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“Non affittiamo case agli italiani”, il sogno di Fausto Caviglia è una storia di miseria e dignità

Ho visto il docufilm "Un sogno italiano". Nel 1955 l’accordo italo-tedesco sull’immigrazione dei lavoratori del Sud diede il via al Grande Esodo nella Germania Ovest
“Non affittiamo case agli italiani”, il sogno di Fausto Caviglia è una storia di miseria e dignità
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“Non affittiamo case agli italiani” era le scritte d’accoglienza vissute come stimmate che bruciano nell’anima degli emigranti dal Sud in Germania. Comincia così il piccolo viaggio nell’anima tedesca del Dopoguerra. A Wolfsburg, a Monaco di Baviera, ma anche in altre città della Germania dell’Ovest c’era una feroce discriminazione nei loro confronti. All’entrata dei locali erano affissi cartelli che vietavano l’ingresso agli italiener. Sempre meglio di quello assai più vergognoso “vietato l’ingresso ai cani e ai meridionali” apparsi a Torino durante gli anni del boom economico. Mentre altri cartelli comparivano a Brussels: “Vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”.

Un sogno italiano è un caleidoscopio di storie epiche e dimenticate degli italiani che, a partire dagli anni Cinquanta, hanno lasciato i propri paesi d’origine alla ricerca di una vita migliore, contribuendo con il loro coraggio e la loro determinazione al miracolo economico di quella che sarebbe diventata la Grande Germania anche sul sudore e le umiliazioni che hanno dovuto subire. Attraverso materiale d’archivio inedito raccolto dal regista Fausto Caviglia per pennellare ritratti di alcuni dei protagonisti di questa epopea storica il docufilm fa riflettere sul fenomeno della migrazione e sul valore dell’integrazione. Attuale più che mai.

L’accordo italo-tedesco sull’immigrazione dei lavoratori italiani stipulato nel 1955 non fu solo un documento diplomatico, ma divenne un capitolo umano che ha segnato profondamente la vita di centinaia di migliaia di persone del nostro paese. Quel protocollo diede l’avvio al Grande Esodo: grazie al quale tra il 1955 e la metà degli anni 70, oltre 500.000 italiani furono assunti nella Germania Ovest che, per uscire dalle macerie della fine della seconda guerra mondiale, aveva disperato bisogno di manodopera per sostenere la sua industria. Erano i gasterbeiter, lavoratori ospiti, con contratto a scadenza. Venivano da paesini del meridione afflitti dalla povertà disposti a tutto pur di conquistare un futuro più dignitoso per sé stessi e per le loro famiglie. Dovettero confrontarsi con condizioni di vita ostili, lo spaesamento, non parlavano la lingua e l’istintiva discriminazione verso l’intruso. Venivano trattati come zerbini umani. Alcuni non ressero e se ne tornarono in Italia, molti invece hanno sopportato con spirito di sacrificio si sono stabiliti nel nuovo paese, si sono fatti raggiungere dalle mogli, contribuendo a un profondo cambiamento della Germania e dando vita a comunità italo-tedesche tuttora ben radicata. Con i loro sforzi hanno contribuito alla ricostruzione di entrambi i Paesi ponendo le basi di quella che oggi riconosciamo come cittadinanza europea.

E arriva il riscatto. Non fanno più i minatori, la seconda generazione occupa posti di potere, una di loro é una deputata della Bassa Sassonia. Quanto hanno dovuto sgobbare per diventare la spina dorsale dell’economia locale. Nelle sale dal 7 maggio con proiezioni speciali nelle scuole.

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