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Epstein, la mafia e i legami col Mega Group: l’iceberg che nessuno vede

Diversi membri del Mega Group sono influenti donatori politici negli Usa e in Israele, in contatto con governi e servizi di intelligence (oltre che col crimine organizzato)
Epstein, la mafia e i legami col Mega Group: l’iceberg che nessuno vede
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Il caso Epstein e l’iceberg che nessuno vede. Riassunto della puntata precedente: il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein era il galoppino di una rete di potere i cui protagonisti praticavano crimini sessuali su minori: delitti impuniti nonostante le denunce delle vittime e le inchieste giornalistiche. Per capire come sia potuto accadere occorre prendere una pillola rossa: l’inchiesta pubblicata nel 2019 dalla giornalista Whitney Webb.

Altri ricattatori Cia. Roy Cohn non era il solo a organizzare honey trap per conto della Cia. Un altro era Robert Keith Gray, Ceo della Hill & Knowlton, una delle principali agenzie globali di consulenza in pubbliche relazioni e comunicazione strategica (così potente che a Washington era considerata una sorta di “governo ombra”). Gray, fra i maggiori finanziatori del Partito Repubblicano, faceva ricatti omosessuali collaborando con Cohn e con Edwin Wilson, un agente Cia che usava come teatro dei ricatti il George Town Club a Washington: ne era proprietario Tongsun Park, asset dei servizi segreti coreani; il presidente era Gray.

Anche Craig Spence, ex corrispondente Abc, poi lobbista conservatore, era un ricattatore Cia. Organizzava party per l’élite politica, militare e mediatica di Washington: la sua casa era attrezzata con telecamere nascoste, microfoni e specchi a due vie per ricattare gli ospiti. Offriva cocaina e ragazzini ai partecipanti; Casey, Cohn e Safire erano ospiti abituali. Spence fu trovato morto al Ritz Carlton di Boston: la sua morte fu archiviata come suicidio.

Epstein e la rete di Cohn. Dopo il licenziamento dalla Dalton School, Epstein fu chiamato alla Bear Stearns da Alan Greenberg, un amico intimo di Cohn.

Les Wexner, la mafia ebraica e la nascita dello Stato di Israele. Lasciata la Bear Stearns a metà degli anni ’80, Epstein (forse grazie a Robert Maxwell, il magnate dei media, padre di Ghislaine: lo conobbe in quegli anni, e non più tardi, come invece viene sempre detto, e questa è una notizia notevole) entrò in contatto col Ceo di Victoria’s Secret Leslie Wexner, un miliardario legato ai Bronfman (albergatori, fecero fortuna col Proibizionismo in socia con Meyer Lansky: Sam, il capofamiglia, inviava illegalmente armi in Palestina ai paramilitari sionisti del gruppo terrorista Haganah, prima del 1948; anche gli assistenti di David Ben Gurion, futuro primo ministro di Israele, inviavano armi ai gruppi paramilitari Hagana e Irgun sfruttando i loro legami coi boss mafiosi ebrei Meyer Lansky, Bugsy Siegel e Mickey Cohen). Wexner, a sua volta, era legato ai boss mafiosi italiani che avevano Cohn come avvocato.

Il Mega Group. Nel 1991 Les Wexner e Charles Bronfman crearono il Mega Group, un club elitario di 20 miliardari sionisti che includeva un altro amico di Meyer Lansky: il gestore di hedge fund Michael Steinhardt. Ne faceva parte anche Robert Maxwell. L’aspetto importante della vicenda Epstein sono i legami di Epstein col Mega Group. Il Mega Group è l’iceberg che nessuno vede. Diversi membri del Mega Group sono influenti donatori politici negli Usa e in Israele, in contatto con governi e servizi di intelligence (oltre che col crimine organizzato): due di loro, gli imprenditori Robert Maxwell e Marc Rich, erano collaboratori del Mossad. Fidanzato di Ghislaine Maxwell, che era sua complice nei crimini sessuali, Epstein finanziava progetti tecnologici dell’intelligence israeliana; e collaborò con Wexner per creare l’hub delle Big Tech a New Albany, Ohio. (2. Continua)

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