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“Bastano due bicchieri di vino al giorno per aumentare del +25% il rischio di tumore del colon-retto”: l’allarme nel nuovo studio e il parere dell’esperto

Ne abbiamo parlato con Giovanni Addolorato, professore ordinario di Medicina Interna al Policlinico Gemelli di Roma e Presidente della Società Italiana di Alcologia
“Bastano due bicchieri di vino al giorno per aumentare del +25% il rischio di tumore del colon-retto”: l’allarme nel nuovo studio e il parere dell’esperto
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In Italia bere è ancora considerato un gesto innocuo, quasi salutare, purché “con moderazione”. Due bicchieri al giorno, meglio se vino e rigorosamente ai pasti, non fanno notizia, non allarmano nessuno e raramente finiscono nel mirino dei medici. Eppure proprio questa abitudine, socialmente legittimata e culturalmente protetta, oggi ci presenta il conto.

Una grande ricerca epidemiologica pubblicata sulla rivista scientifica Cancer, basata sui dati dello studio statunitense Plco (Prostate, Lung, Colorectal and Ovarian Cancer Screening Trial), ha seguito oltre 88mila adulti per circa 20 anni, documentando 1.679 nuovi casi di tumore del colon-retto. Il risultato è netto: chi consuma 14 o più alcolici a settimana – l’equivalente dei “tranquilli” due drink al giorno – presenta un rischio di cancro colorettale più alto del 25%, con un aumento che arriva a quasi raddoppiare per il tumore del retto e fino a +91% nei bevitori pesanti nel corso della vita adulta.

Numeri che interrogano ancora di più se letti nel contesto italiano, dove il tumore del colon-retto è tra i più diffusi e l’alcol resta una presenza quotidiana, normalizzata e raramente problematizzata. A questo punto la domanda non è più se bere faccia male, ma perché continuiamo a chiamare “moderato” un comportamento che la scienza descrive sempre più chiaramente come un fattore di rischio.

L’esperto: “Per l’alcol non esiste una soglia sicura”

In altre parole, ha ancora senso parlare di una soglia “sicura” di alcol?
“No, non ha assolutamente senso. Oggi sappiamo con chiarezza che per le bevande alcoliche non esiste una soglia sicura – spiega al FattoQuotidiano.it Giovanni Addolorato, professore ordinario di Medicina Interna al Policlinico Gemelli di Roma e Presidente della Società Italiana di Alcologia -. L’idea, diffusa negli anni Settanta, secondo cui piccole quantità di alcol potessero avere un effetto protettivo – per esempio sul sistema cardiovascolare – è stata smentita da tempo. Era un’informazione parziale, poi ampiamente cavalcata dall’industria, ma oggi completamente superata dai dati scientifici. La regola attuale è semplice: ‘Less is better’. Meno bevo, meno rischi corro. Quando si parla di ‘basso rischio’, non si parla mai di rischio zero. Anche un drink al giorno comporta un aumento del rischio. Se una persona vuole davvero azzerare pericoli per la salute, l’unica scelta coerente è bere zero”.

L’alcol è classificato come cancerogeno certo, ma nell’immaginario collettivo resta molto distante dal fumo. Quanto pesa questa sottovalutazione culturale?
“Pesa moltissimo. Il fumo è stato il primo grande fattore di rischio oncologico a essere riconosciuto e comunicato in modo chiaro. L’alcol, invece, pur essendo inserito da anni tra le sostanze cancerogene, continua a essere percepito come qualcosa di diverso, più ‘leggero’, più socialmente accettabile. Eppure qualunque quantità di alcol può aumentare il rischio di cancro, come ricorda anche l’AIRC. Quello che emerge da questo studio non è una scoperta improvvisa, ma la conferma di conoscenze che abbiamo da anni. Non a caso, già tempo fa si era proposto di inserire sulle etichette delle bevande alcoliche avvertenze simili a quelle dei pacchetti di sigarette: ‘l’alcol provoca danni alla salute’”

Smettere anche dopo tanti anni ha i suoi benefici

La ricerca suggerisce che smettere di bere, anche dopo anni di consumo, può ridurre il rischio. È un messaggio di reale beneficio o rischia di essere interpretato come un alibi?
“C’è un reale beneficio e va detto con chiarezza. Lo sappiamo già da tempo per il fumo: anche smettendo dopo molti anni si ottengono vantaggi concreti sulla salute. Se si smette precocemente, in alcuni casi i danni possono addirittura regredire completamente, ma benefici si osservano anche più avanti. Questo vale per tutte le sostanze tossiche e per tutti gli stili di vita errati, compreso l’alcol. Smettere, anche in età avanzata, riduce il rischio. Anzi, dopo una certa età bere diventa ancora più problematico: oltre i 65 anni diminuiscono gli enzimi che metabolizzano l’etanolo e l’alcol diventa sostanzialmente solo danno. A questo si aggiunge un altro fattore cruciale: la maggior parte delle persone anziane assume farmaci, spesso incompatibili con l’alcol”.

Vale lo stesso principio del fumo

Nella pratica clinica quotidiana, quando un paziente dice “Bevo solo uno o due bicchieri al giorno”, cosa dovrebbe rispondere oggi un medico?
“È compito del medico fare prevenzione primaria, quindi informare correttamente. La risposta non può essere ‘va bene, ne bevi poco’. Dire una cosa del genere significa fare un errore. Anche uno o due drink al giorno aumentano il rischio. È lo stesso ragionamento che vale per il fumo: se un paziente dicesse ‘fumo solo cinque sigarette al giorno’, nessun medico informato dovrebbe rispondere che può continuare. Con l’alcol vale esattamente lo stesso principio. Anche piccole quantità comportano un rischio, e il paziente deve esserne consapevole”.

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