Adrenalina nei ristoranti, parte il piano anti-anafilassi: autoiniettori e formazione del personale
Una siringa di adrenalina nei ristoranti per intervenire nei casi più gravi di reazione allergica. Non come sostituto delle cure mediche, ma come presidio salvavita da utilizzare nei momenti in cui il tempo può fare la differenza tra un’emergenza gestibile e una tragedia. È questa l’ipotesi al centro del lavoro avviato da Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi, e Siaip, la Società italiana di allergologia e immunologia pediatrica, dopo i recenti casi di cronaca che hanno riportato l’attenzione sul tema dell’anafilassi. L’ultimo dei quali ha riguardato il campione di scherma Aldo Montano che si è salvato per un soffio, grazie al pronto intervento del personale dell’ospedale Santo Spirito di Roma.
“Perché non è accettabile morire mangiando un gelato, o finire ricoverati dopo un piatto di pasta”, è il principio che accompagna il progetto. Gli episodi della 15enne morta a Ostia lo scorso aprile, allergica alla proteina del latte, del 16enne deceduto a Casoria a maggio, Adriano d’Orso ha mangiato un gelato e si è sentito male.
L’obiettivo del percorso avviato dalle due organizzazioni è duplice. Da una parte la creazione di un protocollo scientifico nazionale per la gestione dell’anafilassi, valido per ospedali, scuole, ristoranti e luoghi pubblici. Dall’altra un progetto pilota che partirà in Lombardia – come riporta il Corriere della Sera – a novembre e che coinvolgerà i pubblici esercizi con formazione del personale, video tutorial obbligatori e la possibile presenza nei locali di autoiniettori di adrenalina.
“Non siamo affatto fermi a guardare, stiamo lavorando per i cittadini”, è il messaggio condiviso da Fipe e Siaip. “Come ristoratori siamo in prima linea e sappiamo che a volte un errore può essere fatale: i recenti casi di cronaca ci hanno spinto a interrogarci sulle responsabilità collettive che abbiamo come categoria”, spiega Lino Stoppani, presidente Fipe. Attualmente la gestione delle allergie nei ristoranti si basa su tre passaggi fondamentali: la comunicazione degli allergeni nei menu, obbligatoria per legge; la raccolta della comanda, con la verifica di eventuali allergie o intolleranze; e le procedure in cucina per evitare contaminazioni.
Per il professor Gian Luigi Marseglia, presidente Siaip e ordinario di Pediatria all’Università di Pavia, la prevenzione deve però iniziare prima dell’intervento d’emergenza. “Su queste tematiche servono innanzitutto cultura, consapevolezza e formazione”. E chiarisce un punto spesso fonte di confusione: “L’allergia al lattosio non esiste. Esiste l’intolleranza al lattosio, uno zucchero del latte, che non ha manifestazioni particolarmente gravi. L’allergia insorge sempre nei confronti di una proteina: nei casi fatali dei due adolescenti, l’allergia era alle proteine del latte”.
Il protocollo sarà sottoposto anche all’Istituto superiore di sanità per la validazione. L’obiettivo finale è trasformare la prevenzione dell’anafilassi in una pratica diffusa e regolamentata: “La speranza è che, come nel caso dell’uso del defibrillatore, la prevenzione dell’anafilassi possa diventare legge”.