Per Mentana La7 è la ‘Tele anti Meloni’: che male c’è? Ora non si tiri fuori la storiella del pluralismo
Ha destato scalpore e la solita prevedibile serie di commenti una recente presa di posizione di Enrico Mentana riguardo alla linea politica della rete televisiva in cui lavora ricoprendo incarichi di vertice. Tutto è cominciato sotto i miei occhi, a Tv talk. Si parlava con vari ospiti delle tendenze dell’informazione televisiva quando Mentana ha espresso una sua visione delle cose che ha provocato una certa sorpresa: se nel panorama televisivo italiano esiste una teleMeloni, bisogna riconoscere che in queste stagioni La7 ha svolto il ruolo di TeleantiMeloni.
Ovviamente la lettura è stata subito ripresa, sottolineata e diffusa dagli ambienti filogovernativi che hanno visto nelle parole di Mentana l’occasione per smentire tutte le polemiche sul telemelonismo. Ma la storia non si è esaurita perché pochi giorni dopo, negli incontri previsti annualmente a Dogliani, è toccato proprio a Mia Ceran, già protagonista del primo confronto, il compito di intervistare il direttore del TgLa7. E la questione ovviamente è riemersa, con Mentana che ha avuto tempo e modo di chiarire la sua posizione e di approfondire la sua analisi, osservando come l’antitelemelonismo di La7 si manifesti per esempio nella presenza prevalente, nei numerosi talk della rete, di ospiti dichiaratamente appartenenti all’area dell’opposizione al governo di destra.
Tutto ciò è molto evidente, direi inconfutabile, ma mi permetto di avanzare due obiezioni, la prima è un dettaglio, la seconda invece è radicale. La prima: forse sarebbe utile notare anche le sfumature dell’antimelonismo che si annida nei programmi di La7, osservare con che motivazioni e con che toni si manifesta, verificare come la critica al governo sia accompagnata in alcuni programmi da una critica non meno dura al lavoro dell’opposizione. A me personalmente piacerebbe sapere quali sono i motivi dell’avversione di Lilli Gruber nei confronti di Elly Schlein e della sua politica, apparsa in tutta evidenza nella lettura catastrofistica dei risultati del primo turno di amministrative.
Ma lasciamo da parte questi dettagli e consentitemi una domanda radicale: e se anche fosse? Se anche fosse vero, come sostanzialmente è, che La7 è profondamente, decisamente antimeloniana, antigovernativa, sempre critica nei confronti degli esponenti della maggioranza, dei loro atteggiamenti e delle loro posizioni, ebbene: che male ci sarebbe? Che male c’è se una rete privata, sia chiaro privata, che anche in considerazioni di scelte dettate dal marketing e dall’analisi del suo potenziale pubblico (qui nessuno è ingenuo) sceglie una linea così netta portandola avanti (sia chiaro anche questo) senza falsificazioni della realtà ma grazie a una sua lettura della realtà?
Spero che nessuno tiri fuori a questo punto la storiella del pluralismo, perché con cinque reti (e mezzo, visto il destino di Rai3) smaccatamente appiattite sul governo credo non sia proprio il caso. A meno che non si voglia pensare che tutte quelle reti nei loro programmi di informazione siano un esempio di obiettività tenendo ben separati i fatti dalle opinioni (ahahah…) mentre La7 è di parte, faziosa, ideologica ecc. Ma questo sono certo che non lo pensa neppure Mentana.