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Il risultato del referendum è stata una straordinaria pagina di democrazia: ha vinto la Costituzione

Il popolo sovrano di fronte ad un attacco frontale alla Costituzione ha attivato il primo articolo della Carta nata dalla resistenza: la sovranità appartiene al popolo
Il risultato del referendum è stata una straordinaria pagina di democrazia: ha vinto la Costituzione
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Il risultato del referendum costituzionale è stata una straordinaria pagina di democrazia. Finalmente la fila alle urne come non si vedeva da tempo, soprattutto per colpa di una politica nazionale asfittica e incapace di suscitare entusiasmi. Il popolo sovrano di fronte ad un attacco frontale alla Costituzione e alla separazione dei poteri ha attivato il primo articolo della Carta nata dalla resistenza: la sovranità appartiene al popolo.

Ha vinto la Costituzione, la sua difesa, sono stati sconfitti i traditori di ieri e di oggi, ha vinto il popolo che ha compreso il rischio democratico che si corre alterando, in una fase storica tra l’altro così drammatica, gli equilibri tra i poteri. Bisogna sottolineare il ruolo decisivo dei giovani, sempre più avanti nelle analisi e nelle lotte, dalla Palestina alle guerre, dai cambiamenti climatici ai diritti civili. Non hanno vinto i partiti di opposizione contro il governo. In quelle file ci sono anche traditori seriali della Costituzione.

Ha vinto la gente, la società, il popolo, le persone, singole e come elementi di collettività. Ha vinto un campo aperto e ricco di enormi potenzialità a difesa della democrazia e della Costituzione. La magistratura ha dovuto fare campagna elettorale di fronte al pericolo della perdita di autonomia e di indipendenza e l’ha saputa fare complessivamente bene, soprattutto i giovani magistrati. È un’occasione questa anche per l’ordine giudiziario, che aveva anche in parte perso credibilità e che non ha saputo negli anni affrontare con rigore la questione morale interna alla magistratura, accettando non di rado la degenerazione correntizia; l’appannamento del ruolo che l’Anm deve avere come baluardo a difesa della magistratura costituzionalmente orientata ha lasciato soli e consentito che venissero colpiti magistrati che avevano difeso lo spirito più autentico della costituzione repubblicana. Il No non è la vittoria di un sistema interno anche alla magistratura che va a braccetto con la politica, ma è la vittoria della magistratura come disegnata in Costituzione.

L’esito del referendum ci dice anche altro. Che bisogna rispettare e affrontare anche diversi temi posti tra le ragioni di coloro i quali hanno votato sì, a cominciare da una giustizia giusta e da una giustizia che sempre più spesso spaventa gli onesti e fa il solletico ai criminali, soprattutto se potenti. Ci dice anche sul piano politico che il campo largo dei partiti del centrosinistra non rappresenta il perimetro più forte e bello della politica e che, quindi, a cominciare dalle prossime amministrative tra un anno nelle grandi città e poi alle successive politiche, il paese ha bisogno di individuare campi di azione di alleanze costituzionali per sconfiggere il sistema e il disegno autoritario che attentano alla democrazia e alla Costituzione.

Il referendum ferma l’assalto delle destre alla Costituzione, interrompe le riforme contro la Costituzione, è un monito alle opposizioni che non comincino con la solita asfittica liturgia e uno stimolo importante alla magistratura, ma soprattutto rappresenta la vittoria del popolo sovrano. È una sfida continua, anche e soprattutto per chi non ha mai tradito la Costituzione, l’ha sempre difesa e attuata e l’ha considerata non un libro ma il battito cardiaco della democrazia.

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A cura di Paolo Frosina
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