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Blackrock in campo nel palio di Siena: sosterrà la riconferma di Luigi Lovaglio alla guida del Monte dei Paschi

La lista della famiglia Tortora che punta alla riconferma del banchiere inviso al socio Caltagirone prende quota: contando anche Giorgio Girondi supera il 10% dei voti
Blackrock in campo nel palio di Siena: sosterrà la riconferma di Luigi Lovaglio alla guida del Monte dei Paschi
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Blackrock scende in campo a fianco dell’ex amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio. In vista dell’assemblea di mercoledì 15 aprile che dovrà rinnovare il consiglio di amministrazione della travagliata banca toscana, il fondo statunitense “ha espresso il suo sostegno a favore della lista di Plt Holding“, che ricandida il banchiere appena messo alla porta dal suo consiglio di amministrazione. A riferirlo è l’Ansa che cita “fonti qualificate”.

Blackrock al 7 aprile disponeva di una quota del 4,98% del Montepaschi. Sommando la partecipazione del fondo statunitense alle azioni della holding della famiglia Tortora che ha presentato la lista e a quelle del fondo sovrano norvegese che venerdì aveva espresso il suo appoggio a Lovaglio, si arriva quasi all’8% del capitale della banca. Quota che supera il 10% se si conta anche l’imprenditore mantovano Giorgio Girondi, che gli osservatori ritengono favorevole alla restaurazione del banchiere inviso al grande socio di Siena, Francesco Gaetano Caltagirone.

In assenza di una sua conferma ufficiale sul voto per la lista Plt, Blackrock nell’ufficialità si limita a dichiarare che, “in linea con il nostro dovere fiduciario in qualità di asset manager, l’approccio di stewardship di Blackrock è orientato esclusivamente alla tutela degli interessi finanziari di lungo termine dei nostri clienti. Le nostre decisioni di voto sono assunte coerentemente con tale approccio, riflettendo il nostro giudizio indipendente nell’interesse finanziario di lungo periodo dei clienti”. Diversamente Norges venerdì aveva apertamente dichiarato la sua posizione, sottolineando che “gli azionisti dovrebbero avere il diritto di chiedere dei cambiamenti al board quando quest’ultimo non agisce nel loro interesse” e che valuterà “se il consiglio di amministrazione abbia omesso di dare seguito a richieste rilevanti avanzate dagli azionisti, abbia cercato di eludere le proposte degli azionisti o abbia attuato modifiche alla governance che limitano i diritti degli azionisti senza la loro approvazione”. Quindi nel valutare una proposta di “revoca delle responsabilità del consiglio”, il fondo terrà conto di “risultati finanziari e strategici insoddisfacenti, una gestione inadeguata dell’assunzione di rischi, un trattamento inaccettabile degli stakeholder o conseguenze ambientali o sociali indesiderate derivanti dalle attività aziendali”.

Sempre secondo l’Ansa il fondo Vanguard, con una quota del 3%, e altri fondi istituzionali, sarebbero invece orientati a esprimere un voto favorevole per la lista presentata dal board di Mps che candida come presidente Nicola Maione e come amministratore delegato Fabrizio Palermo. La scelta che è in linea con quanto indicato dai proxy advisors, Iss e Glass Lewis, i quali hanno entrambi orientato il mercato a votare a favore della lista del cda, anche se il primo ha consigliato ai suoi clienti di votare contro il rinnovo di Maione ed entrambi hanno bocciato le candidature del presidente del comitato nomine, Domenico Lombardi e dei consiglieri vicini a Caltagirone, a partire dal figlio del costruttore, Alessandro.

Intanto dagli aggiornamenti Consob è emerso che la svizzera Ubs detiene una partecipazione aggregata in strumenti finanziari in Mps pari al 5,2% del capitale dell’istituto senese, di cui però solo il 2,06% riferibile a diritti di voto. La banca svizzera ha superato il 5% di Mps lo scorso 7 aprile, dopo la record date del 2 aprile, la data alla quale era necessario possedere le azioni del Monte per votare in assemblea. La restante parte della quota è rappresentata per lo 0,461% da una partecipazione potenziale, per il 2,613% da una partecipazione lunga con regolamento in azioni e per lo 0,069% da una partecipazione lunga con regolamento in contanti.

Sullo sfondo gli eredi Del Vecchio che con Delfin hanno in mano il 17,5% del Montepaschi. Il cda della finanziaria si riunirà martedì per prendere una decisione formale, che non sarà resa nota. La posizione, come noto, è scivolosa: da una parte Delfin ha sempre sostenuto Lovaglio, dall’altra è impegnata a non ingerire nella governance della banca di cui è solo investitore finanziario. D’altro canto appoggiare la lista del consiglio che è supportata da Caltagirone, non giova alla posizione dell’amministratore delegato, Francesco Milleri, che con il costruttore romano è indagato a Milano per l’ipotesi di aver stretto accordi sottobanco per la conquista di Mediobanca e Generali, con il sostegno esterno di Lovaglio.

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