Il mondo FQ

Cuba, una “Gaza silenziosa”. I dem americani in visita tornano sconvolti dagli effetti del blocco

La popolazione non riesce più a vivere normalmente dopo le misure imposte dall’amministrazione Trump. Il NYT descrive Marco Rubio come il "viceré de facto" del Paese
Cuba, una “Gaza silenziosa”. I dem americani in visita tornano sconvolti dagli effetti del blocco
Icona dei commenti Commenti

Quattro congressisti democratici americani, di ritorno da un viaggio a Cuba, hanno affermato che l’espressione “Gaza silenziosa” può essere usata per descrivere gli effetti sui civili del blocco energetico imposto dall’amministrazione Trump dagli inizi di gennaio. Le persone – affermano – non riescono più a vivere normalmente: non possono andare al lavoro, conservare i cibi né accedere a forniture mediche. Hanno inoltre annunciato nuove iniziative legislative per ridurre gli effetti umanitari delle misure e impedire eventuali operazioni militari senza l’autorizzazione del Congresso. D’altronde, nelle ultime settimane, le dichiarazioni dell’amministrazione Trump che descrivono Cuba come una minaccia alla sicurezza nazionale sono tornate all’ordine del giorno.

La Casa Bianca accusa Cuba di ospitare strutture militari e d’intelligence di Paesi ostili a Washington, pur senza fornire prove, e di rappresentare una minaccia transnazionale. Intervenendo alla conferenza sulla “rinascita del terrorismo politico”, Marco Rubio ha definito il marxismo e il comunismo una minaccia ai valori e alla sicurezza dell’Occidente. Le parole di Rubio inquadrano il confronto con Cuba oltre gli interessi strategici. Se il comunismo è considerato una minaccia in sé, la Cuba castrista ne rappresenta il principale avamposto nell’emisfero occidentale e un cambio di regime assume anche un significato ideologico, diventando uno strumento della lotta politica negli Stati Uniti.

I democratici hanno compiuto diverse missioni a Cuba negli ultimi mesi. Di ritorno dalla precedente, svolta in aprile, due congressisti hanno raccontato la loro esperienza sul New York Times, nell’articolo “Cosa abbiamo visto ci ha sconvolti”. Hanno riconosciuto che, nonostante il governo cubano avesse introdotto riforme economiche richieste da tempo dagli Stati Uniti, la politica delle sanzioni continuava a rappresentare il principale ostacolo alla vita quotidiana della popolazione. L’articolo si chiude con l’auspicio che i bambini cubani, soprattutto i più fragili e privati delle cure necessarie, possano conoscere la generosità del popolo americano invece delle sanzioni che impediscono loro di vivere con speranza nel futuro.

Da mesi la vita quotidiana a Cuba è durissima. Oltre a protestare per l’esasperazione, le famiglie si ingegnano per limitare gli effetti del blocco energetico. Con blackout che durano giorni, chi può acquista ventilatori a batteria per allontanare caldo e zanzare; chi ha più risorse compra power station per alimentare frigoriferi e cellulari o converte i generatori a benzina in generatori a gas, meno costoso. Ma nessuna soluzione individuale può compensare la mancanza di beni essenziali: lo Stato fatica a garantire il funzionamento di acquedotti, ambulanze, scuole, ospedali e trasporti pubblici non potendo importare il combustibile necessario. Le sanzioni ostacolano anche l’arrivo dei pezzi di ricambio per le centrali elettriche e perfino le donazioni: sempre più compagnie aeree e di navigazione rinunciano alla rotta cubana. In Giamaica è rimasto bloccato un carico di siringhe e materiale medico destinato all’isola; anche Poste Italiane ha sospeso le spedizioni verso Cuba.

Per fronteggiare la paralisi economica, il governo cubano ha accelerato le riforme di mercato e intensificato la diplomazia. All’Onu il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha ottenuto che l’Assemblea Generale riconoscesse l’urgenza della situazione, approvando con 136 voti favorevoli la riapertura del dibattito sull’embargo e sul blocco energetico imposto dagli Stati Uniti. Il voto ha mostrato però anche la forza delle pressioni americane: se nelle tradizionali risoluzioni contro l’embargo i voti contrari erano sostanzialmente limitati a Stati Uniti e Israele, sulla richiesta di discutere con urgenza la questione sono diventati nove e le astensioni trenta, tra cui quella dell’Italia. D’altro canto, le forze di centrodestra e destra governano molti Paesi dell’America Latina e hanno rafforzato il proprio peso in Europa. Sono le stesse forze che si scagliano contro la cessione di sovranità, ma tacciono di fronte agli effetti extraterritoriali delle sanzioni statunitensi e all’influenza esercitata da Washington in Venezuela.

Emblematica, in questo senso, l’inchiesta del New York Times che descrive Marco Rubio come il “viceré de facto” del Paese, perché eserciterebbe un’influenza diretta sulle finanze pubbliche, sulla gestione delle risorse naturali e sulle principali decisioni del governo.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione