“Dimmi, puoi trasformare una capra in un cammello?”
Dalle novelle apocrife di Michail Zoscenko. Poco prima di Capodanno il direttore cominciò a fare strani sogni: cammelli che lo fissavano imploranti e gli chiedevano: “Che dobbiamo fare?”. Si svegliava madido di sudore e passava l’intera giornata esausto. Alla fine non ce la fece più e chiamò l’economista: “Dimmi, puoi trasformare una capra in un cammello?” L’economista scoppiò a ridere: era importante saper apprezzare le battute del capo. Ma appena incrociò il suo sguardo serio, smise subito. “I-in che senso?” balbettò. “Nel senso letterale!” tuonò il direttore. “Forse sarebbe meglio chiamare dei tecnici zootecnici”, suggerì l’economista, ormai visibilmente terrorizzato. “Sa, non sono esperto nell’allevamento di nuove specie…” “Te le do io le nuove specie!” lo interruppe il direttore. “Mi prendi in giro? Non servono i tecnici zootecnici: bisogna trasformare le capre in cammelli sulla carta! O anche questo lo capiscono meglio di te i tecnici? Quante capre equivalgono a un cammello?” L’economista fece un rapido calcolo. “Fatto!” disse sollevato. “Bene. Vuoi tenerti il segreto?” “N-no”. “Quante?” “Undici”. “Perfetto. Abbiamo un po’ di tempo prima della verifica. Agisci. Tutte le capre in eccesso, trasformale in cammelli: ne abbiamo troppo pochi”.
Mezz’ora dopo, l’economista rientrò nell’ufficio del direttore. “Già pronto?” chiese il direttore. “Non ancora. Volevo chiedere: e le corna?” “Quali corna?” “Sa, compagno direttore, le capre hanno le corna, mentre i cammelli, come noto, no”. “E allora? Devi per forza trasformare le capre in cammelli con le corna? È la prima volta che vedo un economista così stupido…” Un’ora dopo, l’economista tornò dal direttore. “Ecco il calcolo completo”, disse, posando un foglio sulla scrivania. “Dalle nostre capre in eccedenza possiamo ottenere quaranta cammelli e mezzo, esattamente mezzo cammello sopra il piano quinquennale”.
“Dimmi, caro: sei un economista a pieno titolo?” “I-in che senso?” “Nel senso letterale. Con la tua prontezza mentale potresti trasformarti in mezzo economista. O in due addetti alle pulizie. Perché mi confondi le idee? A cosa mi serve mezzo cammello? Trasforma mezzo cammello di nuovo in capre, aggiungi qualche pecora e poi trasformale di nuovo in cammelli, no? Ma senza frazioni! Qual è la norma di conversione delle pecore in capre?” “Quattro pecore equivalgono a sette capre”. “Bene. Allora agisci”. “D’accordo, compagno direttore”. Non si mosse. “Cosa c’è?” “M’è venuta un’idea, compagno direttore…” “E quale?” “Per rendere più facile trasformare le capre in pecore, le pecore in cavalli, i cavalli in cammelli, dovremmo sviluppare l’allevamento, così da avere abbondanza di tutto…” “Sì, mezzo economista per te è ancora troppo. Zero virgola quattro è più giusto”.
Dalle novelle apocrife di Kozma Prutkov. In un ristorante russo di Parigi, mentre mangiavo dei pirozhki fritti con ripieno di carne e cavolo, dietro di me esplose il suono di una fisarmonica. Mi giro: c’era un artista sulla cinquantina, con camicia ricamata, stivali neri, cintura. Una caricatura del russo tipico. Suonava e cantava con malinconia: “Dove trovare una suocera / che mi dia tre rubli?” Gli chiedo: “A cosa servono tre rubli?” “Per vivere!” “E a Parigi bastano?” Sorrise tristemente: “No. Servirebbero dieci suocere”.