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Aeroporto di Napoli-Capodichino, tumori e sicurezza: perché serve Grazzanise

Le indagini epidemiologiche evidenziano una sovrapposizione millimetrica tra le mappe dei quartieri con il più alto tasso di cancro al polmone e quelle a massima concentrazione di biossidi di azoto e di kerosene combusto
Aeroporto di Napoli-Capodichino, tumori e sicurezza: perché serve Grazzanise
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Per l’Avvocatura dello Stato, secondo quanto riporta sui suoi canali social la giornalista Linda Maggiori, l’Italia è ufficialmente coinvolta in una ‘guerra mondiale a pezzi e ibrida’. Se infrastrutture civili come porti e aeroporti vengono considerate parte di un dispositivo strategico, diventa legittimo interrogarsi non solo sul ruolo concreto svolto dall’Italia nei conflitti internazionali ma anche su come affrontare al meglio la tutela delle città e delle popolazioni residenti.

I quartieri di Napoli che rientrano o confinano direttamente con il Sito di Interesse Nazionale (SIN) Napoli Porto e le aree limitrofe registrano i tassi di incidenza di tumore al polmone più elevati d’Italia, secondo quanto certificato dai dati storici e dai recenti aggiornamenti del Registro Tumori dell’Asl Napoli 1 Centro.

Le indagini epidemiologiche condotte da Società Scientifiche Internazionali come l’Isde Italia (Medici per l’Ambiente) all’interno del report “Cambiamo Aria” evidenziano una sovrapposizione millimetrica tra le mappe dei quartieri con il più alto tasso di cancro al polmone e quelle a massima concentrazione di biossidi di azoto (NO₂) e di kerosene combusto emesso principalmente dalle navi del porto e dall’aeroporto di Capodichino.

La loro sovrapposizione mostra una coincidenza geografica che non può essere ignorata e che richiede un approfondimento scientifico urgente. Attribuire l’eccesso di incidenza di tumori nel quartiere al solo tabagismo come asserisce Asl 1 è contrario ad ogni logica non solo scientifica.

In base ai dati di tabagismo presentati dalla Asl per il quartiere di S Pietro a Patierno (circa 25mila residenti), vengono fumate non più di 58 milioni di sigarette/anno, laddove nessuno ormai contesta l’eccezionale combustione ad altezza d’uomo in decollo e atterraggio attribuibile all’eccessivo sviluppo di Capodichino nella stessa zona pari a non meno di 365 milioni di litri di kerosene combusto l’anno, oltre all’eccezionale sovraccarico di rumore e di traffico veicolare indotto che ha determinato negli ultimi anni il record di sforamenti anche per pm10 della centralina “Ospedale Nuovo Pellegrini”.

L’aeroporto di Napoli-Capodichino nasce sul colle omonimo, originariamente adibito a Campo di Marte per le esercitazioni militari e le parate fin dai tempi di Gioacchino Murat. Durante la Prima Guerra Mondiale l’area fu trasformata in un aeroporto militare per la difesa di Napoli. Dopo la Seconda Guerra Mondiale e i lavori di ampliamento della pista compiuti anche con il supporto degli Alleati, lo scalo fu aperto al traffico commerciale e civile. La zona era un ampio pianoro collinare sopraelevato e sgombro da grandi edifici storici, ideale per le manovre di decollo e atterraggio dei velivoli dell’epoca. Si trova a soli 4 chilometri dal centro di Napoli e dalla stazione centrale, rendendolo un comodo ma necessariamente piccolo city-airport di accesso al capoluogo.

I principali motivi per il progressivo alleggerimento (o dimezzamento del carico di crescita) di Capodichino e il piano di delocalizzazione dei voli commerciali e civili a Grazzanise risiedono nei limiti strutturali dello scalo napoletano e nella necessità di espansione logistica della Campania. In base al Piano Nazionale Aeroporti e ai recenti studi di settore (come quello presentato da Confindustria), le ragioni fondamentali sono la saturazione e i limiti fisici di Capodichino che è circondato da un tessuto urbano densamente popolato: circa 7500 abitanti/kmq. Capodichino non ha oggettivamente lo spazio fisico per costruire nuove piste in sicurezza o ampliare i terminal oltre certi livelli, mentre facciamo marcire un aeroporto grande e molto più sicuro come Grazzanise che dista da Napoli più o meno come Fiumicino da Roma. Capodichino dovrebbe allinearsi ai circa 5.5-6 milioni di passeggeri in transito come gli omologhi Ciampino e Linate, non certo puntare ai 18 milioni di passeggeri/anno!

Gli aerei in arrivo o in decollo all’aeroporto di Napoli-Capodichino sorvolano la zona del museo Mann (il più importante Museo del mondo per la Storia Romana!), del museo Mann 2 (Piazza Carlo III) e Real Bosco di Capodimonte (con la eccezionale Collezione Farnese donata a Napoli da Re Carlo III) ad una quota stimata sotto i 200 metri di altezza dal suolo. Non è solo una questione di impatto acustico e kerosene dannoso alla salute. A tale minima distanza un missile terra/aria, oggi di pochi kg e grande come un bazooka, impiega meno di un secondo (mentre un drone richiede da 2 a 20 secondi) per abbattere qualunque aereo in transito sui nostri preziosissimi musei ormai ogni tre minuti!

Preso atto che siamo ufficialmente in guerra ibrida mondiale, con droni e terroristi in circolazione, non è il caso di delocalizzare immediatamente per decreto legge tutti i voli Usa e Israele dai tetti dei musei più importanti del mondo di storia romana al più sicuro e grande aeroporto di Grazzanise?

A seguito del crollo del Cimitero Monumentale di Poggioreale (5 gennaio 2022, causato dagli scavi della Metropolitana Linea 1, per la tratta che collegherà la stazione Capodichino-Aeroporto) ci sono ancora circa 800 loculi con i resti dei nostri defunti ancora dispersi o intrappolati sotto le macerie sempre e solo per consentire incassi miliardari al fondo F2i e quindi alla Gesac e alla Città metropolitana di Napoli.

Oltre al danno alla salute dei cittadini vivi, al sempre più concreto rischio attentati per i più importanti Musei del mondo di Storia Romana, dobbiamo accettare pure che ancora migliaia dei nostri morti restino privi di dignitosa sepoltura e oltraggiati sempre per insistere su tale mostruoso sovradimensionamento di Capodichino? Cui prodest?

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