‘Storie di donne, uomini e comunità’: uno splendido viaggio sulla rinascita dei luoghi abbandonati
Quando hai figli è impossibile non immaginare quale sarà il loro futuro. C’è chi compra la casa dei vicini pensando che, magari 25 anni dopo, ci andrà a vivere il proprio figlio o la propria figlia. Chi fin dal primo vagito del nascituro mette sul conto corrente (o, all’epoca dei nostri nonni, nel libretto postale) il denaro necessario a pagare l’università o, comunque, le spese del futuro e chi, invece, si guarda sconsolato attorno e pensa (e alle volte, con coraggio, addirittura dice): tanto qui non resterà, di sicuro andrà da qualche altra parte del mondo.
La verità vera è che… nessuno può saperlo. Io stesso, che mai avrei immaginato di farlo, sono stato il primo fra noi figli a lasciare il nido e ad andare a vivere a centinaia di chilometri da casa. Perché? Perché da un lato avevo cominciato a maturare il sogno della professione che faccio oggi e, dall’altro, perché oggettivamente il luogo in cui ero nato e, sino ad allora, vissuto non mi avrebbe potuto offrire ciò che cercavo.
Eppure, per fortuna dico ora, oggi sono sempre di più le persone che non si arrendono al lento morire di un luogo amato e fanno. Già, fanno. In maniera attiva e fattiva, per creare in quello stesso luogo una realtà nuova e diversa.
Molte di queste storie e di questi luoghi sono raccontati in un piccolo gioiello cinematografico, Storie di donne, uomini e comunità, il film di Paola Traverso e Vincenzo Franceschini prodotto da TCC Teatro Cooperativa, Il Gigante e Big Bang Production, presentato in anteprima a Roma lo scorso 13 aprile.
Il documentario di Traverso e Franceschini è uno splendido viaggio tra paesi e città dove potrebbero essere padroni l’abbandono, la crisi produttiva e la marginalità, tanto geografica quanto sociale, ma che grazie all’impegno e alla visione di alcuni, rinascono. Rinascono con nuove forme di coabitazione, di impresa creata dove molti, forse troppi, vedevano solo muri insormontabili e, prima di ogni altra cosa, grazie alla creazione di legami nuovi rinsaldati dalla volontà comune di curare il territorio in cui tutto ciò avviene.
E non si tratta di casi isolati, concentrati in poche aree. In Storie di donne, uomini e comunità si raccontano ad esempio le (incredibili ed incredibilmente belle) storie del Teatro Povero di Monticchiello tra le colline senesi, della comunità di Ture Nirvane tra le Alpi liguri, di un’agorà nel cuore di Genova strappata al degrado dalla cooperativa Il Ce.Sto. E ancora, di un’edicola recuperata nel quartiere Barca di Bologna, di una cooperativa pioniera delle energie rinnovabili e custode di un apiario di comunità a Melpignano, di una periferia di Brindisi aperta a nuove sfide e tanto altro.
Del film soprattutto una frase mi è rimasta impressa, il cui senso è più o meno questo: “nel momento in cui avviene, un processo rigenerativo in un contesto urbano chiaramente ha delle contraddizioni e mette in atto conflitti, ma il conflitto (se sano) è positivo, perché apre al confronto dialettico”.
Forse tutto nasce, o rinasce proprio da lì, dal parlarsi l’un l’altro con la volontà, non trascurabile, di ascoltarsi. Se avete modo andate a vedere queste Storie di donne, uomini e comunità, fanno bene al cuore.
