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Il caso-San Siro, un autogol che può riaprire una partita già chiusa

Se l’esito del referendum ha inaspettatamente rianimato l’opposizione, allo stesso modo la vicenda San Siro potrebbe riaprire la corsa a Palazzo Marino per il centrodestra, finora rimasto alla finestra
Il caso-San Siro, un autogol che può riaprire una partita già chiusa
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Un autogol dopo l’altro. Se l’esito del referendum è stato in gran parte una sconfitta di Giorgia Meloni, che ha inaspettatamente rianimato l’opposizione di centrosinistra, allo stesso modo la vicenda San Siro potrebbe riaprire la corsa a Palazzo Marino, nella quale finora il centrodestra è rimasto alla finestra. Due inattesi “regali” rimettono in gioco la squadra avversaria, la quale non solo non ha fatto granché per meritarsi il rilancio, ma che sembra persino spaventata dall’idea di essere tornata in campo.

A Milano, il centrodestra era in enorme difficoltà già prima del referendum e l’estrema litigiosità tra le forze politiche rendeva difficilissimo elaborare una strategia compiuta per tornare a competere in città. Ovviamente, la mazzata colossale ricevuta nelle urne non ha fatto che ampliare il divario, anche perché il risultato meneghino ha rafforzato la sensazione che non ci potesse essere partita. Qualunque esponente del centrodestra lo confessava a microfoni spenti, perché, al di là delle frasi di circostanza, l’unica poltrona veramente contendibile secondo i sondaggi era quella del Municipio 1. Con tutto il rispetto, non una gran consolazione.

Questo almeno fino alla notizia delle inchieste sulla vendita di San Siro che, ovviamente, prendiamo con beneficio di inventario e con la necessaria presunzione di innocenza per tutte le persone coinvolte: è un segno di dovuto rispetto per chi indaga, per chi è indagato e anche per l’interesse pubblico che la vicenda ovviamente ricopre. Il giudizio è meramente politico e, come personalmente avevo già affermato ben prima di questa svolta giudiziaria, ci sono vari motivi perché sia negativo.

L’operazione è stata ampiamente criticata anche da parte di esponenti della maggioranza che, chiaramente, trarranno dalla vicenda ulteriore energia per alimentare la contestazione interna. Ancora più comprensibili sono le sottolineature polemiche del centrodestra, che pure non ha mai fatto barricate sulla vendita di San Siro – la delibera è passata con l’astensione di Forza Italia – ma in diverse occasioni ne ha sottolineato le criticità. È comunque evidente che la paternità della scelta sia tutta in capo all’attuale amministrazione, che l’ha perseguita con determinazione, nonostante tanti mal di pancia interni. Ed è proprio che su questo che bisognerà avere la pazienza di attendere due giudizi, ben distinti tra loro: quello dell’autorità giudiziaria e quello degli elettori.

È davvero curioso che in tre lustri all’opposizione non siano emerse con chiarezza personalità capaci di andare oltre le solite schermaglie tra partiti. Con l’accordo politico lontanissimo dall’orizzonte, si è prima parlato di primarie (idea rivoluzionaria, su questo fronte) e nel frattempo Antonio Civita, Mister Panino Giusto, si è portato avanti inaugurando la sua associazione, preludio a una campagna vera e propria. Vedremo se questa vicenda stimolerà qualcun altro a farsi avanti, perché a oggi nessuno sembrava veramente convinto di potercela fare.

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