Quanta ingratitudine!, penserà Gasparri: oggi cala il sipario sulla sua sfolgorante e immeritata carriera
Quanta ingratitudine! Questo starà pensando l’ex capogruppo Maurizio Gasparri al quale Mediaset deve tutto, visto che la legge del 2004 che sanò gli abusi dell’etere di Berlusconi porta il suo nome. La figlia, caspita, avrebbe dovuto portare più rispetto: se oggi lei è a capo di un impero mediatico che ha come core business la tv privata, se ha potuto accrescere la sua posizione monopolistica nel comparto della tv commerciale, deve tutto ciò al vecchio militante del Msi folgorato sulla strada di Arcore.
E sì che papà Silvio non l’avrebbe mai fatto, lui che rispettava gli amici e coloro che gli garantivano con le loro fatiche, e mettendoci la faccia, i suoi interessi. Di certo non avrebbe dimenticato l’impegno e l’abnegazione profusi dall’amico Maurizio per far sì che una legge in contrasto con le sentenze della Consulta, mal vista dal presidente Ciampi che la rimandò alla Camere, e avversata dall’opposizione (anche se questa si distrasse, con troppi assenti, quando la si poteva cancellare definitivamente), potesse essere infine approvata. Ma così va il mondo.
Eppure fu proprio l’oggi defraudato Gasparri che s’intestò una riforma del sistema televisivo passata alla storia come esempio preclaro di legge ad personam, fatta ad esclusivo interesse del proprietario di Mediaset e leader politico della destra, una legge che non interessava nessuno se non Berlusconi, nemmeno gli stessi alleati di AN che lo ammisero sottovoce per bocca dello stesso Fini in più di un’occasione.
Oggi probabilmente cala il sipario sulla sfolgorante e immeritata carriera di questo senatore già filofascista che s’innamorò del Cavaliere, tanto da restare con lui dopo la fine del Polo delle Libertà, a differenza dei La Russa o delle Meloni che fondarono Fratelli d’Italia. Forse pensava che questi ultimi non avrebbero avuto molto spazio e sarebbero rimasti residuali. Si sbagliava.