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La campagna di Israele per indottrinare le chiese americane

NON C'È DI CHE - Show Faith ha ricevuto 4,1 milioni di dollari dal Ministero degli Esteri per condurre una vasta operazione segreta
La campagna di Israele per indottrinare le chiese americane
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Lo scorso ottobre The Times of Israel ha pubblicato una notizia clamorosa, ma nessuno se l’era filata. L’ha ribattuta l’altro ieri MintPressNews. Show Faith, una società californiana guidata dall’attivista conservatore Chad Schnitger, ha dichiarato al Dipartimento di Giustizia di aver ricevuto 4,1 milioni di dollari dal Ministero degli Esteri israeliano per condurre una vasta operazione segreta di sorveglianza e propaganda digitale che ha per bersaglio le comunità cristiane protestanti di numerosi Stati americani. Secondo i documenti depositati ai sensi del Foreign Agents Registration Act, Israele ha monitorato ricerche, geolocalizzazioni e attività web di 8 milioni di cristiani Usa e li ha imboniti con propaganda filo-israeliana e anti-palestinese per convincerli che non è mai esistito o non dovrebbe esistere uno Stato palestinese, che i palestinesi danno rifugio ai terroristi e nascondono armi nelle loro scuole e nei loro ospedali, che gli obiettivi dei palestinesi sono “genocidari”, che gli abitanti di Gaza uccidono gli operatori umanitari cristiani statunitensi che distribuiscono cibo in loco e che “Israele è il luogo di nascita di Gesù”.

Show Faith stima che in un anno questa propaganda avrà 47 milioni di visualizzazioni negli Stati Uniti.

“La campagna” spiega MintPressNews “utilizza una tecnologia sofisticata detta geofencing, che permette di registrare e tracciare qualsiasi telefono o dispositivo entri in un ambiente, in questo caso una chiesa o un college protestante; quindi Show Faith invia propaganda sionista a quei dispositivi (ricerche Google, social, applicazioni e piattaforme). I dati comportamentali (come si reagisce agli annunci, cosa si clicca e per quanto tempo si guarda un contenuto) vengono usati per adattare il messaggio a ogni bersaglio, rendendo più efficace l’indottrinamento. Il sistema accumula una quantità enorme di dati su ciascun fedele: luoghi frequentati, convinzioni, preferenze e azioni, al fine di manipolarlo meglio. Viene manipolato anche ciò che uno vede online (risultati di ricerca e feed di notizie). Nessuno dei milioni di individui presi di mira è consapevole di ciò che sta accadendo”.

Le iniziative propagandiste di Show Faith sono molteplici: lo scorso dicembre ha portato mille membri del clero Usa in Israele allo scopo di trasformarli in suoi ambasciatori non ufficiali; distribuisce “risorse pastorali” (propaganda sionista) a centinaia di chiese; e recluta pastori affinché scrivano articoli filo-israeliani sui giornali. Una mostra interattiva chiamata “October 7 Experience” mostrerà nei college cristiani le “atrocità del 7 ottobre”, illustrando “le difficoltà che l’Idf incontra mentre combatte i cattivi in territorio ostile”.

Per l’occasione, attori e atleti cristiani diffonderanno messaggi filo-israeliani: fra i possibili testimonial figurano Jon Voight, Chris Pratt, Tim Tebow, Clayton Kershaw e la stella dell’Nba Stephen Curry. Show Faith scritturerà influencer cristiani per “contrastare sui social la propaganda filo-palestinese” e creerà podcast cristiani con propaganda sionista. Inoltre ottimizzerà i motori di ricerca per aumentare la visibilità della sua propaganda “reindirizzando il traffico sulla base di parole chiave”, “assicurando che il nostro sito sia in cima a tutti i risultati di ricerca” e “dando priorità alle nostre informazioni presso gruppi demografici chiave”.

Show Faith ricorrerà infine a una nuova tecnica, detta generative engine optimization (Geo), per influenzare l’apprendimento di ChatGPT e Claude affinché esprimano posizioni favorevoli a Israele. Tutto questo daffare ha una motivazione. Il sostegno a Israele da parte dei giovani Usa, che usano i social come fonte di notizie, è crollato al 23%: l’anno scorso era al 44%. Il consenso dei giovani cristiani va dal 29% (protestanti) al 22% (cattolici). Fanno eccezione i giovani evangelici: il 47% è ancora pro-Israele poiché gli evangelici ritengono che la sua esistenza sia necessaria per la fine dei tempi, quando Gesù tornerà sulla Terra a instaurare il suo regno celeste (ciao, core). Jonathan Greenblatt, ad della Anti-Defamation League, una lobby sionista, ha dichiarato: “Abbiamo un problema TikTok, un problema Gen Z”.

Ma la tendenza è generale; l’ultimo sondaggio del Pew Research Center rileva che il 63% degli americani ha oggi un’opinione sfavorevole di Israele, nonostante gli adulti continuino a informarsi perlopiù con le tv filo-israeliane di magnati come Larry Ellison e Rupert Murdoch, amici personali di Netanyahu. Nuovo rapporto Onu: “Le prove dimostrano che i bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dai soldati israeliani, minando la capacità del popolo palestinese di esistere e di determinare il proprio futuro. E’ genocidio”. Quando il rusco è così abominevole, non ce la fai a nasconderlo sotto il tappeto neanche se ti chiami Israele.

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