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Il governo rivede al ribasso la spesa sanitaria in rapporto al pil: quest’anno sarà al 6,4% (contro il 6,5% previsto)

A bocce ferme, la quota è poi destinata a rimanere invariata per un quadriennio: vista l'inflazione, in termini reali ci sarebbero meno risorse. Dipenderà però dalle scelte che il governo Meloni e quello che uscirà dalle urne nel 2027 faranno nelle prossime leggi di Bilancio
Il governo rivede al ribasso la spesa sanitaria in rapporto al pil: quest’anno sarà al 6,4% (contro il 6,5% previsto)
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La spesa sanitaria in valore assoluto aumenta. Ma il dato che conta, cioè il suo andamento rispetto al pil, resta al palo. Nel Documento di finanza pubblica appena approvato, il governo Meloni mette nero su bianco una traiettoria che, almeno nel medio periodo, punta più alla stabilizzazione che all’espansione. I dati tendenziali dicono che quest’anno, contando i poco più di 2 miliardi aggiuntivi previsti dall’ultima manovra, si attesterà a 148,5 miliardi, in aumento del 4,9%. Ma l’incidenza sul prodotto si fermerà al 6,4%: un decimo sopra il 6,3% del 2025, ma sotto il 6,5% indicato in autunno dal Dpfp.

La quota è poi destinata a rimanere invariata per un quadriennio. Se si tiene conto della risalita dell’inflazione causa guerra in Iran, varrebbe a dire che in termini reali ci saranno meno risorse. Questo dipenderà però dalle scelte che il governo Meloni e quello che uscirà dalle urne nel 2027 faranno nelle prossime leggi di Bilancio. Al momento, a bocce ferme, nel triennio 2027-2029 la spesa è attesa salire in media del 2,4% l’anno passando a 151,2 miliardi nel 2027, 155,1 nel 2028 e 159,4 nel 2029. Una dinamica trainata da gli oneri a regime dei rinnovi contrattuali del personale sanitario e l’eredità permanente delle misure del Pnrr sulla sanità territoriale, per quanto per ora realizzato solo in piccola parte. L’incremento sarebbe però inferiore a quello del Pil nominale (+2,6%): un differenziale minimo ma sufficiente a congelare il rapporto.

Il nodo più complesso che i futuri governi dovranno sciogliere emerge guardando oltre l’orizzonte del Dfp. Nelle proiezioni di lungo periodo, e in uno scenario che isola l’effetto dell’invecchiamento demografico, la spesa sanitaria sale fino al 7,4% del Pil nel 2070. A trainarla è soprattutto la spesa per l‘assistenza di lungo periodo, che passa dall’1,6% al 2,3% del Pil. In quell’agglomerato sono compresi tutti gli interventi rivolti ad anziani e disabili non autosufficienti: non coincide dunque con la sola sanità, ma include anche le indennità di accompagnamento e le prestazioni socio-assistenziali fornite a livello locale dai comuni.

Stando al rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario della Ragioneria Generale dello Stato (settembre 2025), nel 2024 quell’aggregato valeva circa l’1,6% del Pil, incidenza che già nel breve periodo sale all’1,7% anche per effetto della revisione delle componenti di spesa e della riallocazione delle risorse del Pnrr tra sanità e servizi sociali e per l’introduzione della nuova prestazione universale per gli anziani non autosufficienti più fragili ultraottantenni. Dopo una fase di sostanziale stabilità fino al 2029, la dinamica cambia: la spesa comincia a crescere in modo progressivo, trainata sia dall’indicizzazione dei costi sia dall’invecchiamento della popolazione, fino a raggiungere circa il 2,4% del Pil nel 2070. Del resto la speranza di vita al 2070 è destinata a raggiungere 85,8 anni per gli uomini e 89,2 anni per le donne e gli stessi valori al 2080 sono 86,1 per i maschi e 89,7 per le donne, con un incremento, rispettivamente, di 4,1 e 3,6 anni rispetto al 2024.

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