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I provider italiani al governo: “Con la guerra probabili razionamenti energetici, serve una mappa dei siti digitali per i servizi essenziali”

L'associazione italiana ribadisce l'urgenza di un tavolo di crisi. A rischio settori come salute e sicurezza ma anche Pubblica amministrazione e pagamenti online
I provider italiani al governo: “Con la guerra probabili razionamenti energetici, serve una mappa dei siti digitali per i servizi essenziali”
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L’associazione degli internet provider italiani (Aiip) ha chiesto al governo l’apertura di un Tavolo di crisi, “con la massima urgenza” “possibilmente entro sette giorni”, per garantire la continuità delle infrastrutture digitali da cui dipendono i servizi essenziali. Sull’onda della guerra in Iran e della difficoltà di approvvigionamento di gas e petrolio, non si escludono razionamenti energetici. Ma i “nodi” strategici non si possono spegnere – scrive l’associazione – altrimenti verrebbero meno i servizi per la salute, la sicurezza, l’istruzione, la pubblica amministrazione, i pagamenti on line. “L’Italia non può permettersi di affrontare eventuali misure emergenziali senza una preventiva mappatura delle infrastrutture digitali da salvaguardare”, avvisano i provider nel comunicato dall’associazione. Del resto, secondo il vice presidente Aiip Giovanni Zorzoni, “è molto probabile che si possa arrivare a misure straordinarie, fino al razionamento“, perché “con la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz vengono a mancare dal mercato globale oltre 12 milioni di barili al giorno: una botta enorme che si scarica subito su prezzi, carburanti, logistica e industria”. Bisogna fare presto, “prima che l’eventuale aggravarsi dello scenario imponga decisioni assunte in condizioni già compromesse”.

Lo scopo è essere preparati, qualora scattassero misure di austerità per contenere i consumi. Alcune infrastrutture digitali non si possono spegnere come i lampioni per le strade. Dunque Aiip chiede a palazzo Chigi una “whitelist dei Pod che alimentano il sistema delle telecomunicazioni”. Traduzione: un elenco dei punti strategici della fornitura energetica (Pod) da tenere sempre operativi, anche in situazione di crisi. La richiesta era già maturata nel 2022, con lo scoppio della guerra in Ucraina, e ribadita nel 2023 con il governo Meloni in carica. Ma non se n’è fatto nulla. Ora, con la chiusura dello stretto di Hormuz, Aiip ne reclama nuovamente l’urgenza. Mappare i “nodi” strategici non basta neppure, perché bisogna preservare – anche negli scenari più foschi – la loro continuità energetica. Ovvero “mettere in sicurezza l’intera catena della continuità operativa, dall’alimentazione elettrica alle cabine e ai rami di rete a monte dei Pod, fino alla disponibilità di gasolio per i gruppi elettrogeni, ai sistemi di continuità, ai mezzi tecnici per la manutenzione, all’accessibilità ai siti, alla logistica dei ricambi, alle sale di controllo e alle procedure di priorità per il ripristino dei servizi”. Aiip sottolinea come la richiesta non sia a beneficio dei provider, ma dell’intera società: “Senza tali infrastrutture si interrompono o si degradano funzioni essenziali per ospedali, emergenza, sicurezza, pubbliche amministrazioni, pagamenti, logistica, scuola, lavoro remoto, videosorveglianze remote e servizi pubblici”.

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