Nemmeno i resti di Liliana Resinovich trovano pace: un contesto macabro forse alimentato dalla visibilità mediatica
Liliana Resinovich, pensionata mite e gentile di 63 anni, è scomparsa da Trieste il 14 dicembre 2021. Il suo corpo è stato ritrovato in un boschetto il 5 gennaio 2022. La sua morte, ancora avvolta nel mistero, è al centro di dibattiti e tensioni e, in questo momento, nemmeno i suoi resti riescono a trovare pace. La nuova sepoltura della donna ha scatenato un vero e proprio braccio di ferro tra il fratello di lei, Sergio, e il marito Sebastiano Visintin, arrotino di 77 anni. Una situazione che, di fronte a un caso di morte violenta, assume contorni drammatici e anche un po’ inquietanti.
E’ possibile che anche questo contesto macabro sia alimentato dalla visibilità mediatica?
Va fatta una premessa: quando è stato rinvenuto il cadavere nel boschetto, Liliana aveva dei sacchetti di plastica intorno alla testa e altri due grandi sacchi neri, di quelli della spazzatura, che avvolgevano il resto del corpo. Nonostante l’anomalia della scena fu stabilito che la donna si era tolta la vita lasciandosi morire con il capo sigillato dentro ai sacchi di plastica, fino all’ultimo respiro. Sulla sua tomba, al cimitero di Sant’Anna a Triste, sul loculo 241 al campo 11, la lapide riporta la data della nascita, il 26.4.1958 e quella della morte, il 5.1.2022. Ma non è esattamente così. I resti di Liliana, infatti, sono stati riesumati nel febbraio 2024. Da quel momento si trovano nell’istituto di medicina legale di Milano diretto dalla professoressa Cristina Cattaneo, la quale ha svolto la seconda autopsia sul cadavere concludendo che Lilly, così come veniva chiamata da parenti e amici, è morta il 14 dicembre 2021, il giorno stesso della scomparsa.
Per l’anatomopatologa dei casi impossibili Liliana è deceduta dopo una aggressione, il suo dunque non è un caso di suicidio ma di omicidio. Nella nuova indagine della procura di Trieste per il delitto della moglie è indagato Sebastiano Visintin. I resti di Liliana sono stati riesumati per volontà del fratello di lei, Sergio, il quale non ha mai creduto alla tesi del suicidio. E in questo periodo è stato sempre lui a sollecitare la restituzione di quei resti, dato che l’esame medico legale si è concluso.
Tutto quel che sta accadendo in questi giorni è però surreale. Sebastiano vorrebbe seppellire la moglie dov’era prima. Sergio vorrebbe invece portare la sorella vicino all’amata mamma. Ma Sebastiano è anche colui che avrebbe voluto cremare la moglie, per un desiderio che Liliana avrebbe espresso solo a lui. Anche in quel caso è stato il fratello a fermarlo, non convinto del suicidio e insistendo nel chiedere nuovi accertamenti. Con la distruzione del corpo nessuno avrebbe mai potuto parlare di omicidio. Ma, in parte, quel corpo è stato comunque distrutto dato che è stato conservato all’interno di una bara non zincata scelta proprio dal marito. Oggi anche il pm, nel nulla osta con cui riconsegna la salma, impone il divieto di cremazione per consentire a chi indaga eventuali ulteriori approfondimenti. Inoltre, fra qualche giorno entrerà in vigore la nuova legge, la numero 35 del 9 marzo scorso. Nel testo viene stabilito che al coniuge indagato, fino all’assoluzione, è precluso qualsiasi diritto o facoltà in tema di tumulazione, inumazione o cremazione. Di fatto, quindi, della nuova sepoltura se ne deve occupare proprio Sergio.
Questa donna è morta più di una volta: il 14 dicembre, il 2 o 3 gennaio, il 5, come riportato sulla lapide e ogni volta che il suo nome viene pronunciato impropriamente. La pm nel nulla osta conferma la data del 14, indicando che la procura sta seguendo la linea indicata da Cattaneo. A quattro anni dalla morte ci si accontenta di piccole verità in mezzo a mille incertezze: perché Liliana è stata uccisa? Il marito sapeva che frequentava l’amore di gioventù Claudio Sterpin? Anche lui è deceduto il 14 febbraio scorso. È vero che Liliana e il marito non avevano alcuna crisi di coppia, come dice il coniuge? Domande che, probabilmente, resteranno senza risposta. Ma si abbia almeno rispetto per i morti.