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Ricky ha vinto la sfida della barca a vela (e del cesso a pompetta): Maniman!

In dialetto genovese significa "non si sa mai": mi è sembrato un nome perfetto per la barca di due scienziati. Che bello essere in Grecia con due scienziati. Che onore
Ricky ha vinto la sfida della barca a vela (e del cesso a pompetta): Maniman!
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Quest’estate c’è stato un punto di svolta nella mia vita: sono stato per la prima volta in barca a vela! L’invito è partito da due persone deliziose che nella vita fanno gli scienziati, lui è un virologo e lei una genetista, Antonio e Giovanna, innamoratissimi, anche della Grecia e in particolare del Dodecaneso. Quando ho detto alla mia compagna di questa occasione si è messa a ridere: “Tu in barca a vela, tu? Tu che alla mattina hai bisogno della colazione a letto, di una doccia spaziosa e di un cesso con tutti i comfort, tu? Ma non farmi ridere, ti prego!”. Ho accettato l’invito per sfida, per dimostrare ad Ethel che Ricky Farina può affrontare tutto, anche il cesso a pompetta delle barche a vela.

Antonio era già a Leros, io e Giovanna abbiamo preso l’aereo, siamo atterrati a Kos, il giorno dopo aliscafo per Leros. La Grecia, che meraviglia! Parigi val bene una messa e la Grecia val bene un cesso a pompetta, che diamine! Antonio ci aspettava con i suoi occhi azzurri e il suo pizzo bianco, con la sua eleganza innata: “Benvenuto Ricky su Maniman, la nostra barchetta di dodici metri, Maniman in dialetto genovese significa -non si sa mai-“. Mi è sembrato un nome perfetto per la barca di due scienziati. Non si sa mai, e io non sapevo come avrei reagito al cesso a pompetta, avevo ancora la risata beffarda di Ethel nelle orecchie.

Le prime due notti le abbiamo passate nel porticciolo di Leros, i bisogni li facevo nei pulitissimi servizi del porticciolo stesso. L’unico disagio: non si poteva gettare la carta igienica nel water. Cristo! Forza Ricky, non mollare, stupisci Ethel, mi ripetevo. Per fortuna accanto al water c’era un doccino che ti permetteva di pulirti comodamente, senza eccessivi drammi igienici. Placidamente cullati dal mare abbiamo fatto un aperitivo in barca con gli amici di Antonio e Giovanna. Bellissimo. Di giorno andavamo in giro per Leros con le bici elettriche, insenature e baie meravigliose, architettura italiana, tanta storia, teatro di guerra (la seconda guerra mondiale), il cinema di Lakki, risalente all’occupazione italiana, e un manicomio dove Basaglia portò la libertà, azzurra come il mare di Leros.

Antonio, 80 anni vissuti con vigore e freschezza, e Giovanna (di cui non diciamo l’età) innamorata del suo don Chisciotte del DNA, prima allieva e poi compagna indelebile, timoniera indomita di Maniman. In barca c’è sempre qualcosa da fare, ho cercato di aiutare, di rendermi disponibile, grato di questa esperienza per me insolita. Ho appreso (malamente) i primi rudimenti, ho scoperto che la scotta si chiama così perché è una corda che scotta le mani quando scorre via molto velocemente. Mi hanno fatto cazzare la randa, ho aiutato ad aprire il fiocco e finalmente è arrivato il giorno della prima navigazione in mare aperto, ho gettato un’occhiata nostalgica ai servizi igienici del porticciolo ed è iniziata l’avventura verso Nisyros, stupenda isola vulcanica. Ci siamo fermati in una baia incantevole con le caprette selvatiche sulla spiaggia, abbiamo fatto il bagno, e la sera Giovanna ci ha cucinato una pasta alla Norma, abbiamo stappato una bottiglia di champagne e brindato ad Ethel!

Giovanna mi ha fatto pure i complimenti, mi ha detto che ho “il piede da barca”, nel senso che non ho mai sbattuto il mignolo, ho preso solo una botta sugli stinchi una volta. L’altra grande paura, oltre al cesso a pompetta, era la nausea, tutto risolto con una semplice xamamina che prendevo al mattino. Non dimenticherò mai la colazione del giorno dopo, mi sono alzato prestissimo dalla mia comoda cuccetta, mi sono scaldato un caffelatte, sono salito in coperta, mi sono seduto sul tambuccio e ho inzuppato le gallette del marinaio nel caffelatte, che delizia, una colazione immersa nel silenzio irreale di quella baia, con i miei due scienziati ancora persi nel “non si sa mai” dei loro sogni intelligentissimi.

Ho approfittato della loro saggezza scientifica per farmi spiegare bene l’idiozia dei novax durante la pandemia, miele per le mie orecchie. “Cari amici scienziati, pensate che alcuni miei followers novax mi dicevano che bisognava lasciare fare alla natura e lasciare morire chi doveva morire”, allora Antonio senza scomporsi davanti a questa colossale baggianata mi ha semplicemente detto “E allora a che cosa serve la medicina? Bisogna dire a queste persone che prima si moriva di tutto, anche di parto”. Che bello frequentare persone istruite e intelligenti. Che bello essere in Grecia con due scienziati. Che onore. Però il cesso a pompetta non sono riuscito ad usarlo, era troppo per me, troppo piccolo, troppo scomodo, troppo tutto.

Per fortuna sono state solo due notti, dopo avere visitato la splendida Nisyros e avere visto il pope dell’isola al tavolo di una taverna, un signore fantastico con una barba da profeta e una pancia commovente e rassicurante, i due scienziati, i miei due amici hanno avuto pietà di me e mi hanno riportato a Kos dove ho preso il volo di ritorno per Milano.

Ah, mi sono dimenticato di dirvi che quando si prende il vento e si viaggia inclinati di bolina larga è una vera goduria, con gli schizzi del mare sul viso arrivi pure a dimenticarti del maledetto cesso a pompetta. Altra forma di libertà è l’assenza di segnale del cellulare quando sei in mare aperto, ma poi quando il cellulare torna a connettersi possono trafiggerti notizie crudeli, come la morte del mio amico poeta Beppe Costa, dalla voce profonda, calda, indimenticabile.

ornando verso casa da Malpensa a Milano in un taxi improvvisato guidato da un uomo di colore altissimo, ho ripensato a quello che mi ha lasciato questo viaggio: il senso dell’avventura per un cittadino inguaribile come il sottoscritto, l’amore di una coppia di scienziati che amano vivere sotto le costellazioni dell’universo e della loro intelligenza, baie meravigliose corredate da caprette selvatiche senza nome, bracciate nell’azzurro di un mare che più azzurro non si può, e devo dirlo, la maledizione invincibile del cesso a pompetta. Appena entrato nel mio monolocale milanese mi sono fiondato in bagno e mi sono finalmente liberato, prigioniero di quattro mura in croce, ma fisiologicamente felice. Addio cesso a pompetta! Ma quanto è stato bello, quanto mi è piaciuto sfidare Ethel, la sua risata beffarda e vincere sul suo sarcastico scetticismo. E tutto questo lo devo a due scienziati amici: Antonio e Giovanna, a loro va tutta la mia riconoscenza.

Qualcuno tra di voi possiede uno yacht cabinato extra lusso? La prossima volta mi piacerebbe provare anche lo yacht. Non si sa mai! Maniman.

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