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Sudan, le donne vittime due volte: oltre la guerra, le violenze sessuali. Il rapporto di Msf: aggressioni in gruppo da uomini armati

Tra il 2024 e il 2025, almeno 3.396 sopravvissute si sono rivolte alle strutture supportate da Medici senza Frontiere nel Darfur per ricevere cure. Tuttavia, questo dato rappresenta solo una minima parte del fenomeno, poiché molte vittime non riescono neanche a raggiungere le strutture di assistenza
Sudan, le donne vittime due volte: oltre la guerra, le violenze sessuali. Il rapporto di Msf: aggressioni in gruppo da uomini armati
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Sono quattro anni da quando è scoppiata la guerra in Sudan che ha causato la più grande catastrofe umanitaria della storia recente. Una catastrofe che non accenna a fermarsi colpendo senza sosta anche le donne con l’arma della violenza sessuale in violazione del diritto internazionale umanitario.

Lo denuncia Medici Senza Frontiere (Msf ) che oggi presenta il rapporto intitolato: “C’è qualcosa che voglio dirti…sopravvivere alla crisi della violenza sessuale nello stato sudanese del Darfur”. Molto spesso le aggressioni sono compiute da più autori anche a danno di minori. Nel Darfur meridionale, il 20% dei sopravvissuti aveva meno di 18 anni, compresi 41 bambini sotto i 5 anni.

Ciò che ingigantisce il problema è il fatto che le violenze sessuali avvengono anche in aree lontane dai combattimenti: “Le donne e le ragazze del Darfur, in Sudan, chiedono protezione, assistenza e giustizia perché la violenza sessuale è ovunque, sia nelle zone di conflitto attivo che in aree lontane dai combattimenti”, sottolinea il rapporto.

Tra il gennaio 2024 e novembre 2025, almeno 3.396 sopravvissute alla violenza sessuale si sono rivolte alle strutture supportate da MSF nel Darfur settentrionale e meridionale per ricevere cure. Tuttavia, dichiara Msf, questo dato rappresenta solo una minima parte del fenomeno, poiché molte sopravvissute non riescono a raggiungere in sicurezza le strutture di assistenza.

“La violenza sessuale è una componente distintiva di questo conflitto, non limitata alle linee del fronte, ma pervasiva in tutte le comunità” denuncia Ruth Kauffman, la dottoressa responsabile di MSF per le emergenze. “Questa guerra si sta combattendo sulla pelle di donne e ragazze. Gli sfollamenti, il crollo dei sistemi di supporto comunitario, la mancanza di accesso all’assistenza sanitaria e le profonde disuguaglianze di genere stanno permettendo a questi abusi di continuare in tutto il Sudan”, prosegue.

Le testimonianze delle sopravvissute e i dati di Msf dimostrano che i soldati delle Forze di Supporto Rapido (RSF) e le milizie alleate sono responsabili di violenze sessuali diffuse e sistematiche contro le donne. Dopo la conquista di El Fasher – la capitale del Darfur settentrionale – da parte delle RSF il 26 ottobre 2025, nel mese di novembre Msf ha curato più di 140 sopravvissute in fuga dalla città verso Tawila; il 94% di loro è stata aggredita da uomini armati e molte hanno denunciato di aver subito violenze durante la fuga. Le aggressioni erano diffuse, spesso compiute da più aggressori alla presenza dei familiari delle vittime e miravano deliberatamente alle comunità non arabe, come mezzo di umiliazione e intimidazione, sulla scia di precedenti atrocità commesse dalle RSF, come lo smantellamento del campo per sfollati di Zamzam.

In un solo mese, tra dicembre 2025 e gennaio 2026, Msf ha individuato altre 732 sopravvissute nei campi profughi intorno a Tawila, dove le donne hanno denunciato aggressioni sia durante il viaggio che all’interno dei campi stessi. I centri sovraffollati, la mancanza di sicurezza di base e le condizioni precarie – tra cui punti di rifornimento idrico distanti, aree per l’igiene personale poco sicure e un numero limitato di servizi igienici – hanno ulteriormente aumentato la loro vulnerabilità.

Nel Darfur meridionale, a centinaia di chilometri dai fronti di combattimento, il 34% delle persone sopravvissute ha subito aggressioni mentre lavorava nei campi o si recava nei terreni agricoli. Tra di loro c’erano anche bambini: nel Darfur meridionale, 1 sopravvissuto su 5 aveva meno di 18 anni, tra cui 41 bambini di età inferiore ai 5 anni. I dati di Msf evidenziano, inoltre, modelli di abuso sistematico: uomini armati sono responsabili della maggior parte delle aggressioni — oltre il 95% nel Darfur settentrionale, mentre nel Darfur meridionale quasi il 60% dei casi ha visto il coinvolgimento di più aggressori.

La violenza sessuale viene utilizzata come arma di guerra e come mezzo sistematico per controllare i civili, in violazione del diritto internazionale umanitario”, avverte Msf

L’Ong invita le Nazioni Unite, i donatori e gli attori umanitari a potenziare con urgenza i servizi sanitari e di protezione nel Darfur e in tutto il Sudan.

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