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Per capire come il caso Epstein sia potuto accadere occorre prendere una pillola rossa

NON C'È DI CHE - Dai 3,5 milioni di documenti sul finanziere pedofilo è emersa una rete di potere i cui protagonisti praticavano crimini sessuali su minori
Per capire come il caso Epstein sia potuto accadere occorre prendere una pillola rossa
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Il caso Epstein e l’iceberg che nessuno vede. Dai 3,5 milioni di documenti sul finanziere pedofilo (il catalogo è questo: jmail.world) è emersa una rete di potere i cui protagonisti praticavano crimini sessuali su minori: delitti impuniti nonostante le denunce delle vittime e le inchieste giornalistiche.

Per capire come sia potuto accadere occorre prendere una pillola rossa: l’inchiesta con cui la giornalista Whitney Webb, nel 2019, ricostruiva la rete potentona di cui Epstein era il galoppino. Questa rete condiziona da decenni la politica statunitense e israeliana tramite fondazioni, lobbismo, holding, contatti personali e ricatti sessuali: le sue attività illecite (politiche, militari e finanziarie) sono pressoché impermeabili alla giustizia tradizionale. Ne è una prova la pubblicazione degli Epstein files: per legge, il Dipartimento di Giustizia doveva pubblicarli tutti, ma non l’ha fatto, e la pubblicazione parziale è stata eseguita in modo incompetente (divulgazione dei dati personali delle vittime, come per intimidirle; occultamento di nomi di persone coinvolte nei reati, come per confermare la loro impunità). Il 14 aprile la procuratrice generale, Pam Bondi, dovrà presentarsi davanti a una commissione della Camera per risponderne. I Dem accusano l’amministrazione Trump di insabbiamento, chiedendo trasparenza e giustizia per le vittime.

Le honey trap. Il 18 luglio 2019, tre settimane prima del misterioso suicidio in carcere del finanziere pedofilo, la Webb scrisse che Epstein gestiva un’operazione di ricatti sessuali (honey trap): microfoni e telecamere registravano nella sua villa di New York e nella sua isola privata ai Caraibi gli incontri compromettenti tra i suoi ospiti e le minorenni che sfruttava. Ma questa, spiegava la Webb, era solo la punta dell’iceberg.

Le origini del sistema: Lansky, Rosenstiel e il Proibizionismo. La strategia delle honey trap era utilizzata negli anni del Proibizionismo dalla mafia ebraica di Meyer Lansky. Lansky era legato all’Fbi, alla Cia e all’intelligence militare (è a Lansky che la Cia si rivolse per il fallito attentato a Castro). Lansky ripuliva i suoi proventi illeciti con la International Credit Bank di Ginevra, il cui fondatore, Tibor Rosenbaum, era un agente del Mossad che finanziava l’acquisto di armamenti per Israele. Lansky collaborò con l’Oss, la futura Cia, nell’organizzare honey trap per politici, ufficiali dell’esercito, diplomatici e funzionari di polizia; arrivò a incastrare J. Edgar Hoover, il capo dell’Fbi (nelle foto, Hoover faceva sesso con Clyde Tolson, il vicedirettore dell’agenzia). Un soldato di Lansky, il trafficante di alcolici Lew Rosenstiel, fece fortuna collaborando con Lansky e con l’Fbi di Hoover. Rosenstiel, che Lansky chiamava il suo “comandante supremo”, organizzava festini gay per personaggi influenti, registrando gli incontri a scopo di ricatto.

Il ruolo di Roy Cohn. Il sistema delle honey trap fu perfezionato negli anni 70 dall’avvocato di Rosenstiel, Roy Cohn. Spregiudicato e corrotto, collaboratore di McCarthy e di Hoover, nonché avvocato di boss delle famiglie Gambino e Genovese, Cohn ricattava politici, militari, diplomatici e funzionari di polizia registrando la loro attività sessuale con ragazzini minorenni nelle feste private che organizzava a New York e a Washington.

Media e rete di influenza. Roy Cohn poteva contare sui favori di magnati dei media come Rupert Murdoch, di cui era avvocato; degli amici d’infanzia Si Newhouse Jr. (capo dell’impero mediatico che include Vanity Fair, Vogue, GQ, The New Yorker e numerosi giornali locali), Richard Berlin (proprietario della Hearst Corporation), Generoso Pope Jr., (proprietario del National Enquirer) e Mort Zuckerman, proprietario di The Atlantic, U.S. News & World Report e New York Daily News, lobbista sionista, e in seguito amico di Jeffrey Epstein. Della corte di Cohn facevano parte i giornalisti Barbara Walters (Abc), Abe Rosenthal (New York Times), William Safire (New York Times), George Sokolsky (New York Herald Tribune, Nbc, Abc; amico intimo di Cohn e di Hoover); e William Buckley (National Review).

Politica e operazioni della Cia. Cohn aiutò Reagan a vincere le due presidenze collaborando col futuro direttore della Cia William Casey; e aiutò la Cia di Casey nelle operazioni che portarono allo scandalo Iran-Contras (aiuti militari Usa ai Contras nicaraguensi, violando l’emendamento Boland). Cohn fu il mentore di Trump. Epstein entrò alla Bear Stearns grazie ad Alan Greenberg, un amico di Cohn. (1. Continua)

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