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Russia e Ucraina a corto di soldati. Mosca arruola più detenuti per evitare un’altra mobilitazione

La Duma ha approvato una legge che allarga le “categorie” di carcerati o imputati sotto processo che intendono fornire la propria disponibilità al Ministero della Difesa
Russia e Ucraina a corto di soldati. Mosca arruola più detenuti per evitare un’altra mobilitazione
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La Russia vuole altri uomini da mandare al fronte e prima di attivare una misura impopolare come la mobilitazione, il Cremlino ricorre ai detenuti. La Duma ha approvato una legge che allarga le “categorie” di carcerati o imputati sotto processo che intendono fornire la propria disponibilità al Ministero della Difesa. In base alla nuova norma potranno arruolarsi anche coloro che sono accusati o condannati per partecipazione a una banda (articolo 209 del Codice penale), partecipazione a un’organizzazione criminale (articolo 210), traffico di droga (articolo 229.1) e coloro che sono accusati in base all’articolo 284: perdita di documenti contenenti segreti di Stato. Inoltre, nell’elenco entrano anche gli accusati di furto ed estorsione di materiali nucleari (articoli 221.1) e “interferenza nel funzionamento di infrastrutture critiche” (articolo 215.4). Il divieto di servire in divisa resta verso coloro che sono stati condannati per reati sessuali contro minori, terrorismo, sabotaggio, spionaggio e tradimento.

Il quotidiano Kommersant riporta che il viceministro della Difesa, Viktor Goremykin, ha dichiarato che i condannati che hanno firmato contratti militari presteranno servizio in unità speciali, sotto stretta sorveglianza. Inoltre, rispondendo a Nikolai Kolomeitsev, deputato del Partito Comunista, il viceministro ha specificato che saranno adottate misure per prevenire situazioni “simili a quelle viste nel caso Wagner”. Il riferimento riguarda l’esercito privato di Evgenij Prigozhin, l’ex “cuoco di Putin” che creò la sua milizia mettendola a disposizione in vari scenari, dalla Siria all’Africa, sino all’Ucraina. Proprio partecipando a quella che il Cremlino ha definito “operazione speciale”, Prigozhin decise di arruolare detenuti. Entrato in contrasto con la linea dei generali russi, che da una parte volevano annettere il “suo” esercito e dall’altra lo mandavano a morire negli scenari più cruenti, Prigozhin decise di compiere una “marcia su Mosca” tra il 23 e il 24 giugno 2023, senza però portarla a termine grazie anche alla mediazione del presidente bielorusso Lukashenko. Prigozhin è poi morto nell’agosto 2023 in quello che le autorità russe hanno definito un “incidente aereo”.

Non è dunque la prima volta che la Russia pesca nelle carceri. Se è vero che la guerra con l’Ucraina si combatte su grandi distanze con missili e droni, sono poi le truppe di terra che devono piantare le bandiere sui municipi delle città conquistate. E i soldati sono ciò che manca su entrambi i fronti. In Ucraina i responsabili della leva sono sempre più osteggiati, mentre in Russia gli incentivi decisi dal presidente Putin non hanno avuto il successo sperato, tanto che, sui diversi canali Telegram dei blogger che sostengono l’operazione Z, si torna a parlare di mobilitazione, una misura decisamente impopolare. Il sito indipendente Vazhne Istorii scrive che nei primi tre mesi del 2026 poco più di 71.000 persone hanno ricevuto il bonus economico al momento del reclutamento, il 20% in meno rispetto allo stesso periodo nel 2025. Il sito sostiene anche che in base ai dati consultati, ogni mese dei primi sei dell’anno in corso sono stati reclutati 27mila soldati, rispetto a una media di 30-34mila perdite.

Che l’operazione speciale sia divenuta una guerra a tutti gli effetti lo ha ammesso persino Dmitry Peskov, il portavoce del Cremlino, durante una intervista: “È iniziata come un’operazione militare speciale e continua come una guerra perché dietro Kiev ci sono Berlino, Parigi, l’Aja, Oslo e, sfortunatamente, Washington”. Insomma, di pace non si parla – nonostante le promesse del presidente americano Trump – e serve la “carne da cannone”. Secondo un dossier pubblicato ai primi del mese dal Center for Strategic and International Studies di Washington, dal febbraio 2022, inizio dell’invasione, la Russia ha pagato il prezzo più caro: 450mila soldati sono stati uccisi, la cifra complessiva di coloro che sono rimasti fuori gioco dopo l’invio al fronte è di 1,4 milioni. L’Ucraina ha perso una capacità di utilizzare tra i 525mila e 625mila militari, tra cui fino a 150mila morti. Mosca e Kiev non hanno mai fornito un conteggio aggiornato delle rispettive perdite.

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