Tanning nasal spray, gli esperti lanciano l’allarme sugli autoabbronzanti virali: “Possono causare nausea, vomito e problemi respiratori”
Per decenni ci siamo sdraiati al sole come lucertole felici, ignorando rughe, macchie e melanomi pur di conquistare quel color biscotto che prometteva salute, vacanze e sensualità. Poi la scienza ha iniziato a parlare chiaro: i raggi UV in eccesso accelerano l’invecchiamento cutaneo e aumentano il rischio di tumori della pelle. E così eccoci arrivati qui, nel grande regno dell’abbronzatura “senza sole”, tra mousse color caramello, spray tropicali e gocce magiche da mescolare alla crema viso. Ma davvero questi prodotti sono innocui? E soprattutto: sappiamo cosa stiamo spalmandoci addosso?
Il protagonista assoluto degli autoabbronzanti moderni è il DHA, sigla che sta per Diidrossiacetone. Nome poco sexy, diverso dal DHA acido docosaesaenoico (omega-3), ma ingrediente geniale dal punto di vista cosmetico. È un additivo colorante che reagisce con gli aminoacidi presenti nello strato più superficiale della pelle. Il fenomeno è noto come “Reazione di Maillard”, la stessa doratura che dà al pane la sua crosta scura o alla bistecca scottata il suo aspetto inconfondibile, a cui tanto tengono i giudici degli show cooking televisivi. Insomma: la pelle non si abbronza davvero, si pigmenta superficialmente.
La Food and Drug Administration statunitense spiega chiaramente nel documento “Sunless Tanners & Bronzers” che il DHA è approvato solo per uso esterno sulla pelle e non deve assolutamente essere inalato né entrare in contatto con mucose, occhi e labbra. Ed è qui che la faccenda si fa interessante. Perché mentre la classica crema applicata sul corpo pone problemi relativamente limitati, gli spray autoabbronzanti nebulizzati a casa o nei centri estetici aprono qualche interrogativo in più. La stessa FDA avverte che nei trattamenti spray è difficile evitare l’inalazione accidentale e raccomanda protezioni specifiche per occhi, naso e bocca. L’agenzia sottolinea che i rischi dell’esposizione interna al DHA non sono ancora del tutto chiariti. Non significa automaticamente che lo spray sia pericoloso, ma che il principio di prudenza è da prendere in considerazione.
La questione più curiosa, però, è anche un’altra: moltissime persone credono che l’autoabbronzante protegga dal sole. Niente di più falso. Un colorito ambrato non equivale a una pelle difesa. La FDA richiede addirittura un’avvertenza obbligatoria sui prodotti privi di filtri solari con una dicitura “Attenzione. Questo prodotto non contiene crema solare e non protegge dalle scottature solari. L’esposizione ripetuta di pelle non protetta durante l’abbronzatura può aumentare il rischio di invecchiamento cutaneo, cancro della pelle e altri effetti dannosi sulla pelle anche se non si brucia. (Titolo 21 del Codice dei Regolamenti Federali, Sezione 740.19)”. Una pelle apparentemente bronzea può quindi scottarsi esattamente come una pelle chiarissima.
Ma il marketing continua a giocare sull’equivoco della pelle sana. Nomi evocativi come golden glow, sunkissed o effetto vacanza suggeriscono benessere naturale, ma spesso dietro il colore perfetto si nasconde una lista ingredienti lunghissima fatta di profumi sintetici, conservanti, siliconi e coloranti temporanei. Non tutti problematici, certo, ma nemmeno sempre delicati. Secondo il British Beauty Council, il mercato dell’autoabbronzante dovrebbe raggiungere i 746,3 milioni di sterline entro il 2027. Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha cercato quindi di capire meglio cosa accada davvero quando il DHA reagisce con la pelle.
La revisione sistematica del 2026 “Clinical use and safety of self-tanner (topical dihydroxyacetone) in Dermatology” ha analizzato 16 studi scientifici disponibili sul DHA e conferma che l’uso topico appare generalmente sicuro, ma evidenzia anche la necessità di ulteriori dati sugli effetti a lungo termine e sull’esposizione per inalazione. Inoltre, nel documento si legge che “Rimangono preoccupazioni sulla formazione dei radicali liberi cutanei e sull’assorbimento dei prodotti”.
Anche l’idea dell’autoabbronzante naturale merita una parentesi. Molti prodotti si presentano come green grazie all’aggiunta di aloe, cocco, tè verde o estratti botanici tropicali. Ma il DHA, pur derivando spesso da zuccheri vegetali fermentati, resta comunque una molecola chimicamente trasformata. Naturale non significa automaticamente innocuo, così come sintetico non significa automaticamente tossico. È una distinzione che il marketing cosmetico tende a sfumare con grande abilità.
La moda delle Tanning nasal spray
Negli ultimi anni, poi, è esplosa la moda delle “Tanning nasal spray”, spray nasali che promettono abbronzatura rapida stimolando la melanina. Qui però entriamo in un territorio molto più rischioso. Le autorità britanniche hanno lanciato un forte allarme su questi cosiddetti spray abbronzanti nasali, sempre più diffusi su TikTok e Instagram, spesso venduti in aromi accattivanti come pesca, bubble gum o fragola. Secondo il Chartered Trading Standards Institute (CTSI), l’organismo professionale britannico che rappresenta gli esperti di tutela dei consumatori e controllo del commercio nel Regno Unito, questi spray non regolamentati possono provocare nausea, vomito, aumento della pressione, irritazioni respiratorie e sono persino sospettati o associati in alcuni studi e segnalazioni al melanoma, una forma aggressiva di tumore della pelle. La preoccupazione maggiore riguarda però il Melanotan 2, un ormone sintetico non approvato dalle autorità sanitarie. Il tema è esploso nel Regno Unito anche dopo l’inchiesta della BBC che ha raccontato la storia di Edith Eagle, finita in ospedale dopo aver usato uno spray acquistato online: la donna ha descritto la sensazione come “soffocare e annegare dentro il proprio corpo”. Secondo le indagini giornalistiche della BBC, questi prodotti vengono spesso venduti senza etichette chiare, controlli o informazioni complete sugli ingredienti. Gli esperti avvertono inoltre che l’inalazione ripetuta potrebbe causare problemi respiratori cronici e denunciano il rischio che questi prodotti vengano promossi soprattutto tra i giovanissimi come nuova moda beauty “virale” dei social. Per questo il CTSI invita a evitare qualunque prodotto abbronzante da inalare o ingerire, preferendo invece autoabbronzanti tradizionali regolamentati e acquistati da rivenditori affidabili.
Una maggiore consapevolezza
Forse allora vale proprio la pena usare questi prodotti con maggiore consapevolezza: leggere le etichette, prestare attenzione alle formulazioni spray, non confondere mai il colorito dorato con una protezione solare. Sono precauzioni semplici, ma tutt’altro che secondarie. La verità è che il nostro rapporto con la pelle resta profondamente emotivo. Vogliamo sembrare radiosi, riposati, luminosi. L’abbronzatura continua a evocare libertà, estate, vitalità, anche quando arriva a febbraio da una bomboletta spray nel bagno di casa. E forse non si tratta né di demonizzare gli autoabbronzanti, che rispetto alle lampade UV restano comunque una scelta più prudente, né di considerarli innocui “miracoli cosmetici”. Piuttosto, si tratta di imparare a usarli con consapevolezza. Questo significa leggere l’INCI, evitare formulazioni eccessivamente profumate in caso di pelle sensibile, fare sempre una prova su una piccola area e non inalare mai prodotti nebulizzati. Ma soprattutto ricordare un punto essenziale: il colorito dorato non sostituisce la protezione solare. Perché forse la vera rivoluzione, oggi, è un’altra: smettere di misurare la bellezza estiva in base al grado di “cottura” della pelle, e tornare a considerare la pelle sana semplicemente come una pelle viva, non necessariamente più scura.