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Ti ricordi… Maxime Bossis, il primo a sbagliare un rigore decisivo ai Mondiali: “L’ho rivisto mille volte nella mia testa”

La semifinale del Mundial '82, Francia contro Germania Ovest, fu la prima gara di Coppa del Mondo decisa dalla lotteria dei penalty. E l'errore fatale fu quello del difensore francese, che oggi compie 71 anni: "Sarò sempre quello che ha sbagliato a Siviglia"
Ti ricordi… Maxime Bossis, il primo a sbagliare un rigore decisivo ai Mondiali: “L’ho rivisto mille volte nella mia testa”
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Le lacrime di Franco Baresi, la testa di Roberto Baggio che si abbassa, quella di Gigi Di Biagio pure, Barthez desolato e appoggiato al palo opposto all’incrocio dove Fabio Grosso ha sfidato il rigore decisivo, il pianto disperato di Gareth Southgate ad Euro’96. Se nella “Creuza de ma” di De Andrè lo sfondo erano i “muri de mainè”, le facce dei marinai, in questo caso sono i volti di chi ha sbagliato un rigore decisivo ai Mondiali. Le nostre le conosciamo bene, fin troppo, fantasmi dei Mondiali passati spesso nefasti, ma non sempre. Quelle degli altri pure, Barthez con malcelata gioia, Tchouaméni in Qatar quattro anni fa e così via. C’è un principio? Sì, ovviamente, e il primo volto di calciatore che sbaglia un rigore decisivo in una gara dei mondiali è quello allampanato di Maxime Bossis, difensore francese, nella semifinale contro la Germania Ovest nel Mondiale 1982.

Nato a Saint André Treiz Voiez, paese della Loira che oggi non esiste più, esattamente settantuno anni fa, Maxime Bossis era un pilastro del Nantes, ci ha giocato quattordici stagioni e oltre quattrocento partite (quattro stagioni le ha giocate al Matra Racing). Bossis è il prototipo del difensore moderno: elegante, pulito, soprannominato “Le Grand Max“. Non è un ruvido marcatore, è un esteta. Nella sua lunga carriera è stato espulso solo una volta, pur vivendo un’epoca in cui i difensori picchiavano durissimo. Caratteristiche che lo rendono appetibile al Real Madrid, ma lui dice no: è legato al Nantes e in ogni caso non vuole uscire dalla Francia.

E anche per la nazionale è una sorta di monumento: 76 presenze, a lungo recordman con la maglia dei blue. La possibilità che una gara finisca ai rigori esisteva già dal 1970, ma non era mai accaduto che i supplementari non bastassero. Mai fino alla semifinale del Mundial ’82: Francia contro Germania Ovest. Una gara drammatica oltre ai rigori: lo scontro Schumacher-Battiston, i supplementari folli, il vantaggio francese sul 3-1 e la rimonta tedesca sul 3-3. Prima volta nella storia della Coppa del Mondo che si procederà ai rigori dunque.

Sul punteggio di 4-4 ad oltranza, tocca a lui. Bossis avanza verso il dischetto con la maglia blu numero 4 bagnata di sudore. Tira. Harald Schumacher respinge. Poco dopo, Horst Hrubesch segnerà il rigore della vittoria tedesca. Bossis resta lì, immobile, le mani sui fianchi, lo sguardo perso nel vuoto di Siviglia. È diventato, ufficialmente, il primo calciatore della storia a sbagliare il rigore decisivo in una lotteria dei penalty ai Mondiali.

Il ricordo è ancora vivo: “Ho rivisto quel rigore mille volte nella mia testa. Non volevo nemmeno tirarlo. Ma eravamo rimasti in pochi a dare la disponibilità. Quando Schumacher ha parato, ho sentito il peso del mondo crollarmi addosso. In un secondo, tutto ciò che avevo fatto prima è svanito”. Bossis racconta: “La gente mi ferma ancora oggi per strada. Molti si ricordano delle mie 76 presenze, del titolo europeo dell’84. Ma so che nei cinema della mente di ogni tifoso francese sopra i cinquant’anni, io sarò sempre quello che ha sbagliato a Siviglia. Ci ho convissuto. Diventa parte della tua pelle”.

Quella notte mentre i compagni piangevano o urlavano di rabbia nello spogliatoio, Bossis rimase seduto in silenzio per più di un’ora, fissando le sue scarpe. Fu Michel Platini ad avvicinarsi, a mettergli un braccio intorno al collo e a dirgli: “Se non avessi giocato come un dio per 120 minuti, a quel rigore non ci saremmo nemmeno arrivati“. Difensore, bandiera, esteta e pioniere involontario suo malgrado: Maxime Bossis ha inaugurato la letteratura del brivido dal dischetto. Il tempo poi è stato galantuomo con Max, che due anni dopo vinceva l’Europeo da protagonista, perché in fondo il destino è sempre un mare da navigare e in quella “crêuza” di volti scuri e rigori sbagliati, la faccia allampanata di Le Grand Max non è più quella di un naufrago solitario: è la prima, bellissima faccia di un marinaio che ha saputo riprendere il largo.

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