ritardo perché i piani dell’azienda di quotarsi a New York e Londra sono stati bloccati da controlli normativi e resistenze politiche. La valutazione è ben lontana dai quasi 100 miliardi raggiunti nel 2022
Il gruppo cinese del fast fashion Shein si quota in Borsa: il debutto è deludente. Perde il 10%, poi recupera ma vale “solo” 26,5 miliardi
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Debutto deludente il Borsa a Hong Kong per il colosso del fast fashion Shein che è arrivato a perdere fino al 10% dopo aver raccolto 1,7 miliardi di dollari con un’offerta pubblica iniziale (IPO) molto attesa. Alla fine della seduta il titolo è tornato ai livelli di partenza, a 48,50 dollari di Hong Kong, con un calo dello 0,12%, ma – secondo alcune interpretazioni – dopo pesanti interventi di alcuni operatori coinvolti in una quotazione problematica. L’Ipo infatti è arrivata tardi perché i piani dell’azienda di quotarsi a New York e Londra sono stati bloccati da controlli normativi e resistenze politiche: a quel punto la quotazione era stata dirottata su Hong Kong dopo il via libera a luglio da parte delle autorità cinesi.

L’operazione ha valutato il gruppo circa 26,5 miliardi di dollari, ben lontano dai quasi 100 miliardi raggiunti da Shein nel 2022, quando il gruppo era uno dei casi di maggiore successo della nuova fast fashion digitale. Poi negli Stati Uniti e in Europa sono cambiate le regole sulle importazioni di piccoli pacchi e le autorità hanno aumentato la pressione sulle pratiche del settore e sulla catena di approvvigionamento di Shein. A complicare ulteriormente il quadro la decisione della Francia che ha iniziato ad applicare un nuovo malus sul fast fashion: da 0,25 euro per alcuni capi fino a 12 euro per un cappotto, con un tetto destinato a salire a 19,50 euro dal 2030. Un ulteriore elemento di pressione su un modello di business già alle prese con un ambiente commerciale meno favorevole.

I conti mostrano il problema in modo netto. Secondo il Financial Times, l’utile netto di Shein è sceso da 3,4 miliardi di dollari nel 2024 a circa 2,06 miliardi nel 2025, mentre il primo trimestre del 2026 si è chiuso con una perdita di 99 milioni di dollari. La perdita è stata influenzata anche da effetti contabili legati alla valutazione delle azioni privilegiate convertibili. Anche il margine netto si è ridotto, passando dall’8,7% del 2024 al 4,9% del 2025.

Il punto centrale per gli investitori è la tenuta dell’economia su cui Shein ha costruito la propria espansione: una gamma enorme di prodotti a prezzi molto bassi, realizzati nella filiera cinese e spediti direttamente ai consumatori. La fine delle esenzioni doganali per i piccoli pacchi negli Stati Uniti e le nuove misure europee hanno reso quel meccanismo più costoso.

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