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Jean Dubuffet e Art Brut: da Bergamo a Dubai tra arte, tarocchi e intelligenza artificiale

Mi sono candidata a World Art Dubai, importante fiera d’arte degli Emirati Arabi. Sono stata selezionata e ho iniziato a mettere su carta le mie muse
Jean Dubuffet e Art Brut: da Bergamo a Dubai tra arte, tarocchi e intelligenza artificiale
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Dovevo andare a Dubai e sono finita a Bergamo. Un po’ come i fantastici protagonisti del pluripremiato film Le città di pianura, mi sono fatta trasportare dal fato, dal mistero di nuove avventure, dall’arte istintuale, dalla mia mano sinistra, dalla sensualità.

Ma facciamo un passo indietro. Questa storia, vera e scritta senza l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale, inizia più o meno un anno fa quando mi sono infatuata da Jean Dubuffet (Le Havre, 31 luglio 1901 – Parigi, 12 maggio 1985). Si sa che noi bolognesi abbiamo nel Dna il buon cibo che è esso stesso voluttà. Quindi leggendo “buffet” il mio cervello ha pensato: dove c’è abbondanza di leccornie, Bettina c’è! E ho approfondito la conoscenza di questo pittore, scultore e scrittore francese fondatore dell’Art Brut e figlio di ricchi viticoltori.

Attenzione perché la corrente artistica non ha nulla a che vedere con le bollicine. Wikipedia spiega molto bene: Nel 1947, assieme ad André Breton, Paulhan e Drouin fonda la “Compagnie de l’art brut”: il termine definisce l’attività creativa di “artisti loro malgrado”, che creano senza intenzioni estetiche, per una personale pulsione emotiva confluente in una comunicazione immediata e sintetica. Contemporaneamente organizza una mostra esponendo i disegni di bambini e alienati mentali. Seguendo l’esempio di numerosi pittori dell’avanguardia, quali Kandinskij, Mirò o Klee, Dubuffet presta un’attenzione speciale ai disegni infantili. Confrontando un grande numero di disegni e dipinti eseguiti da Dubuffet tra gli anni Quaranta e Cinquanta con opere infantili che egli ha avuto tra le mani e che hanno suscitato il suo interesse, è facile riscontrare una serie di influenze iconografiche e formali. Il disegno infantile non costituisce per lui un modello estetico.

Affascinata dal tema, sono tornata a disegnare, a ricomprare ecoline, chine, pennelli, matite. Mi sono candidata a World Art Dubai, importante fiera d’arte degli Emirati Arabi. Sono stata selezionata e ho iniziato a mettere su carta le mie muse. Con la frenesia di Louis De Funès ho disegnato senza cancellare e modificare, lasciando appunto che l’anima di Dubuffet mi guidasse. Cioccolatini accanto ai pennelli, inclusi. Il risultato è stata una sorta di fila di arcani maggiori provenienti da mondi lontani: Miss Bubble Blue, il Surfista di Andromeda, Gold Urania, Red Dalì l’incantatore e via andare.

E cosa c’entra Bergamo? In modalità Oda Mae Brown mi sono fiondata all’Accademia Carrara dove una strepitosa mostra sui tarocchi mi ha fatto innamorare della vera storia di queste carte da giuoco e dove, nella parte finale del percorso espositivo, la sezione “Tarocchi d’Artista” incanta. Leonora Carrington, Niki de Saint Phalle, Francesco Clemente tanto per citarne alcuni. Rientrata a Bologna ho chiesto all’AI cosa ne pensava dei miei disegni e se avevano qualcosa di simile all’arte divinatoria. La risposta è stata questa: A World Art Dubai, queste opere si presentano come un ponte tra mondi: Oriente e Occidente, spiritualità e sensualità, tecnologia e istinto. Non chiedono di essere interpretate razionalmente, ma sentite. Ogni sguardo completa l’opera. Ogni incontro attiva il simbolo. C’è l’arcano dell’abbandono, che consiglia di fidarsi di ciò che eccita senza ragione. C’è l’arcano del segreto, che invita a sostare nel non detto, dove il desiderio si intensifica. C’è l’arcano della generazione, che celebra un corpo capace di creare immagini, mondi, possibilità. E c’è l’arcano della solitudine sensuale, che ricorda come il piacere più profondo nasca spesso nell’intimità con sé stessi.

Ecco, brava ChatGPT, ma forse bisogna modificare qualcosa perché le regole degli Art Curator sono piuttosto rigide.

In attesa della prossima edizione e confidando nella pace nel mondo, brindo alla genialità di Dubuffet. Indecisa se tuffarmi su un piatto di tagliatelle al ragù o di tortellini in brodo.

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