Prima il pestaggio, poi l’asfissia e quindi le fiamme, così è morto Luigi “Luca” Esposito. Le indagini su killer e movente
Massacrato di botte, ucciso per asfissia meccanica violenta e poi dato alle fiamme in un terreno agricolo isolato nelle campagne di Eboli. È il quadro che emerge dai primi risultati dell’autopsia sul corpo di Luigi “Luca” Esposito, il giornalista sportivo di 53 anni trovato senza vita nella mattinata di domenica 19 luglio in un terreno agricolo in provincia di Salerno. Un delitto che continua a presentare molti interrogativi: non c’è ancora un movente, non ci sono indagati e restano aperti numerosi fronti investigativi.
Secondo quanto emerso dall’esame autoptico, la causa della morte sarebbe riconducibile a un’asfissia meccanica violenta, provocata da uno strangolamento o da uno strozzamento. Gli accertamenti, tuttavia, non hanno ancora chiarito un elemento decisivo: se il corpo sia stato incendiato quando Esposito era ancora in vita oppure dopo il decesso. L’autopsia, durata circa cinque ore, ha inoltre evidenziato numerose fratture, in particolare nella zona delle costole, compatibili con una violenta aggressione. Gli investigatori ritengono che la vittima sia stata picchiata anche con un corpo contundente, mentre viene esclusa l’ipotesi, presa in considerazione nelle prime ore, che a ucciderlo sia stato un colpo d’arma da fuoco. La natura e l’origine delle lesioni saranno comunque oggetto di ulteriori approfondimenti tecnici.
Per questo motivo la salma resta sotto sequestro. La Procura ha disposto un supplemento di indagini medico-legali, con esami istologici, tossicologici e genetici destinati a chiarire sia la dinamica dell’omicidio sia la successione degli eventi che hanno portato alla morte del giornalista. Sul fronte investigativo proseguono anche gli accertamenti per la piena identificazione. Una delle due sorelle della vittima è stata convocata dalla polizia giudiziaria per il prelievo del Dna, che sarà confrontato con quello estratto dalla salma. Si tratta di un atto dovuto, sebbene le protesi dentarie rinvenute risultino compatibili con quelle indicate dall’odontotecnico che aveva in cura Esposito. Le sorelle, Ida e Francesca Esposito, sono assistite dall’avvocata Annalisa Califano.
Contestualmente è stato notificato ai familiari il verbale di rinvenimento e sequestro della Lancia Y bianca di proprietà del giornalista, trovata nell’ambito delle indagini. Uno degli elementi ritenuti più importanti dagli investigatori resta però il cellulare di Esposito, che non è stato ancora ritrovato. Il telefono potrebbe contenere informazioni decisive per ricostruire gli ultimi spostamenti del cinquantatreenne, i contatti avuti nelle ore precedenti al delitto e, forse, anche l’identità di chi lo ha attirato o raggiunto nella zona isolata dove è stato ucciso. Non si esclude che il dispositivo sia stato gettato in un canale di scolo vicino al luogo del ritrovamento oppure portato via dall’assassino per cancellare eventuali tracce.
Le indagini sono concentrate proprio sulla ricostruzione delle ultime ore di vita della vittima. Gli investigatori stanno cercando di capire perché Esposito si trovasse, in piena notte, in un’area agricola poco frequentata delle campagne di Eboli e se avesse dato appuntamento a qualcuno. Al momento la pista privilegiata resta quella personale, mentre sembrano perdere consistenza eventuali collegamenti con la sua attività giornalistica.
Accanto all’impegno come commentatore sportivo, particolarmente vicino alle vicende calcistiche di Avellino e Salernitana, emergono infatti aspetti ancora poco chiari della vita del giornalista. Secondo quanto riferito da parenti e conoscenti, Esposito sosteneva di svolgere al mattino attività legate a sopralluoghi in aziende agricole, presentandosi talvolta come collaboratore di enti pubblici. Circostanze che, dagli accertamenti svolti, non troverebbero riscontro: non risultava infatti dipendente dell’Arpac, della Regione Campania né iscritto all’Ordine dei Biologi.