Referendum, Alfredo Morvillo: “Anche Nordio deve dimettersi, tardivo il passo indietro di Delmastro e Bartolozzi”
Dopo lo schiaffo del referendum al governo Meloni, secondo Alfredo Morvillo non bastano le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi. Già procuratore di Trapani, fratello di Francesca (anche lei magistrata) e cognato di Giovanni Falcone, la toga ha partecipato alla campagna per il No guidando il comitato palermitano. E ora tira le conclusioni della battaglia politica.
Dottor Morvillo la vittoria del No alla riforma costituzionale ha portato alle dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e della capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi, che è una magistrata fuori ruolo…
Io ritengo che le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi siano state assolutamente doverose anche se tardive, per le parole particolarmente smodate e aggressive della Bartolozzi durante la campagna referendaria e per i noti rapporti di Delmastro con personaggi in odore di mafia ( è stato socio di Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese, ndr), peraltro taciuti alla presidente del Consiglio.
Dopo le dimissioni del sottosegretario Delmastro e della capa di Gabinetto Bartolozzi ritiene che dovrebbe dimettersi anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio?
Credo che sia evidente che il ministro debba dimettersi in applicazione del sano principio di responsabilità politica. È lui come ministro della Giustizia il garante di Delmastro e di Bartolozzi. È lui che ha firmato con la presidente del Consiglio il disegno di legge costituzionale clamorosamente bocciato dagli italiani. Inoltre, non dimentichiamo che è a firma di Nordio la vergognosa abrogazione del reato di abuso d’ufficio, che significa in concreto che nel nostro Paese, ove da tempo imperversa il ben noto malcostume della pubblica amministrazione, ormai la cosiddetta raccomandazione, non costituisce più reato e i cittadini che spesso ne subiscono le conseguenze non hanno più alcuna tutela.
Ua domanda personale. Lei oltre ad essere stato un magistrato è anche un familiare di vittime di mafia. Come ha vissuto in questa doppia veste le parole di Bartolozzi sui magistrati “plotone di esecuzione” e sulla riforma da votare “per levarci di torno i magistrati”?
Le parole della Bartolozzi, ma anche quelle di altri personaggi casualmente della sua stessa parte politica, hanno fomentato nel nostro Paese un clima particolarmente vergognoso e incivile di odio sociale verso i cittadini-magistrati. È segno di grave indegnità istituzionale che per raccattare qualche voto non si esiti ad aizzare i cittadini gli uni contro gli altri.
Ma la riforma è stata bocciata….
Menomale che ha vinto il No. Ma resta traccia di questo atteggiamento di odio.
A proposito della vittoria del No. Come l’ha letta?
Credo che sia una conseguenza di una serie di fattori. Ha giovato il contatto con la gente da parte di tutti coloro che si sono impegnati sul territorio per spiegare il vero significato della riforma. Probabilmente ha pesato anche la vicinanza della presidente del Consiglio a Trump. Come certamente hanno avuto un peso le conseguenze economiche e la paura della guerra legate alla politica del presidente Usa. Ovviamente, come è ormai noto, è stato molto importante il voto dei giovani.
Il No ha stravinto a Palermo, capitale della mafia e dell’antimafia. Cosa significa per lei?
Palermo è sempre stata capitale della mafia. Come capitale dell’antimafia, aldilà del momento repressivo con l’arresto di tutti i latitanti, un po’ poco negli ultimi anni, con particolare riferimento all’antimafia sociale. Ma adesso è stata la seconda città in Italia con il più largo consenso per il No alla riforma costituzionale. È un voto che per me costituisce senz’altro, dopo tante delusioni, motivo di orgoglio di essere palermitano. Ecco perché voglio dire un grande grandissimo grazie a tutti coloro che hanno votato No e hanno dato un importante contributo a salvare la nostra democrazia.
Cosa le rimarrà più impresso della campagna referendaria?
Il grande impegno e il grande contributo non soltanto dei miei giovani colleghi magistrati ma anche di tanti esponenti di altre professioni e in genere della società civile.
Dopo questo No in cosa spera?
Che tutto ciò che sta alla base di questo No possa essere approfondito e coltivato per pervenire a obiettivi veri di grande valore sociale. Auspico una approfondita riforma del Csm, del codice penale e di procedura penale certamente non in mano ai politici ma con il contributo di magistrati, avvocati e professori universitari.
Quindi una riforma a largo raggio.
C’è un grande bisogno di riforme vere che non possono che venire dagli addetti ai lavori che si confrontano tutti i giorni con problemi reali. Non possiamo aspettarci proposte serie, che rispettino le esigenze dei cittadini, da parte di chi sta comodamente seduto sulle poltrone romane all’insegna del potere e del comando e non del servizio per i cittadini.