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La vendita di San Siro inaugura la nuova pagina del ‘sistema Milano’. Ma finalmente qualcosa sta cambiando

Occorre cancellare le leggi della rigenerazione e sugli “stadi di calcio” e tornare a regole semplici come i piani di recupero urbanistico
La vendita di San Siro inaugura la nuova pagina del ‘sistema Milano’. Ma finalmente qualcosa sta cambiando
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Cerimonia rinviata. La mattina del 31 marzo a palazzo Marino era prevista una conferenza stampa per celebrare il fine lavori dei restauri di palazzo Marino. È stata rinviata, ma non a causa del maltempo. È la mala urbanistica cui ci ha abituati Milano ad avere provocato il rinvio. Oltre al lungo elenco delle inchieste in corso da parte della Magistratura sulla disinvolta urbanistica milanese, si è aperta una nuova pagina del “sistema Milano”: quella relativa alla vendita dello stadio Meazza all’Inter e al Milan.

A Milano da un paio di decenni l’hanno fatta da padrone le tre classiche scimmiette. La prima non ha visto, la seconda non sentiva nulla; la terza era senza parole. Vediamole in ordine, per comprendere che al posto del mondo degli urbanisti, degli architetti e della politica, sono entrati in campo nuovi soggetti e -finalmente – qualcosa sta cambiando.

Gli urbanisti griffati di Milano non hanno visto in questi due decenni che al posto di modesti capannoni produttivi nascevano grattacieli. Se ne sono però accorti gli abitanti degli alloggi prospicienti ai nuovi scempi, che, aiutati da tecnici bravi come Brenna e Mariani, hanno inviato denunce alla Magistratura che ha squadernato il Modello Milano, come racconta il prezioso libro di Gianni Barbacetto.

La politica comunale e quella nazionale non hanno ascoltato le proteste, civili e argomentate, della società civile, dei comitati di quartiere, di tanti cittadini che denunciavano lo stravolgimento della città. Anzi, lo scorso anno, quando è esploso lo scandalo urbanistico, pur di non ascoltare hanno tentato invano di far approvare la legge “Salva Milano”, con lo scopo di salvare il sistema. Sono stati sconfitti.

Il mondo degli architetti non ha infine parlato. Lo apprendiamo con la nuova inchiesta sullo stadio, quando Stefano Boeri avvertiva il sindaco Sala che sulla procedura di vendita dello stadio si rischiava di favorire gli interessi privati invece di quelli pubblici. Era il 2019, ma da allora non si sono ascoltate voci dal mondo degli architetti. Al posto di essi parlarono i membri del comitato “Sì Meazza” che tentarono in ogni modo di salvare l’impianto dalla demolizione. In particolare va citato Claudio Trotta che insieme ad altri esponenti ha inviato esposti alla Magistratura per scongiurare la svendita e la demolizione dello storico impianto.

Le tre scimmiette sono state dunque rimpiazzate da nuovi soggetti sociali che hanno a cuore gli interessi comuni e si battono per il ripristino delle regole. Sono gli stessi soggetti che appena dieci giorni fa hanno scongiurato l’affermazione di una legge di controriforma costituzionale che aveva l’unico scopo di limitare prerogative e indipendenza della Magistratura. Il centrosinistra ha festeggiato e ne siamo felici. Fossimo in loro lavoreremmo in tempi brevi a cancellare i tre pilastri su cui si è finora retto il “Modello Milano”.

L’urbanistica ha a che fare con i diritti di tutti ad avere una città migliore: occorre dunque in primo luogo ripristinare le regole che permettono la partecipazione e la trasparenza. Con l’incultura della semplificazione si è consentito che un pugno di speculatori cambiasse lo skyline di Milano con una semplice comunicazione amministrativa. Le città diventano belle regole e partecipazione.

La grande festa della speculazione immobiliare in Italia si è giovata della retorica della “rigenerazione urbana”, e cioè di una modalità di cambiare le città in ossequio ai desiderata della proprietà immobiliare, regalandogli anche cospicui aumenti di volume. Le città si cambiano per volontà pubblica, non per assecondare i fondi immobiliari. Occorre dunque cancellare le leggi della rigenerazione e sugli “stadi di calcio” e tornare a regole semplici come i piani di recupero urbanistico.

Infine il caso Meazza. E’ Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte costituzionale. ad essersi battuto più di ogni altro contro la svendita del patrimonio immobiliare pubblico. Il caso di San Siro dimostra che occorre chiudere quella fase storica. Le proprietà pubbliche servono per allargare la sfera dei diritti degli abitanti, non per consentire arricchimenti privati. Basta una semplice legge.

Tre leggi semplici e facilmente approvabili. Speriamo che lo schieramento politico che si è battuto per il No al referendum costituzionale comprenda che è questo che chiede urgentemente la società civile. E’ sul governo delle città che occorre cambiare rotta, chiudendo la stagione del Modello Milano. Altrimenti il contraccolpo in termini di consenso sarebbe devastante.

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