Al Jova Summer Party di Montesilvano ho riscoperto la gioia pura di godere e meravigliarsi
Sono stato alla tappa del Jova Summer Party di Montesilvano e ho riscoperto la gioia pura di meravigliarsi e godere attraverso la musica suonata davvero. In un’epoca di basi pre-registrate e autotune onnipresente, questo concerto è davvero prezioso: per la grandezza e il fiume umano di gente, ma soprattutto per la fruizione perfetta della musica, per il repertorio e l’attitudine di Lorenzo. È così che si fanno i grandi eventi. Vediamo.
Questa serie di concerti è l’ottimizzazione e la naturale evoluzione del Jova Beach. Lorenzo spalma tutta la poetica di cui è capace in uno spazio ampio, vitale e pieno. Perché la sua poetica è, nella sua essenza più profonda, tutto e il suo contrario: sole e luna.
Di norma, i grandi concerti si fanno negli stadi: luoghi per definizione anonimi, standardizzati, cattedrali di cemento in cui spesso l’acustica è pessima, si sente male e, dagli spalti, si vede ancora peggio. Lui no. Lui ha bisogno di uno spazio vitale aperto dalle quattro del pomeriggio, che sia un mondo a sé stante, un ecosistema in cui convivono organicamente dalla cartomante con la tenda che ti fa i tarocchi, fino al collegamento con Luca Parmitano, grazie alla disponibilità di Esa. Tutto e il suo contrario: sole e luna.

Lorenzo: un giovanotto di sessant’anni che ce la mette tutta e ti dimostra, con i fatti e con il sudore, che così ci si riesce. È uno che vuole descrivere il momento esatto in cui stai bene, l’istante in cui nasce e divampa l’entusiasmo: un’idea, la forza sfuggente di un’intuizione o di una sintonia. E quell’entusiasmo, dentro di sé, ha tutto e il suo contrario, ha te nel tuo momento migliore, la grazia: quell’energia indescrivibile di quando sei nel ritmo che sale da dentro e si esprime, esplodendo verso fuori, verso il mondo; ma ha anche il momento dei lenti in cui ti ripieghi in te stesso, le ballate romantiche in cui ti esalti ma al tempo stesso ti poni a protezione dei tuoi sentimenti e delle persone che ami. Tutto e il suo contrario: sole e luna.
Il Jova Summer Party non è solo un evento, è un villaggio, è il “posto delle fragole” di Lorenzo. Un posto fatto interamente a sua misura, in cui trovano spazio le cose che lui ha nella sua testa, visioni pop come succedeva a Gigi la Trottola (ve lo ricordate?), frammenti di immaginario che abitano la sua mente e che poi riversa in quel posto a misura delle sue canzoni. Tutto e il suo contrario: sole e luna.
L’intero impianto narrativo di questa festa è legato a doppio filo da un grandissimo rispetto per la musica e per l’espressività che deriva da cose anche molto lontane dal mondo di Lorenzo. C’è spazio per artisti che lui ha scoperto da poco, che magari provengono da circuiti differenti, ma che ama a tal punto da volerli far conoscere, facendosene megafono. È stato il caso di Setak, cantautore abruzzese di grandissima classe, che ha cantato nel pomeriggio.
Lorenzo ha voluto fare un pezzo con lui, Pane e cicorjie. Il brano, come tutti quelli di Setak, è in dialetto abruzzese, ma la musica è musica del mondo, è una “world music” che impernia il suo animo musicale sul rock d’ispirazione britannica e statunitense. L’intenzione di Lorenzo non è mai stata quella di fare una caricatura; ciò che hanno fatto non funziona per semplice “gradevolezza imitativa”. Cercatevi l’esibizione in rete.
A Lorenzo interessava l’anima musicale di quel pezzo, che – come succede nelle grandi canzoni – è inscindibile in maniera sentimentale dall’attitudine di quella lingua. Non si tratta di cantare bene o male il dialetto, non è un’operazione da proloco, non è quello il punto, perché Jovanotti non imita, non fa il verso, non si ferma all’epidermide. Lorenzo è stato un grande anche perché si è posto (come sanno fare solo i grandi) con molta umiltà e spiccata intelligenza nei confronti di questa canzone di Setak.

È stata davvero una gran cosa, un momento alto, e ha rappresentato benissimo qual è il vero rapporto tra Jovanotti e la musica del mondo: lui ascolta di continuo, in modo onnivoro, e cerca di estrarre l’anima per adattarla poi alla sua particolarissima poetica musical-letteraria in fase di composizione delle proprie canzoni.
E, a proposito delle canzoni di Lorenzo, c’è una cosa fondamentale da cui non si può prescindere: quel concerto, quella festa collettiva, quell’idea così folle com’è nata e com’è riuscita, si basa soprattutto su una cosa inattaccabile: il repertorio. Lorenzo può permettersi di fare tutto questo perché da ben quarant’anni porta avanti un percorso coerente in cui ha piazzato pezzi che hanno scosso, formato e descritto l’immaginario collettivo di più generazioni.
È la forza di una storia vera, d’un vissuto artistico che ha sedimentato capolavori nel cuore delle persone. Altro che riempire San Siro dopo un album e mezzo.
Ph. credits: Maikid