“Sanchez sfida Trump e risveglia l’orgoglio socialista. Ma il consenso ora si gioca sull’emergenza casa, non solo sulla crescita”
“Se sulla politica estera continuerà a essere coerente, se agisce sulla crisi abitativa e sugli effetti economici della guerra in Iran, potrebbe vincere nel 2027, dimostrando che il socialismo spagnolo è un modello per tutta l’Europa. Dall’altra parte, però, in questa fase storica domina un certo grado di scontento generalizzato e la crescita del Pil non si traduce necessariamente in un aumento tangibile del benessere”. Per Paolo Gerbaudo, sociologo e teorico politico alla Scuola Normale Superiore di Pisa e al King’s College di Londra, il governo di Pedro Sanchez ha finora dimostrato di essere d’ispirazione per i progressisti in Europa, realizzando misure profondamente di sinistra. Dal salario minimo fino alla regolarizzazione di 500mila migranti, dal diritto all’aborto in Costituzione fino a prezzi accessibili dei trasporti pubblici. A partire dal 2022 la crescita economica della Spagna è tra le più dinamiche dell’Eurozona, vicina al 3%, e sul fronte internazionale la fermezza contro le politiche di Donald Trump e la condanna delle azioni israeliane a Gaza hanno riacceso l’orgoglio dell’elettorato di sinistra. Il consenso interno, però, segue anche dinamiche più complesse e frammentate. E dietro i successi diplomatici e la lieve risalita nei sondaggi, restano aperte ferite profonde nel tessuto sociale spagnolo. Sanchez deve fare i conti con un’emergenza abitativa che morde le nuove generazioni e con un costo della vita che rischia di erodere i benefici delle riforme salariali. Le elezioni regionali in Estremadura e Aragona hanno fiaccato i socialisti, che invece hanno resistito in Castilla y Leon. Facendo una media tra gli ultimi sondaggi, se oggi gli spagnoli andassero alle urne, la tendenza è verso destra. Il Ppe è dato al 30, i socialisti al 28 (con un calo di 5 punti rispetto al 2023) e Vox in ascesa intorno al 18%.
All’estero viene percepito come il leader progressista più incisivo, ma in Spagna il consenso interno per Sanchez restituisce un’altra immagine.
Credo che lui rappresenti un modello per l’Italia, perché ha dimostrato come un Paese mediterraneo possa avviare una nuova traiettoria di sviluppo. Da Paese Piigs (come venivano definiti Grecia, Italia, Spagna, Portogallo e Irlanda durante la crisi dei debiti sovrani, ndr), ha trasformato la Spagna in leader europeo per la crescita e di recente ha approntato le misure più funzionali per affrontare la crisi dello stretto di Hormuz, che includono sussidi per i carburanti e Iva dimezzata su elettricità e gas naturale. Ma i successi economici – che includono crescita, investimenti, modernizzazione del sistema energetico – non si sono tradotti direttamente in consenso.
Come se lo spiega?
Lo scontento della popolazione porta chi è al potere a pagare un prezzo. È una tendenza che osserviamo negli ultimi anni, specialmente nei paesi occidentali. Nel caso di Sanchez, che ricordiamo è al governo dal 2018, lo scandalo corruzione ha coinvolto diverse personalità di spicco del Psoe. Negli ultimi tempi sta però recuperando, tanto che alle politiche del 2027 in molti ritengono abbia buone chance di riconfermarsi primo ministro.
A cosa è dovuta la risalita?
Alla forte accelerazione sulla politica internazionale. È stato il primo leader europeo a dire no, in modo chiaro e inequivocabile, a Trump. Mentre gli altri Paesi in Ue cercavano di assecondarlo, convinti che fosse l’unico modo per gestirlo, lui ha scelto la linea opposta, scontrandosi anche col segretario della Nato Rutte e col cancelliere tedesco Merz. Una presa di posizione che si è rivelata vincente, e adesso in tanti l’hanno seguito. Prima Macron, e ora anche Meloni sta tatticamente rifiutando l’appoggio logistico di Sigonella agli Stati Uniti.
La contrarietà della Spagna alla guerra è un punto saldo.
Sì. Gli spagnoli hanno ancora il ricordo sia della guerra civile che del folle appoggio di Aznar alla guerra in Iraq. La strategia di Sanchez mette anche in forte difficoltà la destra, spagnola e non solo, che si presenta come la forza patriottica per eccellenza. Una parte politica che adesso sempre più viene descritta come cipayo, termine spagnolo dispregiativo che vuol dire “servo degli stranieri”. In questo caso, degli Stati Uniti.
Come hanno reagito i socialisti alle dichiarazioni contro Trump?
Stanno riscoprendo un profondo orgoglio e sulle loro foto profilo sui social in tanti mostrano la bandiera spagnola. Sentono di avere recuperato un’identità nazionale che a lungo la destra rivendicava in esclusiva. Dall’altra parte Vox, ma anche la destra del PP, che dovrebbero essere i nazionalisti, si dimostrano sempre più una sorta di filiali MAGA e della Big Tech in Europa, ovvero di chi fa sostanzialmente gli interessi degli Stati Uniti di Trump.
Un’inchiesta di El Mundo ha evidenziato però che le basi spagnole vengono ugualmente utilizzate dagli Usa. Aggirano il veto di Sanchez attraverso una rete di scali in Europa prima di arrivare in Medio Oriente. Queste rivelazioni hanno avuto impatto?
Privare gli Usa di un appoggio logistico crea dei disagi alla loro rete militare e ne aumenta i costi, così come vietare l’accesso allo spazio aereo. Sanchez crea enormi problemi politici a Trump perché dimostra che si può spezzare il conformismo, anche a livello europeo. Trump l’ha notato e ossessivamente nell’ultima settimana continua a ritornare sulla Spagna, che “dobbiamo punire”. Evidentemente questa cosa gli è bruciata.
Anche la posizione di Sanchez contro Israele è stata molto chiara.
Sì, e anche in questo caso il ritorno è stato positivo. Ricordiamo che il premier, oltre a essere a capo del Psoe, è anche segretario dell’Internazionale Socialista, quindi rappresenta l’anima morale della socialdemocrazia, che al momento non gode di buona salute. Basta guardare alla Spd in Germania o al Labour nel Regno Unito. Sanchez ha fissato nero su bianco i valori fondamentali dei socialisti: che i diritti umani vanno rispettati, che a Gaza è avvenuto un genocidio, e che la linea di Israele è inaccettabile. Dichiarazioni fatte ben prima che l’opinione pubblica mondiale fosse più o meno arrivata a questa consapevolezza.
Quindi l’opposizione a Usa e Israele hanno pagato di più, in termini di consenso, rispetto alle misure profondamente di sinistra varate dal governo?
Teniamo in considerazione vari aspetti. Il primo: Sanchez è in carica dal 2018 e da allora il salario minimo è praticamente raddoppiato, passando da 736 euro al mese ai 1.221 di oggi. È una misura che difende i più deboli tra i lavoratori e i lavoratori poveri. Un cambio di condizioni radicale per molte famiglie. Ma, come osserviamo, c’è un paradosso. In questa fase storica di crisi permanente e di forte sfiducia nella politica, anche i migliori risultati economici non sono sufficienti per contrastare i temi più simbolici, dall’immigrazione a un certo grado di scontento generalizzato. In più la crescita non si traduce necessariamente in un aumento tangibile del benessere.
In che senso?
In Spagna abbiamo avuto numeri impressionanti di aumento del Pil, anche oltre il 3%. Sono aumentati i salari più bassi, ma quelli medio-bassi e medi sono piuttosto stagnanti, a fronte di un significativo aumento del costo della vita. Da non sottovalutare anche l’inflazione degli ultimi anni. Ma il tema caldissimo in Spagna è quello dell’emergenza abitativa.
Tema sul quale Sanchez si gioca una buona fetta di consenso giovanile.
C’è stato un aumento significativo del valore dell’immobiliare negli ultimi anni in Spagna. Per chi ha già la casa ovviamente è una notizia positiva, perché aumenta il proprio patrimonio familiare, ma ci sono tanti giovani che sempre più non riescono a comprare casa, neppure a programmarselo, e gli affitti aumentano. E su questo il Psoe, pur essendo relativamente progressista rispetto agli altri partiti socialdemocratici europei, è comunque molto moderato, perché vuole tenere assieme la classe media con quella operaia. Quindi non ha agito in modo incisivo. Ha approvato una legge che però non contiene le misure necessarie per fare fronte a un’emergenza così pesante.
Perché?
Molto sta nei numeri in Parlamento. Strutturalmente questo è un governo di minoranza che si regge sulla maggioranza di – letteralmente – un seggio alla Camera dei deputati. Il che significa che il governo non può procedere con misure radicali. Dentro a questa coalizione ci sono anche partiti di destra, tra cui i catalani di Junts, che si opporrebbero a una misura progressista sulla casa, perché il centrodestra catalano rappresenta gli interessi dei proprietari. Motivo per cui anche una performance macroeconomica evidentemente invidiabile non si traduce in consenso politico per Sanchez.
Parliamo di scandali nel Psoe, dalle accuse di corruzione a quelle di molestie. Come hanno impattato sugli elettori?
Sicuramente hanno avuto un loro peso. Parliamo di scandali di tangenti percepite da varie personalità anche di punta del partito socialista, tra cui il ministro dei trasporti, e di finanziamento occulto del partito. Un punto molto imbarazzante per il PSOE, tant’è che anche Sanchez ha fatto mea culpa, per avere incrinato la credibilità del partito socialista e rischiato di equipararlo nell’immaginario al PP, il partito di destra che è stato fortemente colpito in passato da episodi di corruzione. Poi c’è il tema della magistratura, il potere dello Stato meno riformato dopo l’epoca franchista e dove si annida anche il revanchismo fascista. Lo vediamo in una serie di cause intentate da giudici di destra contro i membri della famiglia Sanchez che sanno un po’ di inquisizione. La moglie di Sanchez, per un incarico di un master all’università Complutense è stata accusata di traffico di influenze. Stiamo parlando della gestione di un master, con un giudice che, nonostante non trovasse prove, ha indagato tutte le persone che lavoravano con lei, in maniera strumentale per minare il consenso per il premier. Poi il fratello del premier è stato accusato di aver ottenuto irregolarmente un posto di lavoro in un ente pubblico locale a Badajoz. In qualche modo, sono inchieste a tesi.
Guardando alle politiche del 2027 quali sono a oggi le prospettive?
Condivido le analisi secondo cui Sanchez ha buone possibilità di vittoria, a fronte del fatto che gli spagnoli non vogliono avere nulla a che fare con Trump. Ma c’è anche da registrare una forte ascesa di Vox, in particolare fra i giovani maschi, dai 18 ai 35 anni. Vero è che dopo otto anni al potere è abbastanza fisiologico anche un calo di consenso, e il malcontento non va a riversarsi nelle forze di estrema sinistra, perché viste come parte del potere.
Quindi il tema casa sarà decisivo.
Se Sanchez riuscisse a incidere su questo punto e sulla gestione degli effetti economici della crisi in Iran, continuerebbe a essere di gran lunga il politico più popolare. Oggi come leader ha il 43% delle preferenze, mentre Feijòo e Abascal restano lontani. Entro il campo di azione del realismo politico, ha aumentato il salario minimo e spinto le rinnovabili in maniera massiccia, cosa che oggi porta gli spagnoli ad avere il costo dell’elettricità più basso di tutta Europa. In più ha aperto imprese che producono macchine elettriche e batterie elettriche in collaborazione con i cinesi, creando forte alleanza con Pechino. Scelte criticatissime dalla destra, che oggi però vivono il loro apice visto che garantiscono alla Spagna condizioni relativamente migliori per affrontare la crisi energetica.