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Al festival wagneriano di Ravello, il rumore di un bar oscura la grande musica: colpa anche del distrutturismo

Il sindaco Paolo Vuilleumier è fumoso di rabbia. Possibile che la sua ordinanza comunale che impone per sole due ore il silenzio agli esercenti confinanti sia stata così barbaramente ignorata?
Al festival wagneriano di Ravello, il rumore di un bar oscura la grande musica: colpa anche del distrutturismo
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Grande ouverture del Festival Wagneriano di Ravello, che non è secondo a nessuno né per location, né per cartellone. Gli orchestrali del Maggio Musicale Fiorentino hanno già abbracciato gli strumenti, il cielo si colora di una palette di sfumature da tramonto mozzafiato, tutto perfetto, anche i tappeti di fiori delle aiuole da giardino incantato sono in ascolto, l’attesissimo concerto sta per cominciare. Un appuntamento imperdibile per gli amatori di tutto il mondo.

Partono le prime note del soave Idillio di Siegfried di Wagner quando il maestro rimane con le bacchette a mezz’aria, le poggia sul leggio, si gira verso la platea e dice a gran voce: “Credo che bisogna trovare una soluzione”. E si ritira. Il “poemo sinfonico” sussurrato dai fiati è stato scandalosamente interrotto dalla musica a tutto volume sparata da un baretto adiacente. Momenti di panico, il raffinato presidente della Fondazione Ravello e compositore Alessio Vlad non perde il suo aplomb. Il sindaco Paolo Vuilleumier, discendente di una storica famiglia svizzera, invece è fumoso di rabbia. Possibile che la sua ordinanza comunale che impone per sole due ore il silenzio agli esercenti confinanti sia stata così barbaramente ignorata?

La forma naturale ad anfiteatro del Belvedere di Villa Rufolo amplifica il rumore assordante di una sguaiata bamba. E non era neanche l’ora da sballo. Possibile che il palcoscenico sospeso tra cielo e mare, all’ombra del Sentiero degli Dei, uno scenario unico al mondo, sia stato così brutalmente profanato? Il sindaco manda subito un suo emissario e dopo una manciata di minuti che sembrano un’eternità il concerto riprende. Un incidente simile era avvenuto una settimana fa alla Certosa di Capri durante il concerto di Giovanni Allevi disturbato dalla musica strimpellante dei vicini troppo vicini. Ma quel “Credo che bisogna risolvere un problema”, quasi un grido di dolore del maestro Gatti, sembra lanciato a un mondo indifferente alla Grande Cultura, sempre più violentato dagli sciacalli dell’overturismo.

Comandano loro. La musica cafonal-pop zittisce la Grande Musica che da 74 anni accoglie le sinfoniche più prestigiose del mondo. Quel “Credo che bisogna risolvere un problema” diventa una metafora dei nostri tempi squallidi. Riecheggia come quel “Houston, we have a problem”, la celebre frase pronunciata dall’astronauta Jack Swigert durante la sfortunata missione Apollo 13, che è diventata un’icona del cinema e della storia spaziale.

Anche i nostri problemi da risolvere nell’immediato sono tanti. A cominciare dal distrutturismo che sta divorando i luoghi d’arte che tutto il mondo ci invidia. Un esempio, l’armatore Aponte, il Paperone della compagnia Navigazione Libera del Golfo (che tra l’altro è anche uno degli sponsor minori del Festival di Ravello) controlla il traffico umano da overtourism che ha sostituto aliscafi da 200 posti con “navi veloci” da oltre 650 posti. Solo per Capri ce ne sono una quindicina al giorno.

Facciamo due conti. Il turismo italiano perde, disperde o non riesce a trasformare in crescita stabile 12,6 miliardi di euro all’anno. Vale a dire lo 0,6% del Pil italiano del 2025. È l’altra faccia del “toxic tourism”, adesso si chiama così. Lo analizza Raffaele Rio, manager pubblico-privato, autore del saggio Il turismo non è destino. Come restituire ai territori il controllo del proprio futuro (edito da FrancoAngeli). Le 6 principali distorsioni del turismo, individuate da Rio, sono il caro-prezzi, l’overtourism, la marginalizzazione delle aree interne, gli affitti brevi, l’infiltrazione criminale e la rendita delle piattaforme digitali. Secondo Rio, che è stato anche presidente dell’Istituto Demoskopika, alla perdita economica si affianca una misura del potenziale turistico non espresso: 15,2 milioni di arrivi e 44,3 milioni di presenze che il sistema turistico italiano avrebbe potuto intercettare, trattenere o distribuire meglio sui territori, ma che restano fuori dalla crescita effettiva perché scoraggiati, spiazzati o dispersi dalle principali distorsioni del comparto.

Secondo Rio il turismo non è una legge naturale ma il risultato di scelte politiche, economiche e culturali. E quando mancano visione e programmazione, il rischio è che il successo turistico finisca per divorare se stesso. Sul piano sociale pesano anche quei 8,1 milioni di italiani esclusi dalle vacanze per il caro-prezzi.

Ritorniamo a sognare sul palco di Villa Rufolo. Si cambia spartito: dopo Wagner tocca a Beethoven e alla Sinfonia n.3, l’Eroica, dedicata inizialmente al Napoleone proclamatosi imperatore che tolse la corona dalle mani del Papa e se la pose da solo sul capo. Bel gesto di arroganza. Ed ecco che un disilluso Beethoven cambiò idea. “Potente quel rullo di tamburi che guida la marcia funebre. Brani musicali di perfetta sensibilità esecutiva, in contrasto con la totale mancanza di sensibilità del baretto/lounge” interviene la professoressa di Letteratura Comparata della Federico II Roberta Lencioni che ci accompagna in una passeggiata musicale.

A bellezza si aggiunge bellezza: il giorno prima la Fondazione Ravello in collaborazione con Lia Rumma, gallerista internazionalmente stranota, la Gagosian all’ombra del Vesuvio, inaugurano la mostra del sudafricano William Kentridge, tra gli artisti più influenti dell’arte internazionale, che trasforma Villa Rufolo in un teatro della memoria: con installazioni e sculture, emanazioni del suo impeto creativo. Ma il Sistema Turismo è al collasso e cerca “eroi”. Per il momento non se ne vedono all’orizzonte.

Siamo sulle ultime note dell’Eroica e poco distante parte una mitragliata di fuochi d’artificio con gran botto finale. E adesso che si fa? Il maestro Gatti interrompe di nuovo. No, the show must go on…Malgrado tutto!

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