La scoperta rivoluzionaria sulle metastasi: non sono “caos”. I tumori “copiano” lo sviluppo dell’embrione
Le metastasi non crescono in modo disordinato. Dietro la loro capacità di espandersi nell’organismo esiste un’organizzazione precisa, sorprendentemente simile a quella che, nelle primissime fasi della vita, permette a un embrione di formarsi e svilupparsi. È la conclusione di uno studio internazionale coordinato dall’Università di Padova e pubblicato su Cell, che propone una lettura completamente nuova della diffusione tumorale e apre prospettive concrete per colpire i tumori più aggressivi.
Dalla casualità alla struttura
Per anni le metastasi sono state considerate un fenomeno caotico: cellule che si staccano dal tumore primario e colonizzano altri tessuti senza un vero ordine. La ricerca dimostra invece che queste cellule seguono uno schema ben definito, costruendo strutture ramificate che ricordano le radici di una pianta. Non si tratta di un comportamento improvvisato: il tumore riattiva e distorce un programma biologico già esistente, quello che regola la formazione di organi e tessuti durante lo sviluppo embrionale. “Abbiamo a lungo studiato il cancro come se fosse bidimensionale, ma è una struttura tridimensionale complessa”, spiega Stefano Piccolo. Cambiare prospettiva significa anche individuare nuovi punti deboli della malattia.
I geni che “progettano” le metastasi
A dirigere questa organizzazione sono i geni della famiglia Etv, definiti “architetti” proprio per la loro funzione: stabiliscono come le cellule devono disporsi nello spazio e costruire la rete che permette al tumore di espandersi. Quando questi geni vengono inattivati, il comportamento delle metastasi cambia radicalmente. Le strutture ramificate scompaiono e il tumore assume una forma più compatta, meno efficiente nel diffondersi e soprattutto più esposta all’azione delle terapie.
Una strada per nuove cure
Il dato più rilevante riguarda le possibili applicazioni. I segnali molecolari che regolano lo sviluppo embrionale sono già noti alla scienza: intervenire su questi meccanismi potrebbe impedire al tumore di organizzarsi e quindi di metastatizzare in modo efficace. In altre parole, non si tratterebbe solo di distruggere le cellule tumorali, ma di impedirne la “costruzione” nello spazio. Alla ricerca hanno contribuito anche l’Università di Milano, l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, l’Istituto Oncologico Veneto, l’Istituto Neurologico Carlo Besta e l’IFOM.