Spirit Airlines è fallita: la compagnia Usa era in crisi da tempo. Fatale l’aumento dei costi del carburante
Spirit Airlines era da tempo in difficoltà, ma a dare il colpo di grazia è stata la crisi energetica e l’aumento del costo del cherosene a causa del conflitto in Iran. La compagnia low cost statunitense ha chiuso per sempre la propria attività dopo 43 anni di servizio, diventando il primo importante vettore americano a interrompere le proprie operazioni in quasi 25 anni. Restano a casa 17mila dipendenti mentre milioni di passeggeri in possesso di biglietti Spirit dovranno trovare soluzioni di viaggio alternative.
“Abbiamo avviato una cessazione ordinata delle nostre operazioni, con effetto immediato”, si legge nella comunicazione ufficiale di Spirit arrivata nella notte degli Stati Uniti. “I nostri clienti non devono recarsi in aeroporto” perché dal 2 maggio i voli non saranno più effettuati. La notizia arriva dopo giorni di intense trattative tra la Casa Bianca e una compagnia in profonda difficoltà. Il vettore fondato nel 1983 infatti era già alla seconda procedura per salvarsi dal fallimento e aveva ridotto la sua flotta a 95 aerei: mentre gli altri facevano utili, Spirit ha chiuso il 2025 con 2,76 miliardi di dollari di perdite, come riporta Engine Cowl. Savanthi Syth, analista del settore aereo alla banca d’investimento Raymond James, ha spiegato alla Bbc che l’impennata dei costi del carburante ha di certo contribuito alla fine della compagnia, ma solo accelerando i tempi: “Se non fosse stato per la crisi del carburante, Spirit se la sarebbero cavata bene per tutta l’estate; oltre l’estate, direi che la situazione sarebbe rimasta comunque precaria”.
Da tempo la low cost stava cercando di salvarsi sperando di raggiungere un accordo con l’amministrazione di Donald Trump. Il piano di salvataggio si doveva aggirare intorno ai 500 milioni di dollari: una cifra troppo alta che ha fatto storcere il naso a molti creditori. Le trattative avrebbero portato il governo a controllare il 90% della compagnia ma, come ha dichiarato a Reuters il Segretario ai Trasporti Sean Duffy, salvare Spirit Airlines sarebbe stato come “buttare soldi al vento“. Per questo motivo il vettore chiude definitivamente, un evento raro considerando che l’ultima volta che accadde fu la Midway Airlines che cessò le attività dopo gli attentati dell’11 settembre 2001.
Le conseguenze della chiusura di Spirit ricadranno comunque su milioni di viaggiatori. Secondo la società di analisi aeronautica Cirium, la compagnia low cost ha circa 9mila voli programmati per tutto il mese di maggio, per un totale di 1,8 milioni di posti. Spirit ha però garantito rimborsi automatici per tutti i voli acquistati tramite carta di credito o debito. Chi invece ha prenotato tramite agenzia dovrà contattare direttamente la società presso cui si è prenotato il viaggio per richiedere indietro i soldi. Il vettore non è stato però in grado di rimborsare i passeggeri per altri correlati come gli alloggi e le prenotazioni nelle destinazioni.