Dario Morello all’assalto del titolo europeo: “Farò di tutto per vincere e sovvertire questo trend di italiani visti come vittime sacrificali”
Il pugile più mediatico della boxe italiana, amato e odiato con la stessa intensità dagli appassionati, sabato prossimo combatte a Londra per il prestigioso titolo europeo dei pesi medi. Dario Morello affronta da sfavorito, lo confermano i bookmakers, l’inglese George Liddard, giovane promessa su cui la Matchroom di Eddie Hearn sta puntando parecchio. Morello arriva a questa occasione a 33 anni e con pieno merito: grazie ad un talento naturale, soprattutto in fase difensiva, ha saputo costruirsi un’ottima carriera (una sola sconfitta ai punti su 27 incontri), riempiendo più volte l’Allianz Cloud di Milano nelle serate organizzate dalla Taf, di cui è il pugile più importante.
Il calabrese residente da anni a Bergamo ha deciso di fare l’ultima fase di preparazione prima della partenza per Londra nella sua Fuscaldo, provincia di Cosenza.
Ho deciso di trasferire il camp qui, intanto per farmi un tuffo in mare alla sera dopo gli allenamenti, invece di stare nel caldo umido di Bergamo. C’è stata anche una dose di romanticismo, tutto è partito da Fuscaldo e volevo prepararmi qui per il match più importante della mia vita.
Ha trovato il tempo anche per qualche birretta oltre al mare?
Ah ah ah, il giusto… Purtroppo siamo troppo distanti da ogni tipo di standard estivo, perché non potevo fare stronzate per un Europeo.
È la prima volta che combatte all’estero da professionista. Come si sta immaginando il match?
L’ho immaginato, come faccio sempre, come il più impegnativo di tutti. Da quando firmo il contratto inizio a pensare ad ogni scenario possibile. Arrivo al match avendolo già combattuto mille volte e in maniera diversa: penso a tutto, anche alla possibilità che salti la corrente nell’arena.
Oltre al match vero, lo rivive una terza volta anche la notte seguente?
Sì, lì esce di più la mia parte vanesia: prendo solo gli highlight, come se registrassi senza volerlo durante l’incontro le clip più belle che poi rivedo di notte, con l’adrenalina ancora in corpo.
Liddard a chi assomiglia dei pugili che ha affrontato in passato?
È un incrocio tra Hermi e Joshua Nmomah. Molto fisico, molto pressante, sempre in linea, ma è poco fantasioso. È molto convinto di testa e tutto l’ambiente attorno a lui lo è. L’ho guardato e riguardato: non mi impressiona, è un atleta di ottimo livello, altrimenti non farebbe un match del genere da cui uscirà il campione europeo dei 72 chili. È uno concreto, a me piace affrontare questo tipo di pugile.
E lei che tattica userà?
Io rimango quello che sono. Solo che in Italia mi basta “X” per vincere il round, in Inghilterra dovrò far vedere qualcosa in più, rischiare maggiormente, mi sono allenato per questo, perché sennò non ti conquisti la vittoria. Io sono fiducioso. Liddard presserà, verrà avanti, farà la guerra finché non prenderà i cazzotti che gli faranno venire tutti i dubbi di questo mondo.
Quindi la preoccupa più l’ambiente che il pugile?
L’avversario da battere sarà il giudizio degli arbitri. Matchroom è una grande promotion che ci ha abituato a verdetti a loro favorevoli, ma è capitato spesso anche che gli outsider abbiano spodestato i loro protetti. È quello che succederà sabato.
Ha pensato anche ad uno show?
L’entrata sarà con un pezzo fatto per me da un rapper mio amico d’infanzia che sarà a Londra: FULA, senegalese adottato, uno dei primi immigrati a essere arrivati nel mio paese. È bello condividere con lui questa cosa. Più che spettacolo, direi che porto un contenuto.
Non farà la ring walk con una canzone di Serena Brancale, la sua fidanzata?
L’ingresso deve parlare di te, deve rappresentarti. Non tanto per la carica, perché non è una canzone che ti dà la motivazione in quei momenti, ma perché deve essere qualcosa di significativo, cucito su di me e sulla mia storia. Nel repertorio di Serena non c’è ancora nulla del genere. Lei purtroppo non sarà presente a Londra perché aprirà i Giochi del Mediterraneo di Taranto, sono molto contento per lei.