Sanzionato da Zelensky su richiesta dei servizi segreti e accuse sulla Crimea: chi è Vadym Ermolaev, l’oligarca ferito a Monaco
E’ il perfetto prodotto del capitalismo post-sovietico: un imprenditore capace in una manciata di anni di costruire un impero privato che spazia dall’edilizia all’agroalimentare, guadagnandosi l’appellativo di oligarca e finendo nei radar dei servizi segreti di Kiev. Vadym Ermolaev, 58 anni, colpito ieri da un attentato nel Principato di Monaco, nel 2023 era finito nel mirino di pesanti misure restrittive firmate da Volodymyr Zelensky.
Nato a Dnipro, uno dei principali centri industriali del paese, ma cittadino di Cipro dal 2019, Ermolaev costruisce la propria fortuna negli anni Novanta, durante la transizione dall’economia sovietica a quella di mercato. Nel 1995 fonda il gruppo Alef, che nel tempo si trasforma in un colosso attivo in numerosi settori: sviluppo immobiliare, edilizia, agribusiness, industria alimentare e soprattutto produzione e distribuzione di bevande alcoliche per un totale di 18 aziende e 11 stabilimenti produttivi, i cui prodotti vengono esportati in 50 paesi. La divisione Alef Estate realizza alcuni dei simboli della moderna Dnipro, tra cui il centro commerciale Most-City, il complesso Cascade Plaza e il business center Bosphorus. L’imprenditore diventa inoltre uno dei principali finanziatori della comunità ebraica locale e del complesso religioso della sinagoga Golden Rose, sviluppato con il movimento Chabad-Lubavitch.
In pochi anni la sua influenza e le sue ricchezze crescono, entrando nel 2021 secondo Forbes tra le 100 persone più ricche del paese. Il baricentro del suo impero resta Dnipro, dove Alef è diventata uno dei maggiori sviluppatori immobiliari e un importante datore di lavoro. Ma la sua posizione cambia radicalmente il 23 dicembre 2023, quando Zelensky firma il decreto presidenziale n. 850/2023, che rende esecutiva la decisione del Consiglio per la sicurezza nazionale e la difesa di applicare nei suoi confronti sanzioni personali della durata di 10 anni, tra cui il congelamento dei beni.
L’iniziativa non è della Presidenza, ma del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina, l’intelligence interna: significa che il suo caso è considerato una questione di sicurezza nazionale. Secondo l’SBU, società riconducibili a Ermolaev avrebbero continuato a operare in Crimea dopo l’annessione russa del 2014, adeguandosi alla legislazione della Federazione Russa e continuando a pagare le imposte a Mosca: la sola società “Alef-Vinal-Crimea” avrebbe versato 490 milioni di rubli (5,5 milioni di euro) di tasse nel 2021. Accuse a cui Ermolaev ha reagito impugnando il decreto davanti alla Corte Suprema, ma i ricorsi sono stati respinti e i giudici hanno confermato la legittimità delle misure.
“Stiamo parlando di tre aziende attive nella coltivazione dell’uva, nella produzione di vino e cognac – ha detto Ermolaev in un’intervista a Rbc-Ukraine nel dicembre 2024 -. Tutti questi beni sono stati nazionalizzati dagli occupanti (i russi, ndr) con lo stesso decreto che ha confiscato le proprietà di Zelensky. In altre parole, dopo l’annessione della Crimea, la Russia si è appropriata di alcuni dei beni in cui avevo investito in precedenza. Abbiamo perso tutto“.
“Condanno l’invasione, disprezzo i nostri nemici e credo che dovranno rispondere della tragedia che hanno portato sul suolo ucraino”, ha aggiunto l’imprenditore nella stessa intervista, spiegando che nelle aziende che aveva a Melitopol e Kherson le forze russe hanno portato via beni e attrezzature per 23 milioni di euro. “Nell’aprile del 2022 – ha concluso – un attacco missilistico russo ha distrutto l’hangar che ospitava il mio jet privato all’aeroporto di Dnipro. Pensate che io sia uno di loro?”.