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Primo maggio, Landini: “Basta propaganda. Il decreto non dà un euro”. Meloni: “Con noi 1,2 milioni di occupati in più”. Ma nell’ultimo anno sono scesi

Il segretario generale della Cgil dalla manifestazione di Marghera: "960 milioni di euro alle imprese. E non si cancellano i contratti pirata". Fumarola (Cisl): "Indennità di vacanza contrattuale troppo bassa". Bombardieri: "Bene gli incentivi condizionati ma c'è molto da fare". I tre leader condividono l'urgenza di chiudere l'accordo sulla rappresentanza con le organizzazioni delle imprese
Primo maggio, Landini: “Basta propaganda. Il decreto non dà un euro”. Meloni: “Con noi 1,2 milioni di occupati in più”. Ma nell’ultimo anno sono scesi
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“Questo è il governo che parla di salario giusto e poi non aumenta i salari ai suoi dipendenti. E’ il governo che non sta riducendo la precarietà, che sta favorendo la fuga dei giovani dal nostro Paese. Quindi è il momento di dire basta propaganda e di provare a risolvere i problemi che fino ad ora non ha risolto”. Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, dalla manifestazione per il Primo maggio a Marghera che lo vede sul palco insieme ai segretari Daniela Fumarola della Cisl e Pierpaolo Bombardieri della Uil, ha commentato così le parole della premier Giorgia Meloni. Che su X aveva scritto che questa “è la festa di chi ogni giorno, con impegno, sacrificio e dignità, manda avanti l’Italia. Ed è anche il giorno in cui la politica deve misurarsi con i fatti“. Rivendicando che il suo governo è intervenuto “ogni anno con misure concrete per migliorare la condizione dei lavoratori italiani” e da ultimo con il decreto sul “salario giusto” approvato martedì scorso.

I tre leader dei sindacati confederali, non pienamente concordi nel giudizio su quel provvedimento, hanno comunque condiviso l’urgenza di chiudere, a 12 anni da quello del 2014 rimasto di fatto lettera morta, l’accordo sulla rappresentanza con le organizzazioni datoriali: in ballo c’è la valutazione dell’effettivo diritto di negoziare contratti collettivi validi per tutti i lavoratori di un determinato settore (erga omnes), mettendo fuori gioco i contratti pirata.

Le rivendicazioni di Meloni e i nuovi dati

La premier su X ha come sempre rivendicato che “in questi anni i risultati sono arrivati: l’Italia ha oltre 1 milione e 200 mila occupati in più, 550mila precari in meno e ha raggiunto il livello più alto di occupazione femminile della sua storia. Sono numeri che non risolvono tutto, ma che raccontano una direzione chiara e un cambio di passo reale”. Peccato che i dati Istat diffusi ieri dicano che a marzo 2026 abbiamo 30mila occupati in meno rispetto a marzo 2025 mentre gli inattivi – quelli che non hanno un impiego e non lo cercano – sono cresciuti di 351mila. Ed è solo per questo che i disoccupati sono calati di 304mila.

Landini: “Rivalutare i salari in base a inflazione reale”

“Il problema è aumentare sostanzialmente i salari“, rimarca Landini, ricordando la trattativa “molto importante aperta con le associazioni imprenditoriali” sulla rappresentanza. “i lavoratori e le lavoratrici devono avere il diritto di votare gli accordi e i propri delegati e ogni sindacato deve essere misurato in base a quanti iscritti e quanti voti ha e la stessa cosa deve valere per le imprese. Questa è la battaglia che vogliamo fare e per questo bisogna arrivare poi a delle leggi che sostengano questi accordi, perché i contratti pirata siano fuori legge”. Poi rilancia u progetto che somiglia molto alla scala mobile: “Se ragioniamo di aumentare i salari noi abbiamo bisogno che nel rinnovo dei contratti si richiedano salari che vadano oltre l’inflazione e che si conquisti, così come è stato fatto in tanti accordi, un sistema che permetta annualmente di rivalutare i salari in base a quella che è l’inflazione reale che esiste”.
Il decreto lavoro e sul “salario giusto”? “Non dà un euro ai lavoratori: 960 milioni di euro vanno alle imprese, ai lavoratori da domani non cambia nulla, non c’è l’aumento di un euro”. Quanto ai contratti pirata, il decreto “non li cancella”.

Fumarola: “Indennità di vacanza contrattuale troppo bassa”

Più aperturista la leader della Cisl, Daniela Fumarola, secondo cui il decreto “dà delle prime risposte che noi analizzeremo nel merito”. Ma “non ci convince invece un’indennità di vacanza contrattuale tanto esigua da essere più conveniente (per le imprese ndr) dei rinnovi. Chiediamo un incremento consistente nell’iter di conversione del decreto”, spiega, riferendosi all’adeguamento pari al 30% dell’inflazione Ipca prevista sui contratti scaduti. Fumarola insiste che “bisogna aumentare salari e pensioni. Rinnovare tutti i contratti scaduti, pubblici e privati. Non è possibile avere contratti che da 14 anni aspettano un rinnovo. Alle imprese diciamo: è il momento di redistribuire e di riconoscere il valore del lavoro. Perché senza lavoro non c’è impresa e neanche crescita”. E le pensioni, aggiunge, “non possono più essere il bancomat occulto del Paese”.

Il messaggio è che “il lavoro dignitoso si realizza attraverso la contrattazione, la partecipazione. Il lavoro dignitoso non è il superamento dell’uomo e del lavoratore e della lavoratrice. L’algoritmo deve essere governato attraverso la contrattazione, non deve spaventarci l’intelligenza artificiale, ma non possiamo consentire alle imprese di sostituire il lavoro delle persone con un algoritmo”.

Bombardieri: “Bene gli incentivi condizionati. Avanti sulla rappresentanza”

Il più positivo nel giudizio sul decreto lavoro è stato il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri. “Sosteniamo dai tempi del Covid che i soldi debbano essere dati in modo condizionato, quindi lo abbiamo condiviso nel decreto e tanto più condividiamo l’affermazione della presidente del Consiglio sul fatto che le risorse pubbliche devono andare solo a chi rispetta i lavoratori e non usa i contratti pirata”. Anche se “è chiaro che c’è ancora molto da fare. Rilanciamo, dicendo che dobbiamo lavorare sui contratti e che quindi bisogna subito cominciare a pensare alla detassazione degli aumenti contrattuali per il 2027 e 2028″.

Poi ha concordato comunque sull’importanza di chiudere l’accordo sulla rappresentanza e chiesto “coraggio” in quel senso alle associazioni datoriali: “Chiudiamo il cerchio e facciamo l’accordo, non nascondiamoci dietro tatticismi. Bisogna avere coraggio, bisogna chiudere l’accordo sulla rappresentanza e dire a questo Paese quali sono i contratti che valgono erga omnes. Dobbiamo avere coraggio anche noi sindacati. Dobbiamo andare nel settore privato, così come accade già nel settore pubblico, a un election day che dia la possibilità a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori di votare ed eleggere, nel segreto dell’urna, i propri rappresentanti sindacali. Così dimostreremo alla politica, fatemelo dire con un pizzico di orgoglio, che quando si vota nei posti di lavoro, va alle urne oltre il 90% degli aventi diritto. E l’80% sceglie Cgil, Cisl e Uil”.

Parlando dei morti sul lavoro, ha aggiunto che “bisogna istituire l’omicidio sul lavoro e fare una Procura speciale, certe sentenze sono un insulto alla memoria delle vittime. Ogni lavoratore ha il diritto di tornare a casa sano e salvo”.

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