“Il popolo ha detto no a controllare i pm. Ora il governo blocchi anche la nostra riforma”: l’appello dei magistrati contabili dopo il referendum
“Noi magistrati della Corte dei conti rischiamo di subire una riforma che è già stata bocciata per volontà popolare. Riteniamo insopportabile che un progetto respinto dai cittadini possa passare, attraverso una legge ordinaria, per la magistratura contabile”. Maria Cristina Razzano, giudice della Corte dei conti, riassume nel modo più efficace il senso della conferenza stampa convocata all’hotel Nazionale, di fronte alla Camera, dall’Associazione dei magistrati contabili. Il No al referendum sulla riforma Nordio, infatti, ha ridato slancio alla loro battaglia contro un’altra (e non meno pericolosa) legge della destra in materia di giustizia: la riforma della Corte dei conti firmata dal ministro al Pnrr Tommaso Foti, che limita enormemente il controllo giudiziario sull’utilizzo dei fondi pubblici. Nonostante il provvedimento sia stato approvato in via definitiva a dicembre, una sua grossa parte non è ancora attuata: a farlo dovrà essere il governo, esercitando entro quest’anno l’apposita delega votata dal Parlamento. Ma proprio queste norme, rimaste sulla carta, disegnano un sistema assai simile a quello previsto dalla riforma costituzionale bocciata. È prevista la rigida separazione tra giudici e pm contabili, con divieto assoluto di passaggio da una funzione all’altra; e la sottoposizione dei pm regionali a uno strettissimo controllo del procuratore generale nominato dal governo, che – tra le altre cose – potrà monitorare in tempo reale le loro indagini, sottraendogliele più o meno a suo piacimento.
Così, sull’onda del voto del 22 e 23 marzo, le toghe della Corte dei conti ora chiedono esplicitamente all’esecutivo di abbandonare il progetto. “L’esito referendario apre una pagina nuova: i cittadini si sono espressi in maniera chiara contro la separazione delle carriere e in generale per l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. La legge delega si pone quindi in contrasto con la volontà popolare e confidiamo che il governo rimediti la sua attuazione”, affonda il presidente dell’Associazione dei magistrati contabili, Donato Centrone. Chiedendo alla politica “un confronto approfondito al fine di individuare soluzioni che rispettino pienamente il dettato costituzionale e valorizzino il ruolo della Corte dei conti nella tutela delle risorse pubbliche”. La predecessora di Centrone, Paola Briguori, è ancora più netta: “La società civile ha detto no a un disegno costituzionale diverso da quello pensato dai padri costituenti. Ma quella riforma e questa”, avverte, “sono espressione di un unico disegno molto pericoloso, che mira ad allentare i controlli”. Dopo il No al referendum, “noi magistrati contabili siamo rimasti gli unici a subire il divieto di passaggio tra le funzioni requirenti e giudicanti: è un’umiliazione”, denuncia Briguori. Mentre la gerarchizzazione, sottolinea, “viola i principi di indipendenza e autonomia” e isola le procure sul territorio, rendendole più deboli “nella lotta contro il malaffare e la mala gestio di fondi comunitari, Pnrr e ogni altra forma di denaro pubblico. La Corte dei conti è un presidio di legalità, è il giudice che garantisce il corretto utilizzo dei fondi pubblici: isolare e indebolire le procure è un danno per i cittadini. Per questo chiediamo il blocco della delega”.
A elencare nel dettaglio i potenziali effetti della riforma sulle procure è il giudice Adriano Gribaudo: la delega, spiega, attribuisce “un potere assoluto al procuratore generale della Corte dei Conti”, che “nullificherebbe l’indipendenza interna” dei pm contabili. Il pg, nominato dal presidente della Repubblica su proposta del Consiglio dei ministri, avrebbe infatti “il potere di controllare mediante accesso telematico tutti i fascicoli” delle procure regionali: “Di fatto è come se fosse dietro la scrivania di ciascun procuratore che opera sul territorio”. Nelle indagini ritenute “particolarmente rilevanti”, inoltre, è previsto che possa imporre la sua firma a pena di nullità sugli atti più importanti, o anche mandare un suo delegato da Roma per affiancare il pm territoriale, cioè “in realtà metterlo sotto tutela”. Infine, il procuratore generale avrebbe il potere di avocazione, cioè di sottrarre i fascicoli alle procure regionali, in una serie di casi che dovranno essere definiti dalla delega, “tra cui quelli di violazione delle disposizioni di indirizzo e coordinamento impartite dalla procura generale”. Tutto questo, segnala Gribaudo, implica “una concentrazione di poteri immensa, del tutto anomala dell’ordinamento”. Un disegno che “si salda idealmente” con quello della riforma Nordio, sottolinea. E “in questo senso”, conclude, “riteniamo coerente che questa parte di delega non venga attuata, anzi completamente rimeditata”.
All’appello dei magistrati contabili si uniscono le opposizioni, a partire dal senatore M5s Roberto Scarpinato, presente in prima fila alla conferenza stampa: se il governo non si fermerà, dice, “spero che lo fermi la Corte costituzionale, o il popolo con un altro bellissimo referendum abrogativo di questa ennesima legge-vergogna. Il popolo del No deve restare mobilitato”, incoraggia l’ex magistrato. I parlamentari pentastellati nelle Commissioni Giustizia e Affari costituzionali definiscono “sacrosanta” la richiesta delle toghe di fermare l’attuazione della delega: “Sarebbe inaccettabile non cogliere in pieno il messaggio dei cittadini. Ma a nostro avviso si dovrà andare oltre, quella legge prima o poi dovrà essere spazzata via”. A chiedere lo stop anche il Pd: “Non sono bastati 15 milioni di No per fermarsi anche su questa nuova riforma sbagliata? Non è bastato il chiaro segnale arrivato dagli italiani con il referendum? Il governo insiste in una direzione diametralmente opposta alla volontà popolare”, scrivono in una nota la responsabile Giustizia dem, Debora Serracchiani, e i capigruppo nelle Commissioni Giustizia e Antimafia, Federico Gianassi, Alfredo Bazoli e Walter Verini. “In particolare, sulla separazione delle carriere dei magistrati contabili e sulla gerarchizzazione degli stessi, è incomprensibile e grave riproporre oggi ciò che il Paese ha già bocciato. Anche per questo riteniamo fondate e condivisibili le preoccupazioni espresse dall’Associazione dei magistrati della Corte dei Conti. Serve una immediata marcia indietro da parte del governo”.