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Achraf Hakimi andrà a processo per stupro: il capitano del Marocco è il secondo caso ai Mondiali

La corte d’appello di Versailles ha confermato la richiesta della Procura: "Ci sono prove sufficienti" contro il terzino del Psg
Achraf Hakimi andrà a processo per stupro: il capitano del Marocco è il secondo caso ai Mondiali
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La corte d’appello di Versailles, in Francia, ha confermato che il capitano della Nazionale marocchina Achraf Hakimi andrà a processo con l’accusa di stupro. “Le indagini condotte – si legge nel comunicato stampa – hanno portato la camera inquirente a concludere che vi siano prove sufficienti a giustificare il suo rinvio a giudizio“. Il giocatore del Paris Saint-Germain, impegnato oggi nella seconda partita dei Mondiali contro la Scozia, ha sempre negato le accuse. È il secondo giocatore che partecipa alla Coppa del Mondo mentre su di lui pende un’accusa di violenza sessuale. L’altro caso riguarda il centrocampista del Ghana Thomas Partey, a sua volta in attesa di processo in Gran Bretagna: ha sette capi d’accusa per stupro. Il Canada ha negato il visto a Partey proprio per questa ragione, impedendogli di giocare la prima partita del Mondiale a Toronto.

L’inchiesta su Hakimi era cominciata più di tre anni fa, quando il 25 febbraio 2023 una giovane donna si è presentata alla stazione di polizia di Nogent-sur-Marne per accusare il terzino marocchino del Psg, ex Inter. Hakimi ha sempre contestato le accuse della donna, ma dopo anni di indagine la procura di Nanterre ad agosto scorso ha chiesto il rinvio a giudizio, spiegando che il racconto della donna era “coerente, nello svolgimento e nella durata, con i messaggi inviati dalla vittima all’amica“. Nello specifico, la donna, allora 24enne, raccontò di aver conosciuto Hakimi nel gennaio 2023 su Instagram e di essere andata a casa sua con un’auto privata prenotata dal giocatore. Spiegò che il giocatore l’aveva baciata e poi toccata senza il suo consenso prima di violentarla. Aggiunse di essere riuscita a respingerlo e specificò che un’amica, contattata tramite messaggio, era venuta a prenderla.

Già a febbraio il tribunale francese aveva disposto il processo per Hakimi, ma la sua legale Fanny Colin aveva presentato ricorso contro la sentenza del giudice istruttore. Perso anche il ricorso, rimarrebbe la possibilità di rivolgersi alla Cassazione francese, ma per ora l’avvocata del due volte campione d’Europa con il PSG non ha commentato questa ipotesi. Per il momento la data del processo non è stata ancora fissata. Rachel-Flore Pardo, l’avvocata che rappresenta la querelante, ha dichiarato che, dopo oltre tre anni di procedimenti legali, “e dopo essere stata diffamata e trascinata nel fango dalla difesa di Achraf Hakimi”, la decisione del tribunale “porta alla mia cliente un senso di sollievo e speranza“. “Sollievo per il fatto che sia stata ascoltata dalla giustizia e che il suo caso verrà discusso in tribunale“, ha affermato Pardo in una dichiarazione.

Non appena la sentenza della Corte d’Appello è stata emessa, Hakimi ha dichiarato su X di “attendere con ansia” il processo, aggiungendo: “Finalmente potrò parlare“. “La giustizia mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: ‘Se non fossi famoso, non ci sarebbe mai stato un caso'”, ha scritto il terzino 27enne. “Ho scelto di rimanere in silenzio per anni. Credevo che mantenendo la dignità, essendo paziente e confidando nel sistema giudiziario, si sarebbero potute prendere le decisioni giuste“, ha aggiunto il capitano del Marocco, sostenendo che il caso sia stato dannoso non solo per lui, ma anche per la sua famiglia, “e soprattutto per la verità“. “Aspetto questo processo dal primo giorno. E ora lo aspetto con impazienza. Finalmente potrò parlare”, ha concluso Hakimi.

Pur non avendo rilasciato commenti ufficiali, il Psg intende tutelare privatamente il proprio giocatore, facendo affidamento sulla presunzione di innocenza, dato che Hakimi ha sempre negato le accuse. La giovane donna che ha denunciato questi fatti ha dichiarato giovedì a Mediapart, nella sua prima apparizione pubblica, di volere “un processo per difendermi, per essere ascoltata”. “Voglio essere creduta“, ha aggiunto. “Non è mai piacevole per la mia cliente vedere l’uomo che accusa di stupro”, sottolinea la legale Pardo, per la quale “c’è ancora molta strada da fare nella lotta contro la violenza sessuale nel mondo del calcio maschile“.

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