I record di Artemis II, viaggio oltre la faccia nascosta della Luna: 40 minuti senza comunicazioni e il rientro più estremo del volo umano
C’è un’astronave con quattro esseri umani a bordo, tre uomini e una donna, che si è spinta a 400.000 km dalla Terra, dove nessuno è mai giunto prima. L’equipaggio non può comunicare con il pianeta d’origine e si trova su una traiettoria di rientro libero progettata per ricondurre il velivolo verso casa anche in caso di avaria al propulsore. Sembra la scena di un film drammatico, ma si tratta di quello che accadrà al giorno 5 della missione Artemis II, quando la navetta Orion Integrity, lanciata dalla piattaforma 39B del Kennedy Space Center con il razzo Space Launch System della NASA, si troverà oltre la faccia nascosta della Luna. Per circa 40 minuti la Terra sarà invisibile e la radio crepiterà, inutilizzabile. L’equipaggio composto dal comandante Reid Wiseman, dal pilota Victor Glover, dalla specialista di missione Christina Koch (della NASA) e dall’astronauta canadese Jeremy Hansen (della Canadian Space Agency) effettuerà così un sorvolo ravvicinato (fly-by) della superficie lunare, a ben 58 anni dal volo dell’Apollo 8, prima missione della storia a portare esseri umani nell’orbita del nostro satellite.

La tuta pressurizzata di colore arancione che ciascun membro dell’equipaggio di Artemis II indosserà durante le fasi critiche del lancio e del rientro atmosferico è denominata Orion Crew Survival System (OCSS) ed è a tutti gli effetti un veicolo spaziale personale e indossabile. La tuta può mantenere in vita un astronauta fino a sei giorni, fornendo ossigeno, acqua e la possibilità di alimentarsi attraverso un’apposita apertura nel casco. Durante la missione, l’equipaggio eseguirà una specifica esercitazione per testare la velocità con cui la tuta può essere indossata e pressurizzata in condizioni di microgravità.
Neanche una simile tecnologia sarebbe però in grado di proteggere gli astronauti dalle radiazioni derivanti da attività solari particolarmente intense, dal momento che la traiettoria della missione porterà l’equipaggio di Artemis oltre la regione di schermatura della magnetosfera terrestre. Rispetto ai mezzi disponibili ai tempi delle missioni Apollo, tuttavia, oggi il genere umano dispone di “sentinelle robotiche” sul pianeta Marte in grado di monitorare l’andamento delle macchie solari e prevedere con giorni di anticipo la presenza di livelli di radiazione pericolosi per gli esseri umani.

Il rover Perseverance, infatti, che si trova dal lato opposto del Sole rispetto alla Terra, sta monitorando regioni attive della nostra stella invisibili ai telescopi terrestri, pronto a segnalare eventi rischiosi per la salute degli astronauti. Gli stessi, nel corso della missione, saranno protagonisti di uno studio integrato sugli effetti fisiologici e cognitivi dei voli nello spazio profondo sull’organismo umano, che fornirà informazioni essenziali per la tutela della salute nelle future missioni di lunga durata.
Al termine dei dieci giorni di missione, Orion effettuerà il rientro atmosferico più estremo della storia del volo umano, entrando a contatto con gli strati più alti dell’atmosfera terrestre alla velocità di oltre 11 km/s. La capsula eseguirà un “rientro a balzi” (skip reentry), penetrando brevemente negli strati superiori dell’atmosfera per poi risalire nuovamente verso l’esterno grazie a una traiettoria controllata, dissipando così energia e consentendo un successivo ammaraggio a velocità più ridotta. Sarà lo scudo termico composto da materiale ablativo, il componente più critico della capsula nella fase di rientro, a proteggere l’equipaggio dalle temperature di oltre 3.000 K raggiunte dal plasma nel sottile strato d’urto che avvolgerà la struttura come una palla di fuoco.
Gli astronauti, che nel volo di ascesa avranno ammirato il passaggio dall’azzurro del cielo al nero dello spazio, assisteranno così allo spettacolo di colori del plasma, che passerà dal bianco all’arancione carico, per tendere poi al rosso più intenso. Infine, scorgeranno l’orizzonte terrestre, con il blu dell’atmosfera che diventerà sempre più definito, fino allo strappo dei paracadute che garantiranno alla capsula un ammaraggio sicuro nell’Oceano Pacifico.