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Governo Meloni, non solo dimissioni: ecco le norme saltate o rinviate grazie ai nostri articoli

Il lavoro del Fatto ha contribuito a far saltare (o rinviare) diverse norme critiche, quando non proprio ad personam (o aziendam). Eccone una recente carrellata
Governo Meloni, non solo dimissioni: ecco le norme saltate o rinviate grazie ai nostri articoli
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Non solo le recenti dimissioni del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, della ministra del Turismo Daniela Santanchè, della capa di gabinetto di Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi e del senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, da capogruppo al Senato. I nostri articoli hanno contribuito a far saltare (o rinviare) diverse norme critiche, quando non proprio ad personam (o aziendam).
Eccone una recente carrellata, non certo esaustiva, da quando è partito il governo Meloni.

Il 14 febbraio 2026 il Fatto ha segnalato che un comma infilato nella famigerata legge di riforma della Corte dei Conti sarebbe costato a una vasta platea di dipendenti pubblici diverse centinaia di euro l’anno. Prevedeva l’obbligo di pagarsi un’assicurazione per coprire eventuali danni erariali, una sorta di Rc auto del dipendente pubblico con lo Stato nella bizzarra parte delle vittime della strada. L’obbligo si estende a tutti, anche chi amministra poche migliaia di euro. Dopo i nostri articoli, la maggioranza ha deciso di rinviare il tutto con un emendamento dei relatori al decreto Milleproroghe che ha fatto slittare l’obbligo al 2027.

Il 29 gennaio abbiamo rivelato come il governo Meloni, per la terza volta in sei mesi, abbia provato a inserire la norma con lo scudo per le imprese che sottopagano i loro dipendenti nel decreto Pnrr. L’articolo di legge, che a luglio era stato presentato come l’emendamento Pogliese, dal nome del senatore di Fratelli d’Italia primo proponente , era particolarmente penalizzante per i lavoratori. In sostanza, se un’impresa, pur applicando il giusto contratto, veniva condanna perché paga stipendi inferiori alla soglia di povertà, il giudice poteva condannarla a pagare le differenze retributive solo per il periodo successivo alla lettera di diffida del lavoratore. La norma poi è saltata, anche per i rilievi del Quirinale. Come detto, era già successo in estate, con il decreto Ilva e, a dicembre, con la legge di Bilancio. Abbiamo denunciato tutti e tre i tentativi di far approvare questo emendamento, tutti e tre ritirati, due dei quali con l’intervento del Quirinale.

Lo scorso 24 gennaio 2026 il Fatto ha rivelato il tentativo del ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, di legare le mani alla Corte dei Conti nella valutazione della delibera Cipess (il comitato per i grandi piani pubblici) che ha approvato il nuovo progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Tutto grazie a un paio di commi di un articolo di legge del decreto Infrastrutture, lo stesso che prevedeva di nominare Pietro Ciucci commissario per il Ponte. La norma impediva di fatto ai magistrati contabili di analizzare buona parte degli atti che compongono la delibera del Cipess e proteggeva Ciucci e compagnia con uno scudo erariale. Dopo averla rivelata, la protesta degli ambientalisti e delle opposizioni, ma soprattutto la rivolta dei magistrati contabili e i dubbi del Quirinale hanno obbligato Salvini a far saltare la norma, e con essa anche la nomina di Ciucci a commissario.

Il 6 febbraio 2025, nell’articolo Via i controlli sulle armi, l’Italia ci prova di nuovo, abbiamo rivelato il tentativo del governo di far ripartire alla Camera il percorso del disegno di legge del governo sull’export di armi, già approvato dal Senato 11 mesi prima. Il ddl avrebbe svuotato la legge 185 del 1990 sui controlli delle esportazioni di armi italiane e delle importazioni di armi in Italia. Tra le modifiche, c’era la soppressione dell‘elenco con i nomi delle banche che finanziano l’export-import di armi, una norma sgradita alla lobby bancaria. Quel giorno erano previste le votazioni in commissione Difesa, ma sono state rinviate per l’opposizione dei gruppi contrari e delle organizzazioni che hanno lanciato la mobilitazione contro lo smantellamento della legge. Dopo qualche settimana di discussione il provvedimento si è fermato, la legge non è stata approvata. A un anno di distanza, potrebbe tornare in discussione in queste settimane.

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