Israele impedisce al cardinale Pizzaballa di entrare nel Santo Sepolcro a Gerusalemme per la Messa delle Palme: “Gravissimo precedente, mai successo”
La polizia israeliana ha impedito al Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, e al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme dove si stavano recando per celebrare la Messa della Domenica delle Palme. La notizia è stata resa nota dal Patriarcato di Gerusalemme sottolineando che “questa decisione affrettata e fondamentalmente errata, viziata da considerazioni improprie, rappresenta un’estrema violazione dei principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello status quo“.
Una mossa che ha provocato anche la reazione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha espresso vicinanza a Pizzaballa e a Ielpo rimarcando che “il Santo Sepolcro di Gerusalemme è luogo sacro della cristianità, e in quanto tale da preservare e tutelare per la celebrazione dei riti sacri”. “Impedirne l’ingresso al Patriarca di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa, peraltro in una solennità centrale per la fede qual è la Domenica delle Palme, costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa”, ha dichiarato la premier.
Il capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa e il custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro sono stati fermati lungo il percorso, “mentre procedevano privatamente e senza alcuna caratteristica di processione o atto cerimoniale”, e sono stati costretti dagli agenti israeliani a tornare indietro. “Per la prima volta da secoli, ai Capi della Chiesa è stato impedito di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nella Chiesa del Santo Sepolcro”, viene denunciato nella nota congiunta del Patriarcato di Gerusalemme e della Custodia di Terra Santa.
“Questo episodio – spiega la nota – costituisce un grave precedente e manca di rispetto alla sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme”. “I Capi delle Chiese hanno agito con piena responsabilità – si legge ancora – e, fin dall’inizio della guerra, si sono attenuti a tutte le restrizioni imposte: le riunioni pubbliche sono state annullate, la partecipazione è stata vietata e sono stati presi accordi per trasmettere le celebrazioni a centinaia di milioni di fedeli in tutto il mondo, che, in questi giorni di Pasqua, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme e alla Chiesa del Santo Sepolcro”.
“Impedire l’ingresso al Cardinale e al Custode, che detengono la più alta responsabilità ecclesiastica per la Chiesa Cattolica e i Luoghi Santi – continua -, costituisce una misura manifestamente irragionevole e sproporzionata“. Il Patriarcato Latino di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa esprimono il loro profondo dolore ai fedeli cristiani in Terra Santa e in tutto il mondo per il fatto che la preghiera in uno dei giorni più sacri del calendario cristiano sia stata in tal modo impedita.
Proprio per ragioni legate al conflitto nei giorni scorsi il Patriarcato aveva già deciso la cancellazione della tradizionale processione della Domenica delle Palme dal Monte degli ulivi a Gerusalemme. Nell’occasione, in una nota, il porporato evidenziava come “alla durezza di questo tempo di guerra, che ci coinvolge tutti, si aggiunge oggi anche quella di non poter celebrare degnamente e insieme la Pasqua. Una ferita” che si somma “a tante altre inferte dal conflitto”, e che tuttavia non può fermare la preghiera. Perché – concludeva – “nessuna oscurità, nemmeno quella della guerra, può avere l’ultima parola”.
Al cardinale Pizzaballa e a padre Ielpo esprime solidarietà Antonio Tajani. Per il ministro degli Esteri “è inaccettabile aver loro impedito di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme”. Il vertice della Farnesina fa sapere di avere fato “immediate istruzioni al nostro Ambasciatore in Israele di esprimere alle autorità di Tel Aviv il nostro sdegno e confermare la posizione italiana a tutela, sempre ed in ogni circostanza, della libertà di religione“. Tajani rende noto anche di avere dato indicazione di convocare domani al ministero degli Esteri l’ambasciatore di Israele “per avere chiarimenti sulla decisione di impedire al cardinale Pizzaballa la celebrazione della domenica delle Palme”.