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La Lega frena sulla legge elettorale voluta da Fdi: “Non è una priorità”. E le opposizioni sono pronte alle barricate

Martedì 31 marzo in commissione Affari costituzionali alla Camera inizierà l'esame della proposta. Ma tra le forze di governo cova il malcontento
La Lega frena sulla legge elettorale voluta da Fdi: “Non è una priorità”. E le opposizioni sono pronte alle barricate
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A poche ore dalla sconfitta al referendum dalla maggioranza è arrivata immediata l’accelerazione sulla legge elettorale. Nel pieno del terremoto politico, tra polemiche e dimissioni, è stata fissata una data: martedì 31 marzo in commissione Affari costituzionali alla Camera inizierà l’esame della proposta. Ma l’iter potrebbe essere tutt’altro che lineare e fluido. Non solo per la contrarietà dei partiti di opposizione ma anche perché, all’interno delle stesse forze di governo cova il malcontento.

In particolare dal fronte Lega, partito che non nasconde le sue perplessità: “Non si vincono le elezioni cambiando il sistema di voto”, dice in Transatlantico il viceministro leghista Edoardo Rixi, come riporta il Giornale. “Le leggi elettorali non sono una priorità“, sussurrano del Carroccio. Lo stesso leader, Matteo Salvini, non si è mai appassionato al tema e ha affidato il dossier a Roberto Calderoli e ad Andrea Paganella, che hanno preso parte al tavolo di coalizione che ha stilato lo “Stabilicum“. Lunedì, riportano i retroscena de il Giornale, sul treno che lo riportava a Roma il leghista Stefano Candiani osservava: “Lupi dice di fare subito la legge elettorale: un pirla col botto! Così regali la vittoria agli altri e con il premio che ci siamo inventati non tocchi palla. Almeno con l’attuale legge riduci i margini di un’ipotetica sconfitta…”. Alla base delle valutazioni vi sarebbe anche il possibile calcolo dei Parlamentari eletti: con il nuovo sistema elettorale proposto dalla destra, il partito di Salvini rischierebbe di eleggere molti meno rappresentanti, perché i seggi sicuri sono concentrati nelle circoscrizioni settentrionali. E il corposo premio di maggioranza rischia di essere un’arma a doppio taglio in caso di sconfitta.

“Il rischio del logoramento c’è ma possiamo solo andare avanti: pur volendo tra guerre, situazione economica, scadenze e la pensione dei parlamentari non ci sono le condizioni per un voto anticipato… Per cui si prosegue con la legge elettorale. Giorgia la vuole assolutamente: non vuole pareggi e governi tecnici. Meglio perdere“, taglia corto Giovanni Donzelli responsabile organizzativo di Fratelli d’Italia e fedelissimo della premier. In Forza Italia, nel pieno del caos post-referendum, si cerca invece di mediare: “Io penso che una nuova legge elettorale sia necessaria però bisogna anche dialogare con le opposizioni“, ha dichiarato ieri il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto.

Dal campo progressista le reazioni sono molto dure. “Il fatto che hanno deciso di calendarizzare la legge elettorale il giorno dopo il referendum, vuole dire che non hanno capito nulla del referendum. Questo dimostra il totale distacco del governo dai bisogni degli italiani”, ha attaccato la segretaria del Pd Elly Schlein. “Come l’hanno anticipata e proposta possiamo parlare di una legge supertruffa“, mette a verbale il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte. E Riccardo Magi, segretario di +Europa, ragiona: “Sembra che vadano avanti come treni, poi vedremo se realmente sarà così. Per noi l’aver fissato la data di inizio dell’iter è un fatto grave perché è una pessima bozza quella che la maggioranza e il governo hanno messo sul tavolo. Ha degli aspetti gravi che non ci sono in nessuna democrazia europea. Faremo un’opposizione intransigente dentro e fuori il Parlamento”.

L’appuntamento è a martedì 31 marzo quando sul tavolo della commissione ci saranno anche “altre 8” proposte “in materia elettorale che per regolamento devo abbinare”, fa sapere il presidente della Nazario Pagano, al termine dei lavori dell’ufficio di presidenza. “Poi in commissione sarà adottato il testo base” e “verrà votato il testo su cui lavoreremo”, sottolinea il deputato azzurro. Il primo scoglio sarà quello della scelta del relatore. Tra le ipotesi sembrerebbe prevalere quella di tre deputati, uno per ogni grande partito di centrodestra: dimostrazione che non c’è una visione unitaria condivisa tra le forze di governo.

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